4. La donna che visse due volte (1958)
Considerato da molti critici uno dei più grandi film della storia del cinema, La donna che visse due volte (Vertigo) è forse il massimo capolavoro di Alfred Hitchcock. La donna che visse due volte è innanzitutto la pellicola che riassume al meglio la filmografia del maestro, poiché comprende perfettamente l’aspetto filo-sentimentale e la componente psicologica del suo unico stile.
Inoltre l’opera conserva anche alcune delle intuizioni tecniche più riuscite della storia del cinema, come la celebre inquadratura “Vertigo”, costituita dal movimento a spirale della cinepresa dal basso verso l’alto e viceversa, generando così un vero e proprio effetto ipnotico e vertiginoso.
Per merito di una serie di sfortunati eventi che ha portato alla morte di un collega, il detective John Ferguson è costretto ad abbandonare il suo lavoro. Scottie, così chiamato dagli amici, soffre di Acrofobia dovuta proprio all’incidente che ha portato alla morte del partner. Pochi anni più tardi un importante uomo d’affari e vecchio conoscente, chiede a Scottie di seguire la moglie, protagonista di comportamenti abbastanza indecifrabili e sospetti.
Durante il pedinamento l’ex detective nota degli atteggiamenti davvero strani da parte della donna, fino a quando quest’ultima giunge vicino alle sponde del celebre Golden Gate di San Francisco.
La donna inaspettatamente cerca di suicidarsi, tentanto di affogare. Al quel punto Scottie accorre a salvare la donna precipitandosi in acqua. Una volta scampato il pericolo, Ferguson accompagna la donna al suo appartamento. Da qui a poco fra i due nascerà una breve ma intensa storia d’amore che trascinerà Scottie, interpretato da un gigantesco James Stewart, in un tunnel senza via d’uscita fra i meandri della propria psiche e misteri legati alla personalità enigmatica della donna.
La donna che visse due volte è un manifesto austero ma impeccabile del moderno concetto di Thriller psicologico, dove i personaggi non compiono delle scelte apparentemente secondo un criterio logico, specialmente il protagonista. I demoni interiori di John Ferguson sono il vero punto cardine del film, poiché la costruzione del puzzle passa attraverso questa lotta personale.
Hitchcock mette a nudo i propri personaggi come mai aveva fatto prima d’ora. Nei precedenti film i suoi protagonisti sono figure delineate e riconoscibili nella quale tutti sembrano avere un ruolo ben preciso, di conseguenza l’enigma sta sempre nelle relazioni socio-psicologiche fra questi personaggi.
In questa opera invece non si hanno ben chiare le motivazioni che spingono a determinate azioni, né tanto meno i rapporti fra le parti. Perciò la curiosità dello spettatore sta nello scoprire le varie sfumature della personalità dei personaggi, prima ancora di capire la logica della storia stessa.
Un film senza tempo, un’autentica pietra miliare del cinema.

La donna che visse due volte




