3. La finestra sul cortile (1954)
Dal punto di vista strettamente tecnico, La finestra sul cortile (Rear Window) di Alfred Hitchcock è uno dei massimi capolavori della storia del cinema. Realizzare un’opera così complessa con così pochi mezzi è forse un qualcosa di irripetibile.
In un piccolo quartiere di New York, un fotoreporter interpretato da James Stewart è costretto alla sedia a rotelle in seguito a un infortunio. Annoiato dalla monotonia delle sue giornate inizia a spiare, dal terrazzo del suo appartamento, tutti i curiosi vicini di casa. Nonostante lo scetticismo della fidanzata Lisa, interpretata da una deliziosa Grace Kelly, Jeff continua a osservare con un teleobiettivo tutti i gli inquilini degli appartamenti vicini al suo.
Nonostante all’inizio non sembra esserci nulla d’interessante, Jeff nota qualcosa di strano in una delle abitazioni e inevitabilmente comincia a porsi delle domande che alimentano la curiosità persino della fidanzata. I due senza rendersene conto si mettono in condizioni tali da non poter essere più indifferenti a ciò che succede, anche a costo di mettere a rischio la propria incolumità.
La genialità del film non sta tanto nello stile narrativo, poiché la narrazione stessa è davvero ridotta all’osso, piuttosto è davvero importante l’utilizzo della cinepresa al fine di raccontare la storia. La sceneggiatura si sviluppa principalmente dalla prospettiva del protagonista e da questo punto di vista si costruisce tutto il puzzle, coinvolgendo in maniera più efficace lo spettatore.
Grazie a questi “ingredienti”, La finestra sul cortile rimane un film più unico che raro nel suo genere, perché riesce a suggestionare senza una vera e propria struttura narrativa, con uno dei finali più famosi e affascinanti della storia del cinema.

La finestra sul cortile




