Casa de Antiguidades (Memory House) è il lungometraggio presentato da João Paulo Miranda Maria in Concorso alla 38esima edizione del Torino Film Festival.

Cristovam, il protagonista, rappresentato da un grandissimo Antonio Pitanga
Un viaggio tra solitudine e ricordi
Casa de Antiguidades è una pellicola estremamente particolare. Al suo interno si evolve una storia sostanzialmente priva di spinta narrativa, statica quanto lo sono molte delle nervose inquadrature che compongono il film.
Tutto nasce dal trasferimento di Cristovam, un uomo di colore originario del nord del Brasile, in un piccolo villaggio del sud dell’Austria. Ha dovuto trasferirsi per denaro, così da poter lavorare in una fabbrica austriaca produttrice di latte.
Cristovam vive una condizione di continuo disagio, essendo egli estremamente povero, senza una famiglia e apparentemente impossibilitato a legare con chiunque altro. La solitudine lo circonda. A causa della povertà e dell’isolamento Cristovam finisce per trasferirsi in una casa abbandonata nel bosco. Al suo interno inizia misteriosamente a trovare sempre più oggetti appartenenti alla sua cultura, alle sue origini. Questi ritrovamenti hanno conseguenze importanti su di lui, tanto che finiscono per trasformarlo in un assassino, e poi in un animale…

Cristovam nel pieno della trasformazione
Casa de Antiguidades: Distopia e Realismo Magico