Gone Baby Gone – Dio (non) è morto!

Gabriele Fornacetti

Settembre 8, 2018

Resta Aggiornato

Da bambino chiesi al mio parroco: «Come si fa ad andare in paradiso e al tempo stesso a proteggersi da tutto il male che c’è nel mondo?» Mi rispose con le parole che Dio disse ai suoi figli: «Eravate pecore tra i lupi. Siate prudenti come serpenti ma puri come colombe»

Alzi la mano chi a scuola è stato affascinato da Nietzsche?

Anche io, come molti, rimasti esterrefatto quando sentì per la prima volta le parole pronunciate dall’Uomo folle nella Gaia Scienza.

« Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! »

Non sarà per questo mio pericolo (sì, avete capito bene) addentrarmi troppo nell’analisi del pensiero nietzschiano ma, nel corso di questo articolo, proverò a spiegare il perché Gone Baby Gone, direttamente o indirettamente, risente dell’eco delle parole scritte due secoli fa dal grande pensatore tedesco.

I fatti

Boston. Il detective privato Patrick Kenzie (Casey Affleck) vive in uno dei quartieri più degradati insieme alla collega, nonché fidanzata, Angie Gennaro (Michelle Monaghan). La città è in fermento, tutti pendono davanti la televisione in attesa di notizie sul destino della giovane Amanda, un’anima pura scomparsa chissà dove da ormai tre giorni. La zia chiede così aiuto a Patrick e Angie, consapevole che non tutti nel quartiere amano parlare con la polizia. I due non si sono mai occupati di scomparsi, tanto più di una bambina.

Sciolte le riserve, Patrick e Angie iniziano le ricerche, coadiuvati nelle loro indagini dai detective che seguono il caso, Remy Bressant (Ed Harris) e Nick Raftopoulos (John Ashton). La speranza è flebile, meno del 10% di questi casi viene risolto quando sono ormai trascorse 72 ore. Ma Patrick e Angie continuano a crederci, incoraggiati dal sorriso di chi non ha scelto. 

Già perché la piccola Amanda, come ciascuno di noi, non ha scelto molto di ciò che la vita gli ha offerto. Non ha scelto il luogo in cui vive, un insieme di anime vagabonde erranti fra alcol, droga e chissà quale altro vizio non conosca. Non ha scelto la sua famiglia, composta esclusivamente da una madre tossicomane dedita più a rimediare una dose che a regalare un sorriso alla figlia. Non ha scelto di essere vittima di un complotto, qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato e che rivelerà la componente umana, intesa come perfettibile, di tutti i protagonisti della vicenda.

Sì, perché Patrick scoprirà che non tutto ciò che appare in un modo è effettivamente come si mostra. Bressant e il collega Nick, lo spacciatore Chase e l’informatore Ray, ognuno sembra giocare un ruolo predeterminato dal proprio status sociale, ognuno sembra essere una pedina di una scacchiera ben più grande, ma ciascuno sarà una menzogna. Una bugia che condurrà Patrick proprio dove tutti attendono che giunga.

L’artefice di tutto questo sarà colui che più di tutti è in debito con Dio, il capitano Jack Doyle (Morgan Freeman). Uno che conosce bene cosa vuol dire perdere una figlia: la sua morì a pochi passi da casa, trascinando il Capitano in uno stato di perenne rabbia nei confronti dell’Onnipotente. Per questo, consapevole che nella vita non esiste un contrappeso naturale, deciderà di prendere ciò che la vita gli ha tolto e che non gli darà mai più: Amanda.

gone baby gone

Ora, la strada che porterà Patrick dinanzi al bivio finale sarà costellata di inganni, dilemmi e dubbi morali che ciascuno di noi risolverà autonomamente, facendo i conti con il proprio credo e la propria coscienza. L’articolo si limiterà ad analizzare gli eventi in funzione di ciò che Patrick sceglierà, e come lui qualsiasi dei personaggi che prenderanno parte alle vicende.

