Checco Zalone – Perché tutti (o quasi) lo amano?

Andrea Vailati

Novembre 27, 2016

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Checco Zalone è uno dei fenomeni comici più forti di sempre in Italia. È un rilevante manifesto della società odierna, una delle maschere sociali più interessanti dei nostri tempi.

Ma davvero uno definito tamarro può essere tutto questo?

Il come e il perché risiedono in una miriade di peculiarità insite nella sua struttura comica, a tal punto ben congeniata da arrivare in maniera immediata al pubblico, risultando assolutamente riconoscibile, unico, ma lasciando sotteso un tono canzonante verso il pubblico stesso che, di fondo, non fa altro che ridere di sé.

Checco Zalone, a mio avviso, ha due grandi livelli di comicità: L’ignorante bigotto e L’ingenuo sincero. Due livelli che si intrecciano in maniera perpetua quasi assumendo un unico profilo, ma scatenando diversi momenti catartici nello spettatore.

L’ignorante bigotto

Checco Zalone
Checco Zalone in “Quo vado?”

L’ignorante bigotto è il classico terrone dalla mentalità chiusa, che si tratti di omosessuali o posto fisso, passando per raccomandazioni e finti invalidi.

Qui Checco ha costruito dei canoni della risata assolutamente demenziali e ovvi, ma a tal punto spontanei nella suddetta ovvietà da provocare risa incontenibili perché nonostante siano basati su stereotipi assoluti, vengono costruiti senza seguire dinamiche già viste, assolutamente sui generis. Ciò si evidenzia nel fatto che Checco Zalone non è un tamarro o un comico che fa il tamarro, ma è Checco Zalone, un personaggio compiuto in sé, con le sue movenze, i suoi ritmi, le sue espressioni facciali. Questo permette a una ovvia scena comica di non evidenziarsi nel suo essere la solita battuta compresa da tutti, così da cedere al banale, ma di essere la battuta in cui risiede il personaggio di Checco Zalone, non anonima nell’ovvio, ma filtrata da una personalità specifica, così da risultare unica e particolare, così da risultare parte della storia di un uomo davvero esistente, così da rendersi credibile.

Il pubblico quindi si assoggetta a lui, entra nel suo mondo e solo in quel momento realizza che si tratti di una radicale visione del mondo reale, reso demenziale perché se lo merita.

L’ingenuo sincero

Checco Zalone
Una scena di “Quo vado?”

Qui subentra la figura dell’ingenuo sincero, quello che nella favola si definisce come momento morale, ma che in realtà è un canonico procedimento di riscoperta nell’evolversi del film.

Checco capisce certe cose, ha momenti epifanici, ma non cambia se stesso, lui è sempre lui, un bigotto, ma lo è in maniera ingenua e mai maligna, crede nei valori più importanti e si mostra per quello che è, in tutta la sua ingenuità. Questo è il tratto a mio avviso più velatamente critico, Checco Zalone ci mostra quanto solo nel semplice risieda la gioia più pura, l’eroe che vince, ovviamente sempre con profili demenziali per intenderci, poiché è sincero, poiché si innamora, poiché dice quello che pensa e capisce dove può avere sbagliato, si migliora, ma non costruisce finte morali o finte connotazioni intellettuali.

L’ingenuo sincero è la coerenza di un personaggio, di un essere umano, che si ammette nelle sue visioni, anche e soprattutto quando queste sono bigotte e ignoranti, piuttosto che falsamente nascondersi in montature liberali nelle quali non si crede davvero. Egli può cambiare perché ammette se stesso, può cambiare perché si fa capro espiatorio di una nazione di comodi e critici, di furbetti che vedono sempre nell’esterno una colpa che, in verità, condividono profondamente.

Checco Zalone ha preso il mondo italiano e l’ha ridicolizzato, facendoci credere di essere noi a ridere del suo essere ridicolo, ma alla fine dei conti ridendo di noi stessi, di coloro che siamo senza ammettere di esserlo, ma piuttosto nascondendoci in pseudo nicchie intellettuali o controcultura per poi, silenziosamente, non fare nulla di diverso dal tragico normale.

Il tamarro che sbeffeggia il borghese meravigliosamente rovesciato è il contesto culturale.

In un’epoca profondamente annichilita, dove l’erudizione umanistica è stata sostituita da una sterile ricerca progressista carente di consapevolezze su dove si stia realmente finendo, l’onestà intellettuale si concretizza nel mondo che ride del demente quando in realtà il demente mostra il mondo nella sua ridicolezza, e alla fine tutti usciamo dicendoci: «Ma quanto é vero!».

Checco Zalone non è un poeta, né un filosofo, non uno scienziato o politico; Checco Zalone è un comico, non è il comico di cui il mondo ha davvero bisogno, ma è quello che si merita, e questo Luca Pasquale Medici lo sa bene.

Tutti amiamo Checco Zalone perché ci dice tutta la verità, nient’altro che la verità che non vogliamo ammettere, cioè che il mondo, che l’Italia fa davvero ridere, ma che ha ancora possibilità di salvarsi, basta smettere di perdere tempo.

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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