7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

Andrea Vailati

Aprile 2, 2017

Resta Aggiornato

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

Un film quando si presenta a noi, sui grandi schermi o in qualunque altra versione, è un’opera già compiuta.

Ci limitiamo, dunque, ad apprezzare ciò che ci viene mostrato, senza conoscere o domandarci di tutti i retroscena che tale opera prevede.

Un regista, assieme a tutti coloro che collaborano al processo creativo cinematografico, è come un artista dinnanzi a un blocco di marmo, tanti concetti e tante idee, ma in principio tutto profondamente indefinito.

Così, spesso, capita che alcune scene girate, che magari possedevano un impatto emblematico determinante o scene assolutamente circostanziali vengano tagliate, rimanendo nascoste per sempre.

Alcuni film poi, soprattutto se accostati a grande successo e rilevanza artistica, vengono riproposti con l’aggiunta di qualcuna di esse. Ecco giungere i director’s cut o le extended version.

Oggi vedremo alcune delle più grandi scene tagliate di sempre, valutandone l’impatto che avrebbero avuto, e se avrebbero potuto o meno caratterizzare, nel bene o nel male, maggiormente il film.

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto:

  1. Mia intervista Vincent (Pulp Fiction)

Vincent Vega e Mia Wallace, la coppia che scoppia, Pulp Fiction.

Tutti conosciamo la scena: un surreale incontro, condito da eroina e cocaina, tra due personaggi silenti che, tra dialoghi e balli cult, si intrecciano in una storia quasi definibile di “romanticismo alla Tarantino”.

Qui abbiamo una scena tagliata che amplierebbe il primo momento in cui i due personaggi si trovano faccia a faccia.

«Sorridi. Sei su Mia’s camera.»

Mia intervista Vincent attraverso un Hi8 che la stessa Uma Thurman utilizzò in prima persona nella scena. Ecco affermarsi un questionario di riconoscimento quanto mai bizzarro, ovviamente di quel bizzarro alla Quentin dove «O sei un Beatles fan o un Elvis fan», con domande che cavalcano l’onda di una visione del mondo assolutamente propria dell’enigmatica moglie di Marcellus.

Se da una parte la scena prende un tono assolutamente dinamico e frizzante sin dall’incipit, dall’altra smonta quel tono di mistero proprio di un contesto dove i personaggi non si disinibiscono mai del tutto, pur raggiungendo una sintonia meravigliosamente non detta.

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

2. L’intervista al grande regista (La Grande Bellezza)

Molti discutono sullo spessore riflessivo di Sorrentino: ove taluni vi vedono pura estetica ridondante, altri percepiscono sottili sfumature concettuali.

Non è questo il luogo dove schierarsi in tale battaglia intellettuale, ma, per certo, questa scena ha una potenza emblematica troppo grande perché sfugga.

Jep intervista un grande maestro del cinema, facendo si che Sorrentino “intervisti” quello sguardo del passato, dei suoi idoli, di Fellini e tanti altri, così meravigliosamente consapevole, senza necessità di manierismi, sapiente di un mondo e di una società assolutamente primordiale, dove l’incanto è nascosto da sovrastrutture moraliste e scettiche, dove l’ignoranza sta nel non saper guardare.

Così, questa scena esplicita una grande chiave di lettura dell’opera di Sorrentino, dove l’uomo giudicante e miserabile è un risultato successivo, assieme a tutte le sue menzogne e costruzioni, e solo sospendendo il giudizio, in una vera e propria epochè esistenziale, può tornare a ciò che vi è prima di lui: la Grande Bellezza.

«Lo vuole sapere di cosa tratterà il mio prossimo film?»
«Ne sarei onorato»
«Parla di una ragazza alla quale cambia il colore degli occhi ogni volta che li apre e li richiude. La gente impazzisce per lei anche se non l’ha mai sentita dire nulla, solo un silenzio e questi occhi azzurri, verdi, neri e poi ancora azzurri… un incanto. E lo sa da cosa mi viene questa idea? Dal mio primo incanto. Che non fu per una ragazza, no no. Fu per il primo semaforo che installarono a Milano all’incrocio fra Piazza del Duomo e via Torino. Mio padre, mio padre mi mise sulle spalle perché c’era una gran folla, ma capisce? Una folla radunata per vedere un semaforo. Che bellezza, che grande bellezza».