Dorchester, l’emblema del nichilismo

Ho sempre pensato che sono le cose che non scegliamo a renderci quello che siamo. La nostra città, il nostro quartiere, la nostra famiglia. Per la gente di qui queste cose sono motivo d’orgoglio, quasi fossero un merito. Anime con dei corpi intorno, città che li racchiudono. Sono nato e cresciuto in questo quartiere, come la maggior parte di queste persone. Quando il tuo mestiere è rintracciare persone scomparse, è utile sapere da dove vengono. Trovo persone nate nelle crepe della società che sono precipitate nel baratro. Questa città sa essere dura.

gone baby gone

Patrick e Angie vivono nei sobborghi di Boston. Hanno studiato lì, sono cresciuti lì, conoscono le persone di lì. Dorchester è un quartiere operaio, la maggior parte delle persone non hanno avuto l’opportunità di studiare o realizzare i propri sogni. Ma Patrick può considerarsi fortunato. E’ riuscito ad evitare i pericoli che la città dissemina per strada, mantenendo il giusto contatto con la realtà che lo circonda. Difatti ciò che non è successo a Helene (Amy Ryan), la madre di Amanda.

Perché Dorchester ha poco da offrire, e quel poco è nascosto dalla decadenza dilagante che circonda il quartiere. Tralasciando il mero aspetto estetico, ciò che ha sempre costituito un rifugio, la Fede, d’un tratto sembra essersi alienata da coloro che hanno sempre creduto che Dio potesse appianare qualsiasi ostacolo sul proprio cammino. San Cristoforo, Sant’Antonio, protettori di o cosa, d’improvviso divengono sempre più pallidi, fantasmi assenti dinanzi la sparizione di ciò che più puro non esista, la piccola Amanda.

Così tutti, un po’ alla volta, diventano sempre più consapevoli che le proprie decisioni non sono frutto di un progetto Divino ma dell’affermazione della propria volontà.

La metaforica morte di Dio condurrà quindi, secondo Nietzsche ripreso da Affleck, non solo al rifiuto della credenza in qualsivoglia ordine cosmico o fisico, ma anche al rifiuto dei valori assoluti stessi, al rifiuto di credere in un’oggettiva ed universale legge morale che lega tutti gli individui. In questa maniera, la perdita di una base sicura della morale condurrà al nichilismo.

La prova di ciò è ancora una volta Helene, che nelle sue dichiarazioni alla stampa mostra una profonda povertà materiale e morale non troppo distante dai casi di cronaca nera, quelli veri purtroppo. Una decadenza necessaria ad aprire gli occhi per compiere scelte estremamente difficili.

La scelta, la volontà di potenza

Patrick: Sei fiera di me?

Angie: Certo che lo sono. Quello che hai fatto è giusto. Andiamo a casa.

Patrick: No resto qui ancora un po’.

Angie: Io vado.

gone baby gone

Patrick: Quanti anni aveva quel bambino?

Remy: 7. Devi sentirti orgoglioso, un altro non sarebbe entrato in quella casa.

Patrick: Non lo so. Il prete dice che se ti vergogni è Dio che dice hai sbagliato.

Remy: Mandalo a fanculo.

Patrick: Uccidere è peccato.

Remy: Beh dipende da chi uccidi.

Patrick: No non funziona così. Se è peccato, è peccato.

gone baby gone

Entrambi i dialoghi fanno riferimento a quanto accaduto a casa di Corwin Earle, un pedofilo inizialmente sospettato del rapimento di Amanda. Le indagini avevano poi portato gli inquirenti sulle tracce dello spacciatore Chase, reo di esser stato derubato dalla madre di Amanda di 130.000 dollari e pertanto primo degli indiziati.  Quest’ultimo però, anche lui vittima dell’inganno finale, non avrà nulla a che fare con la sparizione ma sarà colui che, per l’opinione pubblica, getterà la piccola in mare durante il falso scambio orchestrato dalla polizia.

