Kubrick – Il simbolismo musicale di Arancia meccanica

Shosanna

Maggio 15, 2020

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Stanley Kubrick e lo stesso Anthony Burgess erano grandi amanti di musica, per questa ragione la musica non può che essere parte integrante e protagonista indiscussa di Arancia meccanica.

L’incipit e la scelta di Wendy

La pellicola si apre con Funeral of the Queen Mary, motivo che tornerà durante tutto il film, e in molte altre scene salienti: il brano fu originariamente scritto da Henry Purcell, un importante compositore e artista inglese di età barocca della seconda metà del ‘600. Egli divenne uno dei massimi esponenti musicali della sua epoca, ebbe molti incarichi di corte, tra cui scrivere la marcia funebre della regina Maria, moglie di Guglielmo III. La musica che si può ascoltare nel film, però, è un arrangiamento dell’originale di Purcell ad opera dell’artista Walter Carlos.

Walter Carlos nacque negli Stati Uniti nel 1939, studiò musica per tutta la vita, fu allievo di Vladimir Ussachevsky, pioniere della musica elettronica. Seguì le orme del suo maestro, diventando il primissimo musicista a usare il “moog”, un sistema di sintetizzatori basati su tastiera, ideati dall’ingegnere Robert Moog. Walter, in seguito, si sottopose ad un intervento per cambiare sesso, prendendo il nome di Wendy, continuando sulla via della sperimentazione artistica per tutta la sua vita.

La maggior parte dei grandi classici intoccabili della musica vengono in Arancia Meccanica volutamente dissacrati da Wendy e Kubrick, per lanciare un chiaro messaggio di ribellione alla cultura di massa.

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Purcell e il Dies Irae

Wendy decise di mescolare Funeral of Queen Mary con il tema del Dies Irae. Il Dies Irae o Giorno del Giudizio è una sequenza medievale di musica e testo latino, attribuita al monaco Tommaso da Celano, allievo e biografo di San Francesco, è usata ancora oggi nei riti funebri.

Celebri musicisti hanno musicato il testo di questa sequenza nelle loro messe di requiem, come Mozart, Verdi e Cherubini; altri artisti lo hanno utilizzato per contaminare le loro opere, come appunto Carlos in Arancia Meccanica. Il brano mixato da Wendy appare in quattro momenti della pellicola: nella scena iniziale, nell’incontro di Alex con i suoi ex amici drughi (diventati poliziotti), mentre si svolge il test all’apparire della donna nuda e durante la guarigione di Alex, dopo essersi buttato dal tetto.

Kubrick era un grande appassionato di arte e di musica ed era sempre attento alle novità e alle avanguardie del momento. Si rivolse, così, a Wendy, precorritrice della grande innovazione musicale del suo secolo, con la quale collaborerà anche in Shining, per rendere uniche le sue colonne sonore.

Carlos compone anche l’unico brano originale della pellicola: Timesteps ispirato al romanzo di Burgess. Lo si ascolta quando Alex viene sottoposto alla visione forzata di brutalità e orrori assortiti, con lo scopo di creare nello spettatore gli stessi sentimenti di ribrezzo che in quel momento animavano Alex.

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Il titano Rossini

Per le scene di massimo impatto la scelta di Kubrick è ricaduta su Gioacchino Rossini. Questi operò a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento e fu definito da Giuseppe Mazzini:

«Un titano. Titano di potenza e d’audacia […] Il Napoleone di un’epoca musicale».

(Giuseppe Mazzini)

Tipico del suo stile era il crescendo orchestrale su una frase ripetuta, immortalato proprio dalla locuzione crescendo rossiniano”. Su questo crescendo, denso di pathos, Kubrick fa agire Alex, per cui le musiche rossiniane diventano espressione distorta del suo agire sociale. In particolare Kubrick sceglie di far muovere Alex sulle note di due tra le overture di Rossini: la Gazza ladra e il Guglielmo Tell.

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La Gazza ladra

La Gazza ladra è un’opera semiseria, in cui si fondono personaggi, forme e stili dell’opera seria e dell’opera buffa. Il genere si affermò in Italia negli ultimi decenni del Settecento, sul modello della pièce au sauvatage francese.

L’intreccio si basa sulle disavventure di una giovane coppia di amanti di basso ceto, che, dopo varie vicissitudini tragiche, riescono a raggiungere un lieto fine; l’antagonista appartiene, spesso, a un ceto sociale più elevato, così da rendere l’intera opera una denuncia sociale, tema caratteristico della letteratura francese.

