Californication – Il ritratto di Dorian Moody

Carmine Esposito

Settembre 19, 2018

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[…] Vorrei poter mutare con te, Dorian. Il mondo ha imprecato contro te, ma ti ha sempre adorato. Tu sei il simbolo di quel che la nostra epoca cerca, e teme di aver trovato. Sono così contento che tu non abbia fatto nulla, né scolpito una statua, né dipinto un quadro, né creato nulla oltre te stesso. La vita è stata la tua arte. Hai fatto di te stesso una musica. I tuoi giorni sono i tuoi sonetti.

Oscar Wilde – “Il ritratto di Dorian Gray”

californication

Hank Moody campa scrivendo. O almeno ci prova, visto che dall’uscita del suo bestseller non riesce più a buttare giù una virgola. È rimasto sotto, come si dice in gergo. Non riesce a riprendersi dalla fine della sua storia con Karen, l’amore della sua vita. Travolto dal successo e dalla fame si è dimenticato di sé stesso, smettendo di scrivere, e ha sacrificato la sua musa all’altare del dio denaro. Hank stringeva il sogno americano tra le mani: da scrittore scapestrato, rinchiuso in un loft polveroso di New York con una vecchia macchina da scrivere a fargli compagnia, è diventato un autore di successo e poi un alfiere dello star system hollywoodiano, costruendo un famiglia con la donna dei suoi sogni. La fame di successo però lo ha spinto a nustrirsi di se stesso, del suo amore, del suo talento, per lasciarlo da solo in una prigione dorata, anche se  ricco e frivolo

Il vuoto che ha lasciato dietro di sé la perdita di Karen e del piglio creativo è subito colmato con un fiume Lete color ambra, da cui attingere un bicchiere alla volta, e in cui affondare di volta in volta con una compagna diversa, nella speranza di dimenticare quanto ha sacrificato all’altare di sé stesso. Hank ha scelto di abbandonarsi a un edonismo narcisistico senza via d’uscita, preferisce coltivare piaceri senza dubbi e senza limiti, piuttosto che dare una svolta vera alla sua vita. Vestendo i panni di un Dorian Gray postmoderno, feste e divertimenti sono le sue uniche ragioni di vita, valide abbastanza da farlo girare come una trottola da un capo all’altro della città degli angeli. Lo scrittore, ormai al tramonto, vive per assecondare la sua sete di piacere, non ha scrupoli nel farlo e non vede come e quanto tutto ciò stia distruggendo la sua anima, e stia trascinando nel baratro gli affetti che ancora lo circondano.

È cieco Dorian Moody. Non riesce a vedere come il suo ego stia fagocitando tutto. Non si accorge dell’onda di distruzione che semina tutto intorno. È come un uragano nelle esistenze delle persone che gli tengono la mano, una tempesta che passando non lascia in piedi nulla dietro di sè. E così la nave del matrimonio del suo amico e agente Charlie naufraga sotto i colpi del vento e della pioggia, per approdare in porti sconosciuti e ostili sulla rotta del piacere disegnata da Hank. Così come l’esploratore solitario Lew, a cui Hank si lega professionalmente e affettivamente, viene inghiottito nella giungla della coca lasciando lo scrittore da solo in questo viaggio verso la perdizione. Per non parlare delle mille peripezie di Karen e sua figlia Becca, colpite tra tradimenti e amori distrutti, e incastrate tra le delusioni e un amore indissolubile.

Mentre il mondo circostante crolla, Hank naviga in acque tranquille. Sembra non perdere un colpo, non risentire per niente di questa vida loca, degli amori occasionali e delle serate alcoliche nei bar. Da emulo del maestro edonista Dorian, anche lui ha un ritratto nascosto, che paga pegno per tutti i suoi peccati e le sue malefatte. Solo che a differenza del suo antenato, non lo tiene nascosto in soffitta lontano da occhi indiscreti, ma è fuori dalla finestra sotto gli occhi di tutti. Il ritratto di Dorian Moody è la sua terra di adozione, Los Angeles. Ostile, presuntuosa, seducente ma irraggiungibile, madre snaturata, Hank non ha parole di elogio nei confronti della città degli angeli. La dipinge a tinte cupe nel suo blog, che egli stesso rinomina come i vomiti di Moody, proprio a sottolineare il disprezzo che ha per questa casa maledetta. Nessuna perversione lo soddisfa, nessuna paura lo frena, mentre dall’altro lato L.A. assorbe tutto come una spugna, diventando sempre più sudicia e perversa e malata. Lungo questa strada per l’inferno lastricata di buone intenzioni Hank ha scelto l’edonismo, il piacere puro e fine a se stesso, con la speranza di poter fare a meno dei libri, e diventare egli stesso finalmente la sua opera migliore.

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