Di certo questo, ovvero l’apparente fallimento del suo lavoro e la finta morte di Amanda, porterà Patrick ad assecondare la sua rabbia repressa, prendendo di mira proprio Corwin. Così, insieme ai detective Bressant e Raftopoulos, entra in casa di quest’ultimo, con il mero intento di ottenere vendetta. La situazione però ben presto precipiterà e Patrick dovrà affrontare lo scenario peggiore che gli si potesse presentare di fronte: il corpo inerme di un bambino di fianco al pedofilo Earle. 

Non ci pensa due volte. Spara, spara e spara, ammazzando Earle.

Da qui nasce in sé un conflitto interiore che prosegue nei dialoghi sopraccitati.

Giungiamo così a ciò che Nietzsche definì volontà di potenza.

L’intera esistenza, condotta in modo assolutamente rispettoso della morale cristiana, d’improvviso si frantumava davanti agli occhi spenti di un bambino di soli 7 anni. Echeggia prepotente “Dio è morto!”. Ma ciò comporta anche una conseguenza che pochi hanno la forza sufficiente per affrontare: assumersi la piena e definitiva responsabilità di ogni decisione, di ogni azione. Ossia essere oltreuomo, l’unico capace di poter assumere su di sé con leggerezza tutto il peso di questa volontà creatrice. Ciò che Patrick rilutta ad affermare.

E così, mentre Angie e Doyle sono ormai consapevoli che ogni comportamento è soggetto a una decisione individuale in quanto non esistono più valori trascendenti sui quali appiattirsi in modo conformistico, Patrick continuerà ad accettare ciò che è la verità, nient’altro che la verità.

Il bivio finale

gone baby gone

Il finale, che svelerà come il tutto fosse un astuto piano del Capitano Doyle per strappare Amanda da un destino apparentemente segnato, segnerà l’epilogo del conflitto che pervade Patrick. Siamo così al bivio finale, in un clima surreale, ove Patrick e Doyle si affronteranno ognuno affermando il proprio credo:

Patrick: Remy Bressant è morto ieri notte.

Doyle: Ho saputo. Mi dispiace.

Patrick: Sembrava una brava persona.

Doyle: Era una brava persona. E’ difficile giudicare gli altri. Tutti hanno il loro punto di vista.

Patrick: E tutti hanno i loro motivi.

Esce Amanda.

Patrick: La fa sentire meglio raccontarsi che era per una buona causa?

Doyle: Vogliamo solo darle una vita migliore.

Patrick: Lei non può decidere per la sua vita.

E’ evidente come Doyle sia l’emblema di ciò che significhi essere oltreuomoNon è spaventato da nessun credo o manifestazione trascendentale. E’  altresì pronto ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, compiute unicamente in risposta alla propria volontà. Ora, e soltanto ora. Perché per l’oltreuomo ogni istante è il centro del suo tempo di cui è sempre protagonista. L’oltreuomo, uno spirito libero tout court.

Inversamente Patrick, se da un lato ha provato ad affermare la propria volontà di potenza, rimane frastornato dal risultato di quest’ultima. Difatti è scioccato dall’affermare il proprio Io senza rispondere ad alcuna legge morale (badate bene, morale non legale) e pertanto ancora una volta si rifugia in ciò che Dio sembra aver deciso per tutti.

Come già detto, ognuno è ora libero di trarre le riflessioni opportune su quanto visto o detto. Il film però, così come forse l’intero pensiero nietzschiano, ci pone di fronte la responsabilità di scegliere. O attendiamo, o decidiamo.

Così la verità, seppur amara, o coinciderà con il destino, al quale Patrick non oserà ribellarsi, o prenderà le pieghe della propria volontà.

Leggi anche: La 25 ora – L’emarginazione di chi non ha scelta.

Autore

Share This