La Divina Commedia e Apocalypse Now: due viaggi a confronto

Michel Buraggi

Novembre 4, 2020

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«Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!».

(Dante, “La divina commedia”)

Queste sono le prime, celebri parole di uno dei più grandi poemi che la letteratura ci abbia consegnato: La Divina Commedia. La perdizione all’interno della selva oscura segna l’inizio del cammino di Dante all’interno dell’Inferno, la prima delle tre Cantiche, un luogo privo di luce, spaventoso, irto di pericoli, all’interno del quale lui scenderà fino a raggiungere Lucifero stesso. La selva assume in questo senso un significato duplice: se da una parte è infatti diretta allegoria del peccato, che Dante dovrà attraversare per redimersi e purificarsi, dall’altra è luogo reale. Per gli uomini e le donne del tempo (siamo nel 1306 circa) rappresentava infatti un vero e proprio pericolo.

Divina Commedia

La Divina Commedia (Dante Alighieri)

Tenente Willard: «Saigon… merda. Sono ancora soltanto a Saigon. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella giungla.
[…]
Quando ero a casa dopo il mio primo viaggio era anche peggio. Mi svegliavo e c’era il vuoto. A mia moglie non dissi una parola fino a quando dissi sì al divorzio. Quando ero qui volevo essere là. Quando ero là… non potevo pensare ad altro che tornare nella giungla».

Queste parole invece, dette in un momento di estremo disagio e intossicazione dall’alcol, sono pronunciate dal Tenente Willard in Apocalypse Now. Il film in questione, capolavoro indiscusso, è del 1979. A separare le due opere corrono ben 673 anni, ma qualcosa le lega nel profondo, le rende vicine, quasi complementari.

Apocalypse Now (Francis Ford Coppola)

Entrambe le opere, sia il poema che il film, trattano di un viaggio.

Quello di Dante, come si è detto, sarà (almeno in principio) una discesa all’interno dell’Inferno, luogo di perdizione e regno dei dannati, dove le anime sono condannate a un’eterna tortura. Quello di Willard corre invece lungo il fiume Nung, attraverso la folta foresta vietnamita e cambogiana, durante il quale lui e i suoi uomini saranno costantemente circondati da nemici, verranno in gran parte uccisi o impazziranno per colpa delle condizioni inumane dettate dalla missione, quasi sicuramente suicida.

Il peccato e la sua espiazione sono costanti all’interno delle due opere. Dante viaggia per purificarsi, poiché ha perso la retta via, e necessita redenzione. Così inizia il suo cammino, come uomo non più puro, non più retto. Il peccato fa parte di lui, e va rimosso. Willard invece rappresenta il bene, la rettitudine morale, se non che questa superficiale rettitudine viene presto corrosa dal peccato, dal vizio, dall’orrore umano.

Se infatti inizialmente pare che i soldati americani siano dalla parte del bene e i selvaggi vietcong dalla parte del male, i due schieramenti finiscono presto per mescolarsi davanti agli occhi degli uomini che seguiamo lungo il viaggio. Dapprima a causa del tenente colonnello Kilgore, disposto a uccidere, massacrare, bruciare e anche a sacrificare i propri uomini solo per poter fare del surf, in seguito con l’allestimento di Playboy, tirato su lungo il fiume per essere un sollazzo per i soldati.

Queste chiare rappresentazioni del peccato, in particolare Ira e Lussuria, portano la certezza della morale su cui si basa il personaggio di Willard a incrinarsi definitivamente.

Apocalypse Now (Francis Ford Coppola)

Particolarmente emblematico è il caso dell’allestimento di Playboy. Se posto infatti a confronto con il concetto di lussuria dantesco, è possibile notare qualcosa di estremamente interessante, un ribaltamento inaspettato. Dante infatti comincia il proprio viaggio avendo come punto fermo, come costante per la bussola della sua morale, che il peccato sia negativo e da punire. Ma una volta disceso nel girone dei lussuriosi, nel Canto V, il suo giudizio si attenua, la sua morale viene quasi posta in dubbio. La storia di Paolo e Francesca è infatti capace di farlo tentennare nel suo giudizio.

È così terribile la passione? L’amore? Merita tanto di essere punito, e in modo severo, grave, doloroso, per l’eternità? Queste sono le domande che sorgono, a cui Dante e il canto stesso, a una lettura attenta, danno risposta.

In Apocalypse Now, invece, ciò che accade è il contrario. Coloro che dapprima dovrebbero rappresentare il bene, la rettitudine morale, vengono presto corrotti dalla lussuria sfrenata. Non passione, non amore, ma sesso, pulsioni carnali emerse dalla frustrazione, dal dolore, dalla solitudine, dalla paura della morte incombente. La situazione viene quindi ribaltata, così come il senso dell’intero viaggio.

Apocalypse Now (Francis Ford Coppola)

Cosa sta facendo Willard? Dove sta andando?
Sta andando a uccidere il Colonnello Kurtz. Sta andando a uccidere il male.

Ma Kurtz non è il male. O, perlomeno, non del tutto.
Kurtz ha visto il male, ha vissuto l’orrore, ed è diventato parte di esso. Ma non è un personaggio oscuro, anzi. Parte di lui, parte delle sue parole, è fatta di luce, di chiarezza. Egli è in principio il male, ma diviene man mano sempre più vicino a Willard. Willard deve capire, deve vedere con i suoi occhi. Il male è relativo, è ovunque, è dentro l’uomo. Kurtz in questo senso assume il ruolo di un illuminato, un portatore di luce. E la sua figura si avvicina drammaticamente a quella di Lucifero. Anche lui angelo caduto, anche lui condannato. Anche lui, dal nome, portatore di luce.

Il viaggio di entrambi gli uomini, seppur moralmente invertito, si conclude al cospetto con il male supremo, con il Diavolo, al cospetto dell’estremo oscuro della morale.

Ma Lucifero, quando Dante vi rimane paralizzato davanti, piange. E Kurtz, quando Willard finalmente lo incontra, anch’esso a sua volta si apre e si mostra come un semplice uomo ferito, un uomo che ha visto troppo orrore per tornare a essere come prima.

Divina Commedia

La Divina Commedia (Dante Alighieri)

Lucifero e Kurtz sono due condannati, non due carcerieri o mostri. E Dante e Willard, in principio così certi del loro ruolo, della loro morale, dei loro principi e valori, ci dimostrano, a distanza di più di sei secoli, che la foresta o la giungla potranno anche essere diverse, ma l’uomo rimane identico nella sua imperfezione.

Leggi anche: Apocalypse Now: L’Umano e L’Orrore

Autore

  • Michel Buraggi

    Laureato in Lettere Moderne, aspirante regista e sceneggiatore.
    Studio, scrivo, mi lamento e bevo tanto tanto troppo caffè.

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