Il brano compare in numerose scene: durante il pestaggio del barbone, durante il tentato stupro di una ragazza in teatro ad opera della banda rivale e continua fino ad arrivare nella villa dello scrittore; per poi tornare quando Alex getta in acqua i suoi amici, perché si stavano ribellando alla sua persona, e proseguire di nuovo fino all’aggressione della donna con i gatti.

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Il Guglielmo Tell

L’ouverture del Guglielmo Tell la si ascolta, accelerata da Carlos, durante il ménage à trois con due ragazze conosciute in un negozio di dischi, e la si riascolta quando Alex viene rifiutato dai genitori, fino al secondo incontro con il mendicante e brevemente nel penitenziario.

È l’ultima opera del compositore e rappresenta uno dei lavori più imponenti dell’opera italiana. Fu eseguito nel 1995 in occasione del Rossini Opera Festival nell’edizione integrale per la durata di circa cinque ore e mezza. È diviso in quattro atti, con azioni coreografiche, momenti di danza e scene spettacolari, e rappresenta la nascita del genere della Grand Opèra, che vedrà il suo massimo splendore in Francia a metà Ottocento.

Kubrick sceglie volutamente il titano rossiniano per potenza e audacia, poiché il crescendo del maestro è un marchio che lo rende immortale e riconoscibile. La potenza e l’audacia rossiniana sono lo specchio della potenza e dell’audacia di Arancia Meccanica, che diventerà esso stesso un titano del cinema.

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Cantando sotto la pioggia

Alex e la sua banda di drughi irrompono in casa di uno scrittore, dove mettono in atto una delle scene di violenza più disturbanti del cinema fino allora conosciuto. Qui, infatti, la banda picchia brutalmente l’anziano signore e ne violenta l’innocente moglie davanti ai suoi stessi occhi. È uno dei momenti più iconici del film.

La scena è l’acme del cinema anticonvenzionale, tutto l’orrore viene fotografato da una strabiliante abilità di Kubrick nell’utilizzo di musica, colori, movimenti. Tutto in questa scena è arte che vuole disturbare.

La musica scelta per questo passo così importante è la famosissima Singin’ in the rain. Qui risiede la genialità del visionario Kubrick: scegliere l’iconica canzone di un musical, che esalta l’ottimismo ipocrita dell’America per raccontare una feroce scena di violenza gratuita.

È il 1952 quando viene distribuito Singin’ in the rain, un musical poco pretenzioso che racconta il passaggio dai film muti ai film parlati e doppiati; la pellicola ha volutamente l’obiettivo di regalare gioia, serenità e allegria allo spettatore.

Il successo è tutto dovuto a Gene Kelly, che fu attore, regista, cantante, coreografo, ballerino e, probabilmente, uno dei più grandi showman mai esistiti. Si ricorda la famosissima scena in cui canta e balla sotto la pioggia, accompagnato dalle note del brano, da cui l’opera prende il titolo. Un musical che ha fatto storia e che ancora oggi è ricordato come un inno alla felicità.

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L’improvvisazione

Di nuovo il genio Kubrick associa uno dei più grandi luoghi comuni di felicità, alle più forti scene di violenza. Alex sente, vede e può vivere la felicità solo tramite la violenza. Kubrick denuncia la società, una società che ci vuole schiavi di felicità in scatole artefatte, e così avviene il capovolgimento: il mondo non è un posto migliore solo perché coperto dalle note di Singin’ in the rain.

Arancia Meccanica, del genio Kubrick, è il caso di un'opera in cui la musica diventa sua parte integrante, regnando sovrana.

La scena non era stata scritta in questo modo. Durante le prove, infatti, Kubrick trovava il passaggio un po’ piatto e statico e chiese a McDowell, l’interprete di Alex, di improvvisare qualcosa di oltraggioso. McDowell iniziò a cantare e ballare, imitando Gene Kelly, distruggendo, nel frattempo, il set; questo entusiasmò talmente tanto Kubrick che immediatamente chiamò per avere i diritti della canzone per poterla utilizzare.

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Ludovico Van

L’artista cuore e fulcro dell’opera è Ludwig van Beethoven, che Alex chiama affettuosamente durante tutto il film «Ludovico Van». Tanto Kubrick è ossessionato da Rossini, quanto il suo protagonista lo è da Beethoven.

