Venezia 76: La verité – Un blando conflitto famigliare recitato da grandi attori
Dopo il successo della Palma d’Oro al 71esimo festival di Cannes con il meraviglioso Shoplifters, il regista nipponico Hirokazu Kore-eda realizza il suo primo film all’estero, in questo caso in Francia, con un cast di rilievo composto da Juliette Binoche, Catherine Deneuve e Ethan Hawke.
Presentato come film di apertura nel concorso principale della 76esima Mostra del Cinema di Venezia, la storia è quella di Fabienne, diva del Cinema francese, e dello scontro con la figlia Lumir, una sceneggiatrice. Quest’ultima è in visita dalla madre a Parigi con il marito e la figlia, cui confronto è reso difficile a causa di risentimenti e rancori.

Kore-eda è celebre da sempre per trattare storie di famiglie più o meno problematiche. Il suo nome è spesso associato a quelli di Maestri del passato come Ozu e Mizoguchi per via del modo delicato e raffinato di raccontare vicende umane e toccanti.
Il problema principale de La verité (internazionalmente noto come The Truth) è proprio la scarsità di intensità emotiva e la poca incisività della narrazione e della messa in scena. La sceneggiatura dello stesso Kore-eda delinea una vicenda molto comune e tipica, trattata però in maniera abbastanza blanda e senza mordente.
Il regista non riesce ad appassionare come nei film precedenti e il ritmo dell’opera è piatto e raramente coinvolgente. Lo stile del film fa pensare a una soap-opera, non per la tecnica o la recitazione degli attori, ma per le situazioni tutt’altro che memorabili e la superficialità del temi trattati.
La verité è un film potenzialmente interessante, ma la riflessione sul Cinema stesso e il mestiere dell’attore (le protagoniste lavorano entrambe nel mondo dello spettacolo) è appena accennata; inoltre le liti tra i membri della famiglia sono carenti di grinta e passione.
Il film si regge benissimo sulle performances degli attori, specialmente la coppia principale formata dalla Binoche e dalla Deneuve, entrambe spettacolari come al solito. La prima è ottima nell’interpretare un personaggio rancoroso e annoiato, una donna che cova all’interno un risentimento che non fa mai esplodere realmente in scena. La seconda è un personaggio dinamico e grintoso, una donna decisa, ma arrogante e supponente, pur avendo le battute più riuscite del film, alcune delle quali squisitamente frizzanti e divertenti.

Kore-eda dirige il film in maniera corretta e regolare, senza eccessi e senza particolari guizzi. La regia è infatti quadrata e senza errori, ma comunque estremamente semplice e monotona, monocorde. La sceneggiatura si fonda su buoni dialoghi, oltre i quali però non si nota un vero approfondimento dei personaggi o una reale profondità drammaturgica.
La verité è quindi un film mediocre, né brutto e né bello. La confezione è di buon livello grazie alla tecnica e alle abilità di Kore-eda, e gli attori convincono pienamente. Ma l’opera soffre di momenti di una stanca e superficiale scrittura, che si aggiungono alla messa in scena all’apparenza svogliata e modesta e si tramutano in un film immediatamente dimenticabile e tutt’altro che ricco. Una mezza delusione, date le premesse.




