«Le gioie violente hanno violenta fine».
Il motto shakespeariano sul quale danzano le vite dei personaggi di Westworld, serie HBO in onda dal 2016, potrebbe connotare anche la carriera di Aaron Paul – il Jesse Pinkman di Breaking Bad – mai più in ruoli all’altezza di quello che l’ha reso celebre. Un motto che esce dallo spazio semantico e diviene oracolo, se si pensa che è da poco arrivata l’ufficialità della presenza di Paul nel cast della terza stagione di Westworld.

Non è un caso se di lui si è sentito parlare più spesso per eventi legati in qualche modo a BB, sull’onda del vuoto nostalgico dei fan, piuttosto che per i film in cui ha recitato negli anni, nonostante non siano stati pochi.
Ancor più interessante è il fatto che la violenta fine delle gioie violente prenda la forma di un leitmotiv anche nella storia del suo personaggio in BB. Jesse Pinkman è infatti un tossico qualunque che, insieme al professor Walter White – Bryan Cranston – ascende, non senza difficoltà, nell’olimpo del narcotraffico di metanfetamina, per poi cadere in un oblio di sofferenza e dolore.

Adesso Paul ha finalmente la possibilità di “lasciar andare” il vecchio personaggio che così a lungo si è portato dietro, come il ricordo di un amore perduto. I nuovi panni lo accompagneranno in un viaggio ai confini della realtà, dove, esattamente come in Breaking Bad, bene e male, giusto e sbagliato, vero o falso, si fondono a tal punto che non sono più distinguibili nello svolgersi della narrazione.

Uscire dai personaggi che ti hanno reso celebre e che hanno smosso le coscienze di tutto il mondo, entrando nell’immaginario comune, è sempre molto complicato. Un esempio su tutti Daniel Radcliffe che, per tutti i bambini di quella generazione, rimarrà per sempre Harry Potter, indipendentemente da qualsiasi film possa fare. (Qui parliamo di Voldemort, il cattivo perfetto)
Ma la prova del nove spetta ad Aaron Paul e alle sue indiscusse doti recitative: riuscirà finalmente a far dimenticare al grande pubblico Jesse Pinkman?