In realtà di Beethoven “puro” c’è ben poco nel film; perlopiù è di nuovo la mano contaminatrice di Wendy quella che si ascolta. Le prime note di Beethoven si possono riconoscere nell’incontro con le ragazze, prima che subentri Rossini, dove appare un frammento modificato della marcia, estratto dal quarto movimento della Nona.

La Nona Sinfonia la si può ascoltare esclusivamente quando Alex è da solo nella sua stanza. La scelta non è casuale, è nella solitudine che Alex cala la maschera e dà libero sfogo alla sua malata esuberanza. Forse Alex rappresenta l’Uomo in quella scena, pieno di difetti da non nascondere, con le sue debolezze messe a nudo; è l’Uomo quando ha il privilegio di ascoltare in quiete e solitudine la grandiosità della Nona.

Arancia Meccanica, del genio Kubrick, è il caso di un'opera in cui la musica diventa sua parte integrante, regnando sovrana.

La raffinatezza di Kubrick emerge durante la terapia sperimentale di Alex, in cui non è Beethoven che fa da sfondo ai filmati di violenza, a cui il protagonista è sottoposto, ma interamente Carlos, perché? Ce lo dice proprio Alex:

Alex: «È un delitto usare Ludwig van Beethoven a quel modo! Lui non ha mai fatto del male a nessuno!».

Arancia Meccanica, del genio Kubrick, è il caso di un'opera in cui la musica diventa sua parte integrante, regnando sovrana.

Si sa che i nazisti, come altre ideologie estremiste, usano per i loro fini la musica, e l’arte in generale come manipolazione delle masse. Spesso, perciò, l’arte è usata e strumentalizzata per messaggi con cui non ha nulla a che vedere, si pensi per esempio a Nietzsche o a D’Annunzio. La scelta di usare Carlos che suona Beethoven diventa messaggio e riferimento: riferimento al pilotaggio delle masse e messaggio di rifiuto da parte di Kubrick di fare altrettanto.

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L’artista eroico

Ludwig van Beethoven nacque nel 1770 da una famiglia di umili origini, grazie a una serie di mecenati riuscì a studiare e a coltivare il suo precoce talento. Arrivò a Vienna nel novembre del 1792, con una lettera che oggi diremmo di raccomandazione, scritta da uno dei suoi amici e protettori. La lettera, scritta dal conte di Waldstein, al quale Beethoven dedicò la sonata n.21, nota poi come “Waldstein”, recitava così:

«Il genio di Mozart è ancora in lutto e piange la morte del suo allievo. Ha trovato rifugio, ma non impiego, nell’inesauribile Haydn, per suo tramite aspira a riunirsi ancora una volta a qualcuno. Con lo studio incessante, Lei riceverà lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn».

(Ferdinand Ernst Gabriel von Waldstein)

Quanto profetizzato dal suo mecenate si rivelò vero. Beethoven trovò una Vienna in lutto per la perdita di Mozart, avvenuta l’anno precedente, ma che ospitava ancora Haydn, padre della Sinfonia classica e del quartetto d’archi. Mai profezia fu più veritiera: «Lei riceverà lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn». Non si può pensare, perciò, a Beethoven scisso da Haydn e Mozart: egli si recò in adolescenza a Vienna per esibirsi per Mozart, il quale fu anch’egli alunno di Haydn. Mozart e Beethoven saranno entrambi talmente influenzati dalla sonorità del genio di Haydn da omaggiarlo con numerose opere, inoltre, entrambi ebbero un legame di stretta amicizia con il maestro.

Arancia Meccanica, del genio Kubrick, è il caso di un'opera in cui la musica diventa sua parte integrante, regnando sovrana.

Beethoven fu l’ultimo immenso rappresentante del classicismo viennese e uno dei massimi geni della storia della musica. Nonostante l’ipoacusia, che lo colpì prima dei trent’anni, egli continuò a comporre, dirigere, suonare, lasciando una produzione unica per la sua forza espressiva e per la capacità di evocare emozioni. Egli passò alla storia come l’artista eroico, capace di trasmettere con la sua opera grandi sentimenti, eroiche emozioni, straordinari vissuti personali. Il suo mito crebbe per tutto il periodo romantico, del quale egli stesso fu precursore sotto molti aspetti.

