Rick & Morty: Esistenzialismo cosmico e Puzzette

Enrico Sciacovelli

Settembre 8, 2017

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Rick & Morty

Molto probabilmente avrete già sentito parlare dell’idea di Universi Alternativi. Per ogni scelta, evento e possibilità di vita nel nostro universo, corrisponde una costante o variabile in un numero infinito di universi paralleli.

Ad esempio, un universo in cui io ho già scritto questo articolo ieri o, ancora, un universo in cui io sono un tostapane e sto scrivendo su un umano.

Suona assurdo, forse buffo, ma terrificante, no?

Beh, questo è praticamente Rick & Morty: demenziale, incredibilmente e terribilmente creativo e, nel momento meno plausibile, traumatizzante e destabilizzante.

Rick & Morty
Rick & Morty

Partoriti dalle menti di Justin Roiland e Dan Harmon, Rick è uno scienziato geniale quanto misantropico e volgare, nonno del giovane, patetico e nevrotico Morty. La premessa alla base di molte puntate consiste in Rick che trascina (spesso con la forza) il nipote, in stravaganti e orribili avventure attraverso mondi e realtà parallele, per insegnargli la sua filosofia di vita, sul cosmo, sui valori su cui la società moderna si basa…e quanta poca importanza abbiano veramente, in un contesto di dimensioni senza limiti.

Lo show inizia, quindi, con un motore per episodi dall’infinita potenzialità e versatilità. La ripetizione negli episodi è limitata solo ai temi e alle battute ricorrenti.
Superficialmente, è facile pensare a film o serie con premesse simili, spezzate e riunite per creare un prodotto familiare e piacevole, ma lo show non nasconde mai le sue influenze più ovvie, da Ritorno al Futuro (se fate caso ai nomi dei protagonisti) alla letteratura dell’orrore cosmico di H.P. Lovecraft.
I creatori passano attraverso la Pop Culture con una lente d’ingrandimento astronomica, con un uguale livello di pessimismo.

La serietà dei temi trattati nelle cronache del duo è mascherata magistralmente da uno stile artistico inconsueto, ma flessibile, da un umorismo virtualmente senza limiti di decenza e da un ritmo costante che rallenta giusto quanto basta per mostrare la vera profondità delle idee proposte; come osservare la Fossa delle Marianne attraverso un tombino, e ridere di quanto sia assurdo e senza significato questo atto d’osservazione.

Una volta che lo spettatore si è ambientato nell’infida miriade di universi di Rick & Morty, ogni puntata sembra pensata per sovvertire le sue aspettative, ed è qui che troviamo il merito dei creatori della serie: in altre mani, ogni singola idea presentata nella serie, poteva essere ridotta al minimo indispensabile per far ridere.

Invece, attraverso le tre stagioni, Roiland e Harmon fanno di tutto per esplorare le possibilità non del loro mondo, ma dei loro personaggi: Rick ha i suoi momenti di debolezza e di nichilismo, Morty passa facilmente dalla vulnerabilità alla frustrazione alla rabbia trasversale.

Ogni episodio rappresenta una lenta ma inesorabile esplorazione delle menti dei protagonisti della serie, insieme allo sviluppo e la corruzione di esse.

Rick & Morty
Rick & Morty

Iniziare Rick & Morty significa non prenderlo sul serio, solo per rimanere sorpresi di cosa si sta guardando in realtà. Una cosa ormai rara, in un’era di bancarotta creativa, di reboot e di ricicli d’idee: una piacevole sorpresa.

Ciò che la serie propone a livello filosofico e artistico, è paragonabile a un altro show animato per adulti, Bojack Horseman, ma in scala cosmica: la ricerca di significato in un mondo apparentemente privo di esso attraverso il medium dell’animazione (spesso bistrattato come incapace di raccontare storie mature o significative), con una maschera di banalità che nasconde pugni allo stomaco studiati alla perfezione.

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