Pacchetto quarantena – Il kit perfetto per gustarsi Unorthodox

Giordana Campobasso

Aprile 12, 2020

Resta Aggiornato

In un momento storico in cui l’intero pianeta è costretto nelle proprie case e siamo tutti lontani, nulla ci può unire più del cinema. Ma i suggerimenti che seguono non si limitano a suggerire un film o una serie da vedere, unendo a questi ultimi anche un libro associabile e una piacevole bevanda che permettano di immergersi nell’atmosfera. È un vero e proprio “pacchetto” o kit per aiutarvi a riempire un po’ queste giornate di quarantena. Oggi vi proponiamo il pacchetto connesso a Unorthodox, la nuova serie uscita su Netflix.

Unorthodox, la serie

unorthodox

Williamsburg, New York. Siamo in una comunità ebraica chassidica ultra-ortodossa Satmar. Questa è estremamente chiusa al mondo esterno poiché composta unicamente da ebrei ungheresi sopravvissuti allo sterminio della Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo fare per forza figli per recuperare i sei milioni uccisi” dirà la protagonista a un certo punto.

La vicenda è tratta da una storia vera, quella di Deborah Fieldman. La donna ha ricordato, in una recentissima intervista al New York Times, di essere stata cresciuta dai suoi nonni (entrambi sopravvissuti alla Shoah) come se la fine del mondo potesse arrivare in qualsiasi momento, così come era già successo loro settant’anni prima. I suoi membri ritengono quindi che la religiosità, le tradizioni, e il rifiuto del mondo esterno possano salvarli dal possibile cataclisma. Buffo tutto questo se si pensa alla situazione in cui ci troviamo adesso.Mi sento come se avessi aspettato tutta la vita questo virus” ha detto, ridendo tra sé e sé, l’autrice, nella medesima intervista.

Esty, la protagonista della serie, a soli diciannove anni viene costretta in un matrimonio combinato. Questa, a dire il vero, sembra una via d’uscita da una situazione familiare opprimente per la ragazza. Un modo per trovare la sua identità. Si ritrova però in una matassa di nuove sfide e difficoltà. Un matrimonio senza amore, l’oppressione del marito, della suocera e della cognata affinché consumi il matrimonio nonostante il dolore causato da una disfunzione sessuale. Il suo primo rapporto sembra a tutti gli effetti uno stupro. Così, si munisce di un passaporto, pochi soldi e scappa a Berlino.

Scappa non perché si senta prigioniera della sua religione, nonostante si senta certamente oppressa, ma, come ci spiega lei stessa, perché “Dio si aspettava troppo da me”.

Unorthodox ci racconta cosa significa per una donna ebrea americana cercare identità e redenzione in Germania, e molti sono i momenti in cui si sente integralmente persa (una pietra rotolante, come direbbe Bob Dylan), perché, quando hai vissuto in una comunità così fortemente identitaria per tutta la vita, chi sei al di fuori di essa?

È una serie che ci fa notare come in società considerate da sempre patriarcali, governate dagli uomini, possono essere anche e soprattutto le donne a opprimere le altre donne. La protagonista, in effetti, ha ben poche interazioni con gli uomini, tutti molto passivi e sempre chini sui testi sacri. Sono le donne a portare avanti la storia. Prima quelle che le fanno del male e poi quelle che le offrono aiuto e solidarietà in Germania.

È una serie che non si ferma a raccontarci la storia della fuga di una donna da una società che trova soffocante. Fa molto di più. Estende la sua curiosità a coloro che trovano l’isolazionismo chassidico un rifugio da un mondo che è da secoli amaro, ostile nei confronti degli ebrei. Perché, come ricorda un vecchio rabbino raccontando una storia, “ogni volta che dimentichiamo chi siamo, attiriamo l’ira di Dio”.

Accompagnare con:

Se non ora, quando? Di Primo Levi.

La protagonista della serie, a un certo punto, recita: “se non sono io per me, chi sarà per me? E quand’anche io pensi a me, che cosa sono io? E se non ora, quando?”. È una celebre frase del Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, il cui titolo è stato utilizzato da Primo Levi nel 1982 per la pubblicazione di quello che è considerabile il suo primo romanzo vero e proprio.

Il racconto copre un periodo storico che va dal Luglio 1943 all’Agosto 1945 e narra la tragica storia della Shoah da un punto di vista poco approfondito, quello dei partigiani ebrei di varie nazionalità (russi e polacchi, soprattutto) che combatterono nelle retrovie contro chi tentò di sterminarli, precedendo l’avanzata dei sovietici. I protagonisti percorrono tutta la Polonia e la Germania fino a giungere a Milano, animati dalla voglia di rivendicare il proprio diritto alla vita e alla felicità. Perché anche se è vero che “ogni ebreo vivo è una persona fortunata”, la vita non può rassegnarsi, ma cerca di adattarsi ai traumi per andare avanti e costruirsi una nuova esistenza, magari in fuga dal proprio luogo di origine, come nel caso dei protagonisti (e della protagonista di Unorthodox!)

Servire con:

La storia del vino si intreccia da sempre con la religione ebraica. È un elemento fondamentale anche della sua ritualistica. Da un po’ di anni a questa parte, il business del vino kosher (adatto ad essere consumato da un ebreo osservante perché ottenuto rispettando precisi precetti indicati dalla Torah) ha preso piede anche in Italia. Se siete in grado di reperirlo, quindi, per ricreare l’atmosfera della serie sarebbe perfetto il vino Jerusalem Hills Blend Reserve, prodotto nelle colline della Giudea e dal sapore ricco e speziato. Altrimenti, va benissimo un Merlot o un Syrah italiano.

unorthodox

Dove vedere Unorthodox:

La serie è composta di una stagione di quattro puntate (un’ora ciascuna) ed è stata prodotta da Netflix, motivo per cui è reperibile solo su questa piattaforma al momento.

 

Leggi anche: Pacchetto quarantena: la Fiaba e il suo Cantore – le favole nere di Garrone

Autore

Correlati
Share This