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Il capovolgimento della Nona

La Nona sinfonia è l’ultima sinfonia realizzata da Beethoven, divisa in quattro parti; la quarta contiene L’Inno alla gioia, oggi usato come inno ufficiale dell’Unione Europea. Quest’opera ha rivoluzionato tutta la composizione musicale degli anni a venire, tutti i romantici iniziarono a ispirarsi al quarto movimento della Nona sinfonia, in cui suono e parola si fondono per un perfetto connubio dell’umanità. Ricordiamo che Beethoven scelse come testo per il suo componimento l’Ode alla gioia di Friedrich Schiller (poeta, drammaturgo, filosofo tedesco, più o meno contemporaneo di Beethoven):

«Tutti gli uomini diventano fratelli, dove freme la tua ala soave».

(Friedrich Schiller – “Ode alla gioia”)

Mentre Beethoven canta fratellanza e amore universale tramite la sua arte, Alex tira fuori le più violente pulsioni umane dell’anima. Alex è la messa in scena del marcio della società: corruzione, violenza, perversione. È il lato oscuro dell’Uomo a suon di Ludovico Van.

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La ribellione russa e i Sunforest

In carcere possiamo ascoltare la Sheherazade, solo di violino, di Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908).

L’artista russo faceva parte del cosiddetto “Gruppo dei cinque”, la loro idea era quella di creare una musica russa, nazionalista, che li rispecchiasse. Essi si opponevano fermamente all’accademismo e al wagnerismo, ma esaltavano la spontaneità, la verità nella musica. Dichiararono apertamente guerra a tutte le esteriorità delle convenzioni e lottarono contro l’invadenza di concezioni cosmopolite. Kubrick sceglie proprio un passo fortemente ribelle all’interno del penitenziario, perché è Alex che non deve piegarsi alle convenzioni sociali, è l’umanità che non deve farlo.

Questa breve carrellata di musica termina citando due brani di un gruppo folk psichedelico inglese della seconda metà del Novecento, i Sunforest: nella prima parte post esperimento Ouverture to the Sun e quando Alex torna a casa Want to Marry a Lighthouse Keeper 

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La forma sonata nel cinema, Kubrick può!

Di Arancia meccanica colpisce la struttura simmetrica, che ricorda molto quella della “forma sonata” delle opere classiche a partire dal Settecento, usata e arricchita sia da Haydn che da Mozart e Beethoven.

Lo schema tipico prevede una scansione tripartita bitematica: una prima parte detta esposizione, in cui vengono presentati i due temi, spesso di carattere contrastante, uno ritmico e uno più melodico; una seconda parte chiamata sviluppo, dove sono liberamente sviluppati i due temi e, eventualmente, ne sono aggiunti altri; una terza parte, la ripresa, in cui sono recuperati i temi iniziali. Spesso può esserci una conclusione e una coda.

Questo schema è esattamente ripetuto da Kubrick: nell’esposizione è presentata l’ultra violenza di Alex, nella fase di sviluppo vi è un tentato contrasto con le terapie e infine nella ripresa vi è un ritorno alla violenza.

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La musica nel cuore

«Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles».

(Milan Kundera)

La musica per Kubrick diventa parte integrante dell’opera, i dialoghi diminuiscono, lasciando spazio all’arte. Lo spettatore è preso per mano da questo strabiliante regista ed è portato in viaggio, un viaggio fatto di denuncia, di ribellione, attraverso una magia che solo l’arte è in grado di fare.

Arancia Meccanica, del genio Kubrick, è il caso di un'opera in cui la musica diventa sua parte integrante, regnando sovrana.

Dissacrante, grottesca, perversa, sacra, profana, futurista, la musica è una delle grandi protagoniste della pellicola, nulla è affidato al caso, neanche il trillo di un campanello firmato ancora Ludovico Van. Carlos è la guida di questa avventura piena di sarcasmo, ironia, sbeffeggiamento; la meta del viaggio in cui ci porta Kubrick è la degenerazione, il suo scopo è la rottura violenta e definitiva con i pregiudizi e i preconcetti a cui ci obbliga la società, tutto questo con un sapiente utilizzo dell’Arte visiva e uditiva.

Un messaggio quanto mai attuale per tutti coloro che ancora oggi si sentono soffocare dai dogmi e dalle etichette che il mondo impone.

Alle persone vive, vere e rare

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