Pain and Gain.
“Mi chiamo Daniel Lugo, e credo nel fitness”
DANIEL LUGO

Pain and Gain
Se pensate che Pain and Gain sia un blockbuster, un action movie solo botte e modelle mezze nude, un filmetto senza contenuti, un buco nero dell’arte alla Michael Bay, o non l’avete visto, o dovete riguardarvelo. Ma guardatelo meglio questa volta.
L’unica cosa su cui potreste avere ragione è che sì: è proprio un film di Michael Bay. Ha deciso di lasciarci un’opera d’arte anche lui, a suo modo, col suo stile, e anzi usandolo proprio per creare qualcosa di incredibilmente originale, realistico, molto divertente e profondamente tagliente: una sorta di incrocio fra una Black Comedy e un thriller. Sembra la descrizione di un film di Woody Allen, e invece i protagonisti sono Mark Wahlberg, Antonie Mackie e Dwayne ‘The Rock’ Johnson, imbottiti di muscoli e tatuaggi.
Non ho bisogno di parlarvi della trama, perché la scoprirete guardandolo, ed in effetti è piuttosto semplice, almeno nella sua colonna portante. Ma il resto, tutto il resto è di una stravagante profondità da fare quasi paura. Ma dovete guardare bene, ve l’ho detto.
Daniel Lugo (M.Wahlberg) è un personal trainer di Miami. È un uomo semplice, sicuramente motivato, pieno di voglia di fare, ma non esattamente empatico. Daniel è pieno di desideri mai soddisfatti: vuole una macchina costosa, una casa più bella, una vita migliore. Vuole quello che hanno le altre persone, quello che hanno i suoi ricchi clienti in palestra, vuole disperatamente uscire dal senso di prigionia che lo costringe ad un destino insoddisfacente che non sente di meritarsi, e a cui sicuramente non vuole essere condannato.
Daniel è stanco di essere trattato a pesci in faccia, è stanco di avere sempre meno degli altri.
Vi suonano forse familiari questi pensieri?
Bè, a me sì. Credo siano umanamente condivisibili. Per questo ho da subito simpatizzato per il personaggio di Daniel.
Quando fa del male sembra farlo senza nessuna cattiveria, insomma, sta solo cercando di migliorarsi. E lo dice anche lui: “Dimostri quanto vali se sai migliorare te stesso. Questo è il sogno americano. Non ho nessuna stima per la gente che sperpera i propri doni, è disgustoso, è peggio che disgustoso… è antipatriottico”. E forse un briciolo è anche vero. Pain and Gain. Niente sofferenza, nessun guadagno.
Ma delle false promesse mai mantenute del sogno americano, Daniel rimane assuefatto e non riesce proprio a disintossicarsi. Come molti di noi, ogni giorno.
Chiamatelo come vi pare: sogno da realizzare, amore della vita, ricchezza da ottenere, posizione sociale da raggiungere, vetta da scalare. Per essere migliori. Magari per essere i migliori.

E poi, credere ad un sogno irrealizzabile è sicuramente più facile e comodo di rassegnarsi al fatto che avremo una vita insoddisfacente e priva di qualunque conquista significativa.
E ancor più difficile è accontentarsi se la raggiungiamo.
Ma Lugo non è immobile come molti altri, si muove per realizzare i propri sogni. Eppure, allo stesso tempo, sceglie le scorciatoie. Perché vuole avere tutto, e lo vuole subito. E così coinvolge i due colleghi nel suo piano, costringendoli a confrontarsi con sé stessi e con le loro vite.
Forse non nella maniera più sana: la tragicomica avventura dei personaggi metterà in luce le loro enormi contraddizioni. Si può essere iper-religiosi, aver paura del giudizio di Gesù alla propria morte, e poi sniffare cocaina come dei draghi, spaccare la faccia alla gente e derubare un portavalori? Pain and Gain dice di sì.
E come si fa a non concordare? È tutto solo un riflesso delle incongruenze dell’essere umano nella vita reale.
Michael Bay costringe noi spettatori, mentre ridiamo delle sventure che capitano ai personaggi, a confrontarci con le nostre insicurezze, le nostre mille illusioni, le nostre false speranze, la nostra incapacità di accettazione della realtà e le nostre difficoltà empatiche. Anche se non pensiamo di essere cattivi, e magari non lo siamo nemmeno.
Ma quando si diventa cattivi? Quando si fanno cose cattive o quando si pensa di esserlo diventati?
C’è poco da fare, questo film ci mette di fronte all’invisibile e tuttavia esistente linea di confine che c’è fra volontà e malvagità.
Sbirciando nella nostra mente potremmo scoprire che in fondo le nostre aspirazioni e i nostri desideri sono banali, superficiali e ridicoli. Suggerendoci che le nostre azioni hanno delle conseguenze, sugli altri e su noi stessi, e davvero non è detto che tutta la nostra vita andrà bene, e che tutto si sistemerà.
Dobbiamo solo, come vi ho detto, guardare con un po’ più di attenzione.
Che altro potete volere da questo film? Bè, c’è un’ultima cosa: È TUTTO UNA STORIA VERA.





