The Mask, Mr. Hyde e Vitangelo Moscarda – Tre modi per frantumare l’Io

Sante Di Giannantonio

Aprile 27, 2018

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Se siete stati bambini o teenager negli anni ’90 avete sicuramente pronunciato almeno una volta la parola “Sfumeggiante”. Quest’espressione la si deve al film The Mask – Da zero a mito, un vero e proprio cult di quegli anni che servirà a lanciare definitivamente Jim Carrey e farà conoscere per la prima volta una bellezza come Cameron Diaz.

Sembrerebbe all’apparenza un film leggero e disinteressato, fatto semplicemente per intrattenere il pubblico dell’epoca e ancora oggi adattissimo a ravvivare una serata priva di programma. Eppure nasconde una sottile trama dietro la maschera, una filosofia che lo collega a storie molto più profonde, di periodi passati e che tratta le più recondite sfaccettature dell’Io.

Si può infatti individuare un filo ideale che collega La Maschera al romanzo pirandelliano Uno, nessuno e centomila e al racconto horror-fantasy Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde, scritto da Robert L. Stevenson. Ma come può un film frivolo, colmo di gag ormai leggendarie a ritmo di Cuban Pete, essere collegato al romanzo che Pirandello stesso definì il più amaro di tutti e alla novella frutto di un incubo prodotta da Stevenson?.

The Mask
The Mask

Andiamo per ordine. Stanley Ipkiss (quello su celluloide, profondamente diverso da quello dei fumetti) è un timido bancario intrappolato in un mood alla Fantozzi: tiranneggiato dai superiori al lavoro, remissivo e impacciato con le donne, con un’oscena macchina scassata come mezzo, vive in un piccolo appartamento insieme al cane Milo, con la bisbetica proprietaria di casa come vicina.

Dopo l’ennesima giornata storta, rinviene sulla sponda di un fiume una misteriosa maschera che, indossata, lo trasforma in un bizzarro personaggio in zoot suit e dalla faccia verde dotato di incredibili poteri.

La magia della maschera non fa altro che amplificare alcuni aspetti della personalità di Stanley, tenuti repressi a causa della loro incompatibilità con la vita che il povero Ipkiss può permettersi di vivere.

Sotto queste nuove spoglie, Stanley riesce a fare colpo sulla bella Tina, ragazza dello spietato gangster Dorian Tyrell, ostacolando anche quest’ultimo in una rapina in banca, attirando così le ostilità sia della malavita che della polizia che intende catturarlo a causa della sua condotta.

The Mask
Stanley e La Maschera

La crisi identitaria del dottor Jeckyll

La maschera, intesa come oggetto, è il mezzo tramite cui l’Io di Stanley viene divelto e partorirà la personalità del suo alter ego verdastro.

Questo film viene spesso accostato a Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde, dove il protagonista scinde la propria personalità in due distinti individui, dopo aver ingurgitato una pozione da lui stesso sintetizzata. Emergono spontaneamente dei parallelismi tra le due storie, ma anche sostanziali differenze.

Il dottor Henry Jeckyll sembra vivere un dilemma interiore. Egli è convinto che dentro ogni individuo, specialmente in lui, convivano il bene e il male, ma la sua coscienza puritana lo tormenta.

Ha pensieri impuri e istinti che tradiscono la sua immacolata condotta, decide dunque di risolvere il problema: se questi animaleschi concetti sono ineliminabili, allora che sia un uomo diverso da Jeckyll a sfogarsi, così da eliminare questo bisogno dal corpo del dottore. Da qui la nascita di Mr. Hyde.

The Mask
Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde

Questa insofferenza in Stanley non appare. Ha frustrazioni come ogni altro uomo di quest’epoca, ma La Maschera non è completamente un nuovo individuo. È un frammento dell’Io ancora attaccato alla coscienza dell’individuo originale.

L’ironia, la sagacia e tutta l’aura emanata da The Mask sono già dentro Stanley: quando si trasforma egli perde ogni freno inibitore, liberando la sua personalità, ma rimanendo legato al suo giudizio e al suo cuore.

Hyde è completamente un’altra persona, è l’esemplificazione del disturbo dissociativo dell’identità, solamente che invece di essere frutto della follia del Dr. Jeckyll, lo è del suo genio miscelante. In Hyde non c’è nulla di Jeckyll, non un pensiero, non un gesto, non una considerazione, rappresenta tutto ciò che ripugna il dottore.