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

3. Totò ed Elena…l’incontro (Nuovo Cinema Paradiso)

Il cinema italiano, quello che ci racconta la vita in tutte le sue sfumature, quello delle emozioni, degli spaccati sociali e di come i sogni interagiscano con la realtà, è un cinema imbevuto di poesia.

Nuovo Cinema Paradiso è una delle più belle perle passate, una melodia cinematografica di Tornatore con Morricone come aedo, un’opera collocabile nel cassetto dell’eterno.

Ma il dettaglio determinante, in questo caso, si sofferma sulla strana storia del suddetto film.

Uscito, prima in una versione, riscosse poco successo, salvo poi essere ridotto a un minutaggio minore, tale da portarlo a un risultato strabiliante. Oscar e ovazione di critica e pubblico, rendono nota la seconda versione del film, quella dove Totò non rivedrà più Elena, quella dove la dolce amata svanirà lasciando un vuoto incolmabile e inspiegabile. Ma non è andata realmente così.

Questa scena, propria per l’appunto della versione originaria, stravolge l’ecosistema narrativo del film, mostrandoci una verità assolutamente determinante.

In questo caso, ci troviamo di fronte a una sequenza che cambia notevolmente le sorti della storia, dove sboccia la poesia di un amore eterno, ma per sempre mancante, dove si innalza una riflessione sulla vita e sulle scelte, sia proprie che prese da altri.

Era giusto che Alfredo scegliesse per Totò? Era giusta la lungimiranza del vecchio uomo nel credere che il futuro del suo “discepolo” fosse giusto, e che proseguisse verso il cinema, verso il successo? Era, infine, davvero sapiente un uomo che preclude l’amore umano in favore della realizzazione di sogni personali?

La risposta è infinitamente aperta, e il risultato è un capolavoro ancor più grande.

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

4. La scena dell’oppio con la vedova francese (Apocalypse Now)

«Ed io gli dissi: ci sono due uomini dentro di te, uno che uccide ed uno che ama, non lo vedi?[…] [poi rivolgendosi a Willard] Ma tu sei entrambe..»

Apocalypse Now, uno dei più grandi trattati sull’essere umano della nostra era.

La guerra non è che un mezzo in quest’opera mastodontica, il terreno adatto per scardinare i prodotti umani dalla loro menzogna, dove l’orrore uccide la morale, dove eros e thanatos uccidono la ragione.

È un film profondamente ermetico, dove l’espressività artistica è sostituita da un’introspezione filosofica sull’esistenza, che ha nel protagonista (immenso Martin Sheen) il punto focale di lettura.

Nonostante tutto, lo sviluppo asseconda una sorta di climax discendente e destrutturante delle certezze umane, o ancora meglio sociali, proprie di un mondo sempre più succube delle sue illusioni. È nell’incontro con Kurtz che il puzzle assume forma, che i tasselli si rivelino per la loro essenza.

In tutto ciò, però, esiste una scena che non era mai stata mostrata prima della versione Apocalypse Now Redux, una scena quanto mai emblematica.

La vedova francese, dopo la morte di un membro della squadra, consola con dell’oppio Willard per poi trascorrere la notte con lui.

È una semplice frase quella che ella gli dona, una chiave, però, che apre le porte del più profondo dualismo umano, morte e vita, orrore e amore.

Così, con un sussurro soave e poetico di una voce quanto mai angelica, ecco sciolto ogni nodo di un uomo che pretende di conoscersi, che cerca unità in una tempesta irriducibile, dove il timore più grande è ammettere l’inganno, adagiandosi nella caotica frammentarietà dell’io.

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

5. Il palazzo crollante del senatore Bailey (C’era una volta in America)

C’era una volta in America è la storia delle storie, la fiaba di una vita e di tutti i ritagli che questa adopera su di un uomo, tra amore, amicizia, crimine e tradimento.

Infine, scopriamo il mistero: il senatore Bailey non è altro che Max, l’eterno amico di Noodles, creduto morto, e rivelatosi un traditore.

Tutti conosciamo il finale, De Niro preferisce credere ad un’altra storia, quella “giusta”, dove il suo amico non avrebbe mai potuto fare quello che in realtà ha fatto. Un’illusione consapevole per non crollare dinnanzi all’oscura verità, mentendosi in una gioia necessaria, in un’eterna speranza di bontà.

Questa scena, però, ci esplicita l’altra storia, quella dell’infimo Max che, per la brama di potere, ha rinunciato a tutto. Quel Max che vedremo scomparire nel passaggio di un camion tritatutto; qui, in questa sequenza vede crollare il suo palazzo macchiato di menzogne.

