Patrick Melrose 1×01 – The classic English style of Depression

Francesco Gamberini

Luglio 20, 2018

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Patrick Melrose

Anno 1982. Il ricco ed eclettico Patrick Melrose riceve la notizia della morte del padre. Inizialmente disinteressato, si reca a New York per ritirare le ceneri, ma i fantasmi del passato prendono il sopravvento e le dipendenze diventano l’unica salvezza contro il collasso totale.

Prodotto da Sky e ispirato a una serie di romanzi autobiografici dello scrittore St Aubyn e sceneggiato da David Nicholls, Patrick Melrose è una boccata d’aria fresca nel panorama delle serie tv. La bellezza della serie è resa dalla perfetta armonia fra regia, sceneggiatura, recitazione e messa in scena. La fotografia in particolare è sublime: mai uguale e sempre diversa, si adatta perfettamente ad ogni situazione e ad ogni ambiente. Per i lussuosi interni degli hotel di New York vengono usati colori saturati e tinte brillanti, che ricordano i quadri impressionisti di Degas e Caillebotte sia per l’uso dei toni freddi che per il taglio della luce. Per i sobborghi metropolitani invece, la fotografia diventa più grezza, sporca e i colori più contrastati per descrivere meglio quei luoghi in cui lo spaccio e la violenza sono all’ordine del giorno

Patrick Melrose

Il regista poi alterna lo stile patinato di Wes Anderson allo stile concitato di Martin Scorsese, ma senza compromessi. Si passa da uno stile all’altro senza riuscire ad abituarsi al contrasto: il montaggio è così frenetico da non lasciare respiro e non dà mai tregua allo spettatore. La New York che viene descritta è a metà strada fra Taxi Driver e Grand Budapest hotel, con le quantità di eroina di Christianne F: una metropoli fatiscente e degradata, ma anche sfarzosa ed esotica, in cui il paradiso confina con l’inferno.

E proprio fra decadenza e opulenza, come un angelo caduto, si muove il nostro eroe: Patrick Melrose. La telecamera gli sta addosso senza lasciarlo andare mai poi smette di riprenderlo come se fosse impaurita dalla sua presenza. Patrick infatti è un personaggio disgustoso e affascinante: giovane, dandy e ricco, strafatto di droga, alcool e cibi raffinati, con una propensione alla nevrosi. In lui ritroviamo l’alcolismo di Bojack Horseman, la dipendenza da droghe di Jordan Belfort e un tremendo complesso di Edipo di stampo kafkiano. A interpretare i panni del bel protagonista c’è un Benedict Cumberbatch in forma eccezionale. Cumberbatch è da sempre capace di notevoli performance, ma qui supera davvero sé stesso: l’eleganza inglese dell’attore e l’eclettismo del personaggio si fondono dando vita a un connubio eccezionale.

Patrick Melrose

Sicuramente Cumberbatch ha trovato pane per i suoi denti nell’impersonare Patrick Melrose: elegante, ma trasandato; edonista, ma fino all’eccesso; anestetizzato ma inquieto; ironico ma tragico. Il personaggio è sicuramente sconcertante: al limite del collasso psicofisico, prigioniero della sua stessa tossicodipendenza si trascina come un morto vivente da un luogo all’altro alimentando sempre di più la sua degradazione.. Però è anche capace di suscitare sensazioni forti e di commuovere per la sua umanità: ha sicuramente bisogno di aiuto e chiede aiuto. Per tutto il primo episodio non fa altro che spingersi al di là dei suoi limiti per toccare quel fondo da cui non saprà se riuscirà a risalire. La sua voce fuoricampo infatti ci accompagna durante la visione, mescolando le parole alle immagini e mostrandoci le paranoie e i disagi di un uomo con un trauma infantile mai superato. Proprio qui sta la sua debolezza. Si intuisce che i genitori non siano stati presenti o lo siano stati fin troppo. Il padre, interpretato cinicamente da Hugo Weaving, sicuramente ha giocato un ruolo chiave nella crisi del figlio. È infatti una presenza fissa nei suoi ricordi e nei discorsi di tutti i personaggi: una figura minacciosa e autoritaria che incombe sempre dall’alto e non vuole andarsene via. Si può solo immaginare quale atrocità possa aver compiuto (forse un abuso?) ai danni del figlio innocente.

Patrick Melrose

Dunque, cosa si potrebbe dire ancora di questa serie? Che parte bene, forse troppo bene. I propositi sono alti e l’inizio è stellare. È una serie che vuole raccontare il malessere e riesce a trasmettere il malessere. Non vuole coccolare lo spettatore, ma anzi vuole farlo stare male. Vuole portarlo alla stessa esasperazione a cui arriva Patrick Il dubbio è solo uno: conserverà questa sua freschezza o si affievolirà col tempo? Continuerà a imporsi allo spettatore o si schiererà dalla sua parte? Per scoprirlo, non ci resta che continuare la visione.

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