Il diritto di contare – Piccole storie nascoste di grande umanità

Andrea Vailati

Marzo 13, 2017

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Il diritto di contare
Una scena del film “Il diritto di contare”

Il diritto di contare – Piccole storie nascoste di grande umanità

Cosa rende il mondo un posto migliore?

Non è una singola risposta quella da dare, ma neppure una risposta complessa.

Si tratta, “semplicemente”, di sconfiggere la parte peggiore di noi, ricordandoci dei valori primari dell’umanità e affrontando pregiudizi e xenofobie. È un’eterna lotta tra libertà e paura, tra uguaglianza e prevaricazione.

Il razzismo in America è una verità, forse a tal punto raccontata e condannata da risultare, a volte, quasi un cliché. Ma una storia che ci ricorda cosa voglia dire lottare per quello che si vale, se sa come raccontarcelo, è un cliché di cui non bisognerebbe mai stancarsi.

Il diritto di contare è ambientato in America, nel 1961 quando Stati Uniti e Russia si contendono il dominio dello spazio. Tre donne di colore lavorano per la Nasa. Tre menti brillanti sono segregate, assieme a tutte le loro “simili”, nell’angolino più buio. Vivono in un mondo che giudica il sesso e la pelle, ma non l’intelligenza.

Tre storie tra loro intrecciate aprono una finestra su un mondo che ci sembra arcaico, eppure è profondamente vicino ai giorni d’oggi. Un mondo fatto di sguardi giudicanti, avvolti in un paradigma di segregazione inalterabile. O almeno, così sembrerebbe.

Una scena del film “Il diritto di contare”

Se c’è un qualcosa che rende grande l’essere umano è la volontà – quella più pura – di credere di poter cambiare le cose, una piccola briciola capace di stravolgere il gusto della torta.

Il diritto di contare (davvero una bella traduzione dell’originale Hidden Figures) è capace di una sottile duplice lettura.

S’impone come un film semplice, ma vincente, dal ritmo calzante e imbevuto di una perpetua comicità, di quelle che sanno far ridere e riflettere, in comunione con uno scenario di lotta, non con le armi, ma con il proprio valore.

Valore che supera ostacoli invalicabili, perché se per trovare la giusta traiettoria matematica per permettere all’America di conquistare lo spazio bisogna andare “oltre i numeri”, allo stesso tempo per permettere all’umanità di compiere un piccolo passo verso l’uguaglianza bisogna andare oltre gli stereotipi più radicati.

Regia senza manierismi, ma che si concede qualche divertissement. I personaggi sono ben caratterizzati, con un loro spazio e una storia da raccontare.

Il tutto è avvolto da quel lenzuolo di “americanità” che da decenni siamo abituati a vedere, fatto di frasi a effetto ed eroi che sconfiggono l’ingiustizia. Non risulta però troppo ridondante poiché ci racconta di un’emozione vera: quella di chi non si rassegna, di chi è capace di gridare e di chi sa ascoltare, comprendendo qualcosa che va ben oltre i paraocchi razziali.

I personaggi de Il diritto di contare sono i protagonisti di “piccole” storie nascoste impregnate di grande umanità.

Essere i primi è il ruolo più complesso del mondo: non ci sono precedenti o aiuti. Eppure qualcuno deve pur assumersi tale incarico e scatenare bufere capaci di riportare dinamismo in un mondo saturo e rarefatto.

Perché l’umanità non è resa grande da grandi nomi, ma da coloro che sono capaci di trovare la grandezza lì dove tutti gli altri vedono solo inferiorità. Ne sono un esempio le grandi donne ritratte ne Il diritto di contare, che hanno saputo puntare alla Luna lungo una strada minata, piovosa e pregiudizievole, oltrepassando la realtà e rendendo la speranza possibile.

Leggi anche: Do the right thing – Il Razzismo, la grande maschera dell’Odio verso l’altro

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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