
Venom è arrivato. Come un meteorite dallo spazio è piombato nelle sale, pronto a rilasciare la sua furia. Purtroppo, un veleno pervade questo film, lo contamina e lo indebolisce. Venom poteva fare di più.
Diretto da Ruben Fleischer (Benvenuti a Zombieland) e interpretato da Tom Hardy (Mad Max: Fury Road, The Revenant) Venom (2018) è l’adattamento cinematografico dei fumetti Marvel, creati da David Michelinie e Todd McFarlane, ne racconta le origini e le vicende in cui si vedrà coinvolto per via delle sue abilità.
Eddie Brock è un giornalista investigativo che, nel tentativo di risollevare una deludente carriera, inizia ad indagare su uno scandalo che coinvolge la Life Foundation, un’azienda sofisticata e senza scrupoli; al suo interno, Brock entra in contatto con un’entità aliena, Venom, un simbionte che ha bisogno di aggrapparsi ad un altro organismo per sopravvivere. Condividendo lo stesso corpo, i due sono costretti a lavorare insieme per i loro scopi. La dialettica del rapporto è interessante: conflittuale, ma equilibrata; nel contrasto sorge una forza distruttiva e feroce.
Tuttavia, lo sviluppo di questo rapporto presenta delle falle. Non viene sviscerato fino in fondo, rimane superficiale, è contaminato dal veleno di questo film: la cattiva gestione dei tempi.

Di fatti, l’impostazione della pellicola è troppo classica e lineare; e questo non sarebbe un male, se il ritmo non fosse incostante e senza equilibrio. Si alternano scene action, dirette in maniera discutibile, e dialoghi tra i protagonisti senza che vi sia una coerenza di fondo.
Venom viene trattato come una diva, si fa desiderare e, quindi, non viene mostrato per tutta la prima parte della pellicola; ne consegue la mancanza di tempo per approfondire il rapporto tra il simbionte ed Eddie Brock, fatto principalmente di punzecchiature reciproche e battute, anche gradevoli, ma che sacrificano gli aspetti più interessanti della psicologia dei personaggi, vagamente accennata.
Eddie è una sorta di inetto sveviano; è incapace di gestire la sua vita, la realtà lo avversa e lo schiaccia. Ha perso ogni cosa. Però, questi non ha la stoica resistenza di un eroe, ma solo una profonda rabbia viscerale, l’ira foriera di odio nei confronti del mondo. Questa furia silente e sopita nel cuore di Brock è ciò che permette la sintonia e la simbiosi con Venom. Ciò che accomuna l’uomo e il parassita, a conti fatti, è che sono entrambi rifiuti che il mondo ha gettato via.

La forza di un personaggio come Venom è proprio questa: incarnare i sentimenti negativi che ci pervadono quando subiamo un torto, il desiderio di fare del male per pareggiare i conti. E’ proprio come un veleno che ti contamina fino a farti dimenticare chi sei. Parliamo, quindi, di una figura che porta a mettersi in discussione costantemente, a dialogare con sé stessi, con la parte più profonda e oscura del nostro essere.
Il problema del film sta proprio nel non sfruttare il fatto che Venom sia in perenne bilico sulla linea sottile che separa il bene e il male. Le tempistiche mal gestite privano il protagonista del suo degno spessore, e questo mina anche la caratterizzazione dei personaggi secondari e del villain. Riot, antagonista di Venom, non ha spazio in questa pellicola, il suo momento arriva nel combattimento finale che, però, è paragonabile allo scontro tra Hulk e Abominio ne L’Incredibile Hulk del 2008.

Inoltre è un peccato poter distinguere in maniera così definita un eroe e un cattivo, in un film il cui protagonista è un vero e proprio villain, almeno nei fumetti. Si potrebbe parlare di anti-eroe: il fascino di Venom sta proprio nel suo essere un protettore letale, ma la violenza e il brivido sono alquanto sacrificati nella storia.
Chiariamoci, Venom non è un film noioso, anzi a molti forse piacerà. Ha i suoi momenti, specie quelli in cui assume sfumature più cupe che difficilmente ritroviamo in un cinecomic oggigiorno; è un peccato che questi momenti siano pochi e, nel complesso, non durino poi così tanto. Venom poteva essere molto di più; poteva spingersi oltre, essere più maturo, più crudo e spietato, poteva arrivare a mettere in discussione la morale dello spettatore e la sua concezione di bene e male.

Per come la vedo io, Eddie, noi facciamo quello che vogliamo
-Venom
E in effetti Venom non ha limiti, ma è come se si stesse trattenendo. Tutto il film sembra una gigantesca situazione iniziale che andrà a svilupparsi in un eventuale sequel. Vale la pena, infatti, rimanere dopo i titoli di coda, perché il seguito si preannuncia come una carneficina. Speriamo che sfrutti tutto il devastante potenziale (sia fisico sia psicologico) che Venom ha da offrire, senza farsi corrompere dal veleno che permea questa pellicola.
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