Torna Roman Polanski in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con J’accuse, dramma in costume ispirato al romanzo An Officer and a Spy di Robert Harris. Questo racconta il celebre Affare Dreyfus, ovvero il caso di uno dei pochi ebrei nell’esercito francese accusato di passare segreti militari all’Impero Tedesco, e per questo esiliato in prigionia sull’isola del Diavolo.
Polanski parte dal fatto storico in senso stretto per raccontare molto di più: si nota nell’Europa di fine ‘800 un clima di tensione e caos a causa dei problemi socio-politici dell’epoca. Inoltre, lo spettro dell’antisemitismo e dell’odio razziale – che arriverà all’apice una quarantina di anni dopo – è già presente, ed è la ragione principale per la quale Dreyfus venne esiliato. Egli venne accusato ingiustamente, e su questa vicenda di falsificazione dei documenti ufficiali e occultazione della verità indagherà Georges Picquart, interpretato da Jean Dujardin.

Polanski mette in scena un film in maniera ineccepibile: a ben ottantasei anni non perde il minimo smalto, e ci regala un altro saggio su come realizzare un film storico. La regia è stupenda a partire dalla prima scena, aprendosi con un campo lungo che poi si sposta gradualmente sui soggetti coinvolti. La grandezza di fotografia e regia non si allontana troppo dalla maestosità del capolavoro di Kubrick, Barry Lyndon, e il film vanta anche un montaggio eccezionale, che dona il ritmo perfetto e non fa pesare la staticità che un’opera del genere necessita di avere.
Un’opera inattaccabile
La ricostruzione d’epoca di scenografie e costumi è inattaccabile e ricrea ottimamente gli anni in cui il film è ambientato; Jean Dujardin regge benissimo oltre due ore di film sulle spalle, rivelandosi convincente come Garrel e la Seigner. Una sceneggiatura solida e coerente, tanto elegante e sobria nei dialoghi che nella descrizione dei personaggi, nonostante i minori – come quello della Seigner – non siano sfruttati completamente.

Film raffinatissimo e dalle mille sfaccettature, J’accuse non delude le aspettative ma regala momenti di grande Cinema. Uno spaccato di un’epoca dilaniata da conflitti e tensioni sociali, in cui la verità è all’oscuro e la corruzione domina. Polanski si addentra nei corridoi del potere con grazia e senza la minima retorica, ma tratta la società, l’umanità e la politica come un vero Maestro è in grado di fare.




