La Bella e la Bestia- Perché le fiabe sono eterne?

Andrea Vailati

Marzo 22, 2017

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Nel 2017 il regista Bill Condon realizza la sua versione de La Bella e la Bestia.

La Bella e la Bestia
Dal film “La Bella e la Bestia” di Bill Condon

Perché amiamo le fiabe?

Le fiabe ci mostrano le emozioni più autentiche, il bene e il male, la purezza e la cattiveria, infiltrandosi nei nostri cuori, accedendo ai nostri tasti primordiali e cercando di insegnarci le verità più importanti.

Ma quali sono le verità più importanti?

Da bambini eravamo inebriati dalla poesia di un racconto magico, sognavamo mondi fiabeschi e seguivamo le prospettive più “semplici”, come quelle di essere un eroe senza macchia, quelle del vero amore, quelle dei buoni che sconfiggono i cattivi.

Poi, ad un certo punto, questi scenari ci sono iniziati a risultare banali, scontati, troppo semplici e poco realistici. Forse è vero, il mondo è molto più complesso, molto più variabile e relativo, con mille sovrastrutture e sfumature. Quelle storie quindi, erano diventate troppo belle per essere vere.

Eppure, più acquisiamo consapevolezza, più ci sentiamo mancanti di quel senso originario, di quella linfa vitale più pura.

Allora, magicamente, ricerchiamo quell’ingenuità, la bramiamo fortemente per poter riavviare gli ingranaggi arrugginiti delle emozioni, senza filtri cinici e razionalizzanti. È voglia pura di semplice poesia.

Imprevedibilmente torna l’epoca delle fiabe, eterne, indissolubili nella loro più grande capacità: farci sognare, catapultarci in mondi che oramai sappiamo essere “finti”, eppure che speriamo un giorno di poter navigare.

La Bella e la Bestia assume un ruolo davvero difficile: incantare ogni spettatore, trasformare occhi di ogni età in sguardi incantati che, più cresciamo, più ci è difficile ritrovare in quel vecchio cassetto che chiamiamo infanzia.

Non si può fingere quell’ingenuità. Dunque è davvero arduo il suo compito ma, con qualche debolezza e mancanza, La Bella e la Bestia ci ha regalato due ore di immersione in quella prospettiva.

Scenografie e costumi si intrecciano meravigliosamente con la magia delle fiabe, gettandoci in un universo che non ha né tempo né luogo, un universo con una storia che tutto il mondo già conosce, ma che riguarderebbe senza mai stancarsi.

Il confronto con il cartone è ovvio e motivato. La poetica storia della rosa maledetta è un gigante della produzione Disney, ed è la Disney stessa che si è messa in discussione, riproponendola.

Il cast è formato da attori d’eccellenza, da Emma Watson e la sua bellezza angelica a Ewan McGregor (Lumière), Ian McKellen (Tawkins) e Emma Thompson (Mrs. Bric), per citarne sono alcuni. La regia è assolutamente avvolgente: i colori si associano alle emozioni, nel freddo di un castello maledetto e nel caldo di un amore capace di sciogliere un cuore congelato.

La sceneggiatura è un po’ debole nei dialoghi, a tratti un po’ ovvi. Non è per forza un tratto negativo, poiché non vi sono pretese narrative complesse. Sicuramente si poteva ottenere un risultato più catartico in alcuni momenti salienti del film, come i dialoghi con il padre (splendido Kevin Kline), oppure nella caratterizzazione di Gaston e dei personaggi del villaggio.

Le musiche si alternano tra maestosità visiva e semplicità nei testi, risultando a volte brillanti a volte alquanto sottotono, ma dando comunque un piacevolissimo ritmo allo sviluppo della storia.

Il tema lo conosciamo tutti, tuttavia rimane sempre meravigliosamente emblematico, tanto da riportarci in quello scenario non contaminato dalla cruda realtà: la bella può amare la bestia, perché non è l’aspetto esteriore a definire la persona. È determinante invece il cuore che, anche quando risulta inaridito, può sempre essere fertile per far sbocciare una nuova, meravigliosa rosa, composta da amore e gioia, se qualcuno riesce a scavare il deserto e risvegliare la sorgente.

La Bella e la Bestia ci riporta al mondo delle fiabe. Lasciamoci trasportare e, per un breve istante, il nostro sorriso si colorerà dell’ingenuità più pura.

Leggi anche: L’evoluzione della donna nella Disney

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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