La crisi identitaria di Vitangelo Moscarda

Sorge magari meno spontaneo il legame che avvicina questi due personaggi a Vitangelo Moscarda, protagonista del romanzo Uno, nessuno e centomila, privo di elementi fantastici o horror come le precedenti.

Vitangelo non ha maschere o pozioni; il suo Io subisce un trauma quando la moglie gli confida che il suo naso è leggermente storto. Da questo gesto all’apparenza innocuo inizia la crisi identitaria del personaggio, che si renderà conto di come le persone attorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa rispetto a quella che lui stesso ha.

Da quel momento l’obiettivo di Vitangelo sarà quello di scoprire chi è veramente, ma questo processo lo farà precipitare in una spirale di follia che si arresterà solamente con il suo isolamento in un ospizio. Egli, al contrario di quanto previsto, in quel luogo si sentirà libero da ogni regola, in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Arriva a una conclusione: la vita stessa ti confina in una prigione, dandoti un nome ti assegnano un destino, responsabilità, scelte, ma l’unico modo per sfuggire a tutto è vivere attimo per attimo la vita, senza alcun pensiero o ipotesi di conseguenze. Accostando il sacro al profano, Vitangelo arriva a teorizzare ciò che un domani potrebbe essere chiamato Hakuna Matata, la filosofia del vivere senza pensieri.

The Mask
Luigi Pirandello

A tre diverse crisi identitarie corrispondono tre diversi epiloghi

Vitangelo, Stanley e Harry hanno vissuto diversi tipi di rottura del proprio Io: il primo attraverso un modo traumatico, il secondo involontariamente e, l’ultimo, in modo volontario.

Con intensità diverse si sono ritrovati a condividere lo stesso trauma, quello del non sapere più chi si è veramente, di percepire realtà diverse e di sentire l’irrequietezza della frammentazione del proprio essere. Ma da questo percorso emergono tre finali diversi, tre epiloghi che la spartizione dell’Io riserva ai tre malcapitati.

Lo Strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde si risolve con la morte del Dr. Jeckyll per mano stessa del suo doppio Edward Hyde. In questo epilogo il protagonista non è riuscito a porre rimedio alla frantumazione della propria personalità, anzi né è divenuto schiavo a sua volta, fino alla sostituzione che condurrà non solo a cambiare aspetto, ma anche indole, accettando persino l’idea del suicidio, concetto che aborriva per certo il timorato di Dio Jeckyll. Una completa sconfitta.

La situazione di Vitangelo è agrodolce. Passare dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), attraverso la presa di coscienza dei diversi se stesso che via via sfociano nel suo rapporto con gli altri (Centomila).

In questo modo la realtà perde la sua oggettività e si sgretola nell’infinito vortice del relativismo. Ma il giungere a tale illuminazione e capire così come godere appieno della vita non può compensare la distruzione della sua precedente esistenza, né la futura incapacità di mettere in pratica tale teoria. La conquista eviterà la sconfitta, ma non restituirà la vita a Moscarda.

La Maschera, invece, non crea mai una netta separazione tra il personaggio impersonato da Carrey e il suo sostituto. Una lacerazione parziale, che lo porta a parlare in terza persona di The Mask: egli non sarà mai pronto a sacrificare la sua vita da ordinario impiegato per il suo Io celato dietro una maschera verde. Lui manterrà sempre un dato controllo.

Rinuncia ai poteri e alle possibilità della maschera, esultando con una propria citazione, “Sfumeggiante” appunto. Ricuce sé stesso, evolvendo in un individuo migliore e risanando ogni spaccatura.

The Mask

Stanley, dunque, afferma la sua superiorità rispetto alle altre due personalità considerate. Magari non possiamo portare queste conclusioni nella realtà, dopotutto si parla di storie fittizie, ma la problematica relativa ai disturbi di personalità esiste da sempre e da sempre viene avvicinata al sinistro e al grottesco, da Psycho al recente Split, per citarne degli esempi cinematografici.

Ho voluto citare un caso, non contemplabile nella quotidianità, in cui la problematica (scaturita in maniera fantasiosa) non raggiunge toni molto gravi, ma si risolve con un finale positivo. Molte volte marchiare una malattia, o un disturbo in questo caso, come definitivo, irreversibile, non aiuta le persone nella vita reale, che è forse l’unico vero scopo della Settima Arte.

Per questo è importante ricordare The Mask e Stanley, magari per far sorridere anche solo un attimo chi ha vissuto o vive questo nella realtà, per infondere in essi un po’ di speranza.

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