Penny Dreadful – Cosa cercano gli immortali? Dorian Gray, Lily e la Creatura

Andrea Vailati

Dicembre 11, 2017

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Penny Dreadful – Cosa cercano gli immortali? Dorian Gray, Lily e la Creatura

La grande potenza narrativa di Penny Dreadful non sta semplicemente nel riprendere alcune figure eterne della letteratura gotica e horror, ma nel riscoprire le prospettive che esse volevano donare al mondo, proseguendo, come se la storia non fosse finita in quei libri, l’indagine e lo sguardo di figure infinitamente emblematiche.

Se per l’eterno conflitto del Dottor Frankenstein con la sua lotta prometeica, destinata al corrodere la sua psiche un tempo mossa dal romanticismo più puro, Penny Dreadful prova a superare la cronologia esistenzialista del libro, cercando di mostrare cosa sarebbe accaduto dopo, che uomo sarebbe stato il Dottor Frankenstein una volta raggiunta tale oscurità, così la serie osserva il mondo dell’immortalità, in varie forme preesistenti, con nuove tonalità.

Penny Dreadful

La figura di Dorian Gray, nello splendido percorso del suo personaggio, subentra nella storia come se il libro di Wilde fosse una vicenda precedente a quelle di Penny Dreadful.

Così, l’edonismo e la giovinezza del rampollo dal quadro faustiano, hanno già vissuto per secoli, e ciò che ci è mostrato non è l’uomo all’inizio della sua sete di piacere, bensì ci è permesso di conoscere chi Dorian Gray sarebbe divenuto, se il suo tempo non fosse mai finito.

Ecco che osserviamo quindi un essere mai sazio, come per l’appunto l’archetipo di Oscar Wilde si mostrava, eppure stranamente quieto, quasi voglioso di saziarsi del suo non essere mai sazio. In principio è nell’amore, è in Miss Ives che vediamo uno degli sviluppi del personaggio. Si tratta pur sempre di una passione perversa, ma assoluta, non destinata a bruciarsi con la stessa forza e brevità con cui aveva vissuto, bensì vogliosa di addentrarsi nel sentimento, un maturo obiettivo di un uomo stanco dell’effimero.

Qui, nella delusione amorosa, Dorian Gray, per un istante assai più lungo di interi anni di una vita eterna, soffre.

Penny Dreadful
Dorian Gray in Penny Dreadful

Il Dorian Gray di Penny Dreadful sa ancora nutrirsi del piacere più primordiale, ma sa oramai farlo troppo bene, così che la sua volontà di potenza edonistica inizia a scontrarsi con una sospensione dal reale, lontano dal tempo e dagli uomini.

Al demone che tutto prende con voracità, si sostituisce l’immortale che osserva il mondo nel suo fallimento costante, guardando a una lungimiranza più strutturata.

Egli cerca la compagna eterna, ove la perversione possa sì massimizzarsi con ella, ma in una stabilità che spera di essere immutabile, un matrimonio tra immortali, che osservino dall’alto la precarietà umana. Ecco che trova Lily. 

Penny Dreadful

Una danza sanguinosa nella camera del tempo immutabile, l’unica poesia per esseri la cui umanità è stata surclassata dalla più dolce perversione dell’onnipotenza.

Qual è il fine dell’immortalità?

Come può compiersi se non può finire?

Come può vincere nella vita, se non conosce la morte?

Ecco che qui vediamo i tre sguardi dei tre Immortali di Penny Dreadful.

Penny Dreadful

Il demone divenuto poeta, John Claire alias la Creatura, come abbiamo profondamente analizzato in  Penny Dreadful – Chi è Prometeo: Il Dottor Frankenstein o La Creatura?, connota quella condizione di paradossale incompletezza dovuta all’immortalità dalla tonalità più esistenziale.

Egli si pone nel crepuscolo, tra uomini e dei, tra inquietudine e poesia, osservando l’eterna incertezza, divenendone l’immortale aedo, destinato a cantare una sofferenza compresa in tutte le sue corde, piangendo lacrime di un’umanità che neppure gli uomini possono comprendere.

La sofferente Bruna, divenuta Lily, trasforma la sua rinascita in un obiettivo di rivendicazione del potere di libertà che le donne più succubi meriterebbero.
Ella fa della sua condizione di onnipotenza immortale uno strumento di rivoluzione: distruggere gli uomini bestiali, liberare la purezza delle donne maltrattate.

Ma se John Clare è consapevole del fallimento a cui ognuno è destinato, Lily non vuole accettarlo, costruendo un impero tanto forte quanto breve; poiché il mondo si ripete, le rivoluzioni falliscono, gli idealisti che cercano di applicare le loro idee nella realtà, infine soccombono.

Così, nella conclusione delle vicende immortali, troviamo un poeta errante nella sua eterna solitudine, consapevole della mostruosità eppure mai svincolato dall’emozione alla vita; troviamo una donna la cui forza e crudeltà sono solo lo scudo che pensava potesse donarli l’immortalità. In realtà, lei è fragile e impotente dinnanzi all’ingiusto evolversi del mondo.

Lily: «È dunque a questo che si riduce la mia grande impresa: un’ altra innocente bambina morta».

Su tutti, in alto a osservare, senza più curarsi di loro, senza più cedere all’empatia e ad ogni triste speranza umana, che nel lungo andare null’altro è se non debolezza, abbiamo Dorian Gray.

Egli ha colto l’unica risposta all’immortalità, l’indifferenza al mondo e all’uomo. Tutto degrada, tutto soccombe, eccetto lui. Solo nella sua eternità egli osserva, ma la noia più assoluta, la solitudine più gelata, infine, giungono sempre. Così Dorian rimane nella sua stanza dai quadri immobili, mai vissuti poiché entrati nella mortalità, senza più nulla, se non la consapevolezza di cosa l’eterno sia: sospensione dalla vita, dal fallire, ma anche dal trionfare.

Leggi anche: Penny Dreadful e la Tragedia Umana – Essere come Poeta o Essere come Demone

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