L’ex, puro, sindacalista si rivolge al senatore dandogli l’ultimatum, spiegandogli che è condannato a morte, che sia per sua mano o altrui, e che deve prendersi tutte le responsabilità degli sporchi misfatti da loro compiuti.

In qualche modo, dunque, con questa sequenza vediamo concretizzarsi, da un punto di vista narrativo, lo sviluppo di un personaggio che, come detto nei righi precedenti, rimane profondamente sospeso.

Tutti i nodi vengono al pettine: il destino di un uomo oscuro non può che calare, silenziosamente, nell’ombra.

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

6. Aragorn assoggetta il Palantir (Il Signore degli Anelli- Il ritorno del Re)

https://www.youtube.com/watch?v=s9XqZA9Zo4s

Il Signore degli Anelli- Il ritorno del Re, l’ultimo scontro tra il bene ed il male, tra la purezza e la corruzione, tra l’uomo e le sue debolezze.

L’Oscuro Signore minaccia la fine dell’era degli uomini, l’anello del potere va distrutto, l’ultima grande guerra attende l’essere umano, il destino è nelle mani di un piccolo hobbit e del suo fedele compagno.

Il titolo di questo film si rivolge ad Aragorn, unico erede del trono di Gondor, colui che può riportare in vita la spada spezzata, riunendo per un’ultimo sforzo il bene, l’unico capace di affrontare Sauron.

Eppure, pensandoci, mai il film si rivolge a lui come vera nemesi dell’oscurità in maniera diretta, se non fosse per questa scena.

Ecco, in questa sequenza, presentarsi una sorta di scontro frontale tra Aragorn e Sauron, poco prima della battaglia finale, un scontro però che presagisce tutt’altro che un bell’epilogo.

Non esiste modo più emblematico di colpire il futuro re, se non diritto al cuore: la sua amata diviene simbolo della fragilità del bene, della purezza sempre più vicina a oscurarsi, dove la collana frantumata rende tutto quasi impossibile, eppure sappiamo molto bene come va a finire.

7 scene tagliate che è un peccato non aver visto

7. Anche la Famiglia di Harry ha un cuore (Harry Potter e i doni della morte parte 1)

«ZIA PETUNIA: Ho vissuto in questa casa per venti anni. E ora – in una sola notte – devo andarmene. 
HARRY: Vi tortureranno. Se pensano che sappiate dove andrò, nulla li fermerà…
ZIA PETUNIA: Credi che non lo sappia? Pensi che non sappia di cosa sono capaci? 
ZIA PETUNIA: Non sei l’unico ad aver perso qualcuno quella notte a Godric’s Hollow, sai. Io ho perso una sorella.»

Harry Potter, una delle più grandi saghe fantasy di tutti i tempi, è un enorme inno alla rivincita dei buoni, dove solo tutti insieme, tra amicizia e onestà, si può sconfiggere l’oscurità.

Sembra banale a dirsi, ma è tutt’altro, poiché ci sono grandi analisi sull’essere umano nella storia iniziata per un bambino con una cicatrice.

All’inizio della prima parte del settimo e ultimo capitolo, vediamo varie circostanze familiari. Hermione che cancella la memoria ai genitori, la famiglia Weasley che inquieta, nel silenzio, attende la tempesta; ma nulla ci viene proposto sugli odiati zii di Harry.

Si può altresì dire che, negli ultimi film, lo spazio per le vicissitudini di Harry nella sua casa babbana sia stato notevolmente ridotto, ma per certo, seguendo il filone narrativo e concettuale del film, un addio emotivo avrebbe concluso brillantemente quella parte di trama.

E infatti, esiste una scena (quella qui mostrata ne rappresenta solo una parte) dove, per la prima volta, vediamo il lato più fragile e umano dei dispotici zii e del cugino, costretti ad andar via prima della grande guerra contro Voldemort, svelati nella loro tristezza, in un attimo di improbabile eppure profondamente vera empatia.

Leggi anche:

– Il vero significato de La Grande Bellezza è nella Versione Integrale

– Harry Potter e i Doni della Morte pt. 2 – Chi è Davvero Severus Piton?

– Harry Potter e i Doni della Morte pt. 1 – Un ballo che sfugge all’Oblio

– La Scena Mai vista di Kill Bill

– L’eredità dimenticata de Il Signore degli Anelli

– Sono andato a letto presto – Perché Noodles?

 

 

Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

Share This