«Non per la politica dovete odiarmi
Non per la voce nasale
Ma per questo pezzo
Adesso avete un motivo, avete un motivo».(Caparezza, “Kevin Spacey”)
La mente di Caparezza, all’anagrafe Michele Salvemini, nel 2012 ha generato il brano Kevin Spacey, una spoiler-song dedicata ai veri cinefili. L’artista pugliese passa infatti qui in rassegna alcuni dei colossal più noti di tutti i tempi, rivelandone i colpi di scena e il finale, lasciando così attoniti gli ascoltatori.
Perché è allora un pezzo per i reali appassionati della settima arte? Lo stesso rapper tiene a sottolineare che chi si dichiara cinefilo, ma al tempo stesso non ha visto i film citati ed è turbato dal testo del brano è un mero quaquaraquà, trattandosi di veri cult della tradizione americana.
Kevin Spacey è il focus della canzone, ma non tutto ruota intorno a lui. Vincitore di due premi Oscar, come Miglior attore non protagonista per I soliti sospetti (1996) e come Miglior attore protagonista per American Beauty (2000), Kevin Spacey è un’icona del cinema internazionale.
Noto ai più nella veste del cattivo della pellicola, l’attore ha interpretato più di recente anche il ruolo di Frank Underwood, protagonista della serie televisiva House of Cards, grazie al quale ha vinto un Golden Globe, due Screen Actors Guild Award e ha raccolto varie nomination al Premio Emmy.
Ma perché proprio Kevin Spacey? Caparezza il visionario ha scelto un personaggio che cinque anni dopo sarebbe stato travolto dallo scandalo. Il rapper pugliese ha anticipato infatti di qualche anno la bomba mediatica che ha colpito appieno l’attore americano in merito alle accuse di molestie.
Ostracismo totale nei confronti della star che viene licenziata da diverse produzioni, tra cui la stessa House of Cards e si difende platealmente in un videoclip mentre veste i panni proprio di Frank Underwood, al grido di: “let me be Frank”. A luglio viene archiviato il caso, Kevin Spacey non è il cattivo tanto temuto dei suoi film, è innocente e invita a «uccidere con la gentilezza».
Spoiler Allert. Da Fight Club a Disturbia and the winner is Kevin Spacey
Una spoiler-song che scandalizza i puritani. Ma perché dare questo grande peso agli spoiler? Siamo tutti terrorizzati dalla possibilità di captare anticipazioni sulla nostra serie televisiva preferita o su un film tanto osannato. Ma perché? Se il film merita, non sarà di certo uno spoiler a rovinarlo.
Lo spettatore è fortemente legato all’immergersi nella trama, ma il film non si riduce a una sequenza narrativa, rivelando come sia necessario cercare di apprezzare la regia, la sceneggiatura, la scenografia, la fotografia e la caratterizzazione dei personaggi. Il colpo di scena è fonte di suspense, ma un’anticipazione non rivela lo svolgersi concreto dell’azione, questo rimane ignoto.
Cosa dire allora del genere biopic o delle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie? Non vale quindi la pena guardarle visto che si conosce già il finale? Gli spoiler sono quindi sopravvalutati, gli si dà un peso eccessivo, sminuendo la suggestione che il film produce. Il cinema è tutt’altro: è un rito, una liturgia.
«In Fight Club Edward Norton ha le turbe
Non esiste nessun Tyler Durden».(Caparezza, “Kevin Spacey”)
Capolavoro cinematografico del 1999, diretto da David Fincher e basato sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, Fight Club è una delle pellicole più intricate dell’ultimo ventennio. Tra momenti salienti e colpi di scena, il film tiene lo spettatore incollato allo schermo, per poi lasciarlo andare ormai sotto shock nella chiusa. Cosa decide di fare quindi Caparezza? Rivelare proprio il finale, in cui si scopre che Tyler Durden, personaggio interpretato da Brad Pitt, non è altro che una proiezione mentale dello stesso protagonista senza nome (Edward Norton), affetto da allucinazioni e da sdoppiamento della personalità.
«Ti disturba? Beh, a me disturba che la trama
di Disturbia sia la stessa di Hitchcock».(Caparezza, “Kevin Spacey”)
Nel brano Caparezza si comporta anche da critico quasi pedante e inserisce qua e là commenti e giudizi personali, come nel caso di Disturbia, film del 2007 diretto da D.J. Caruso. Il rapper ritrova nella trama raccontata vari riferimenti e punti in comune con l’indimenticabile La finestra sul cortile di Hitchcock, sottolineando la somiglianza con assoluta ironia e veemenza e definendo Disturbia una pellicola tutto sommato senza infamia e senza lode.
«Hai presente Kevin Spacey? (sì)
Bene, è lui Kaiser Söze nei Soliti Sospetti
Serial killer di Seven? Kevin Spacey
Cattivo di Superman? Kevin Spacey
Perfetto Criminale? Kevin Spacey
Ho capito, non c’è bisogno che mi stressi
Oh, and the winner is… Kevin Spacey».(Caparezza, “Kevin Spacey”)
Tra thriller, noir, orrore e grottesco, i film citati dal rapper sono pregni di suspense e di attese. Il colpo di scena è dietro l’angolo e un’anticipazione può svelare intere vicende, rovinando il finale allo spettatore. Caparezza lo sa bene e ci gioca con fierezza, mostrando gli eventi e rivelando la psiche dei protagonisti. Al centro della scena c’è sempre Kevin Spacey: serial killer, cattivo, perfetto criminale, un volto che è una garanzia di capacità attoriali intense e coinvolgenti.
Non solo spoiler- Una canzone anche di critica culturale e sociale

L’artista pugliese è conosciuto anche per la sua schiettezza e per la voglia di strappare il velo del perbenismo e del politicamente corretto. Tra anticipazioni e commenti personali, quindi, Caparezza alza più volte la voce e lancia frecciatine nei confronti della cultura cinematografica italiana degli ultimi anni e della società stessa.
«Bruce Willis in The Jackal muore
Come il cinema col cinepanettone».(Caparezza, “Kevin Spacey”)
Il cinema italiano è stato un faro a livello internazionale, il neorealismo rappresenta ancora oggi la rivoluzione copernicana della visione cinematografica ed è il modello per intere generazioni di registi italiani e non solo. Ma cosa è andato storto? Per Caparezza tutto ha avuto culmine e degrado negli anni del cinepanettone. Da quel momento l’Italia è stata scalzata dal podio della settima arte, posizionandosi come fanalino di coda.
«In Profondo Rosso l’assassino è la madre
In Psycho Norman è l’assassino della madre
Se ti interessa il genere ti basterà guardare
Porta a Porta, primo canale».(Caparezza, “Kevin Spacey”)
Ma la critica più pungente è quella relativa alla strumentalizzazione delle vicende di cronaca a livello mediatico. Le televisioni nazionali godono nel trasformare in storie narrate le tragedie di una famiglia, sfruttandole a proprio vantaggio per fare audience. Tra risate e ironia, quindi, Caparezza non dimentica di lasciare spazio alla riflessione, lanciando il dado, ma senza nascondere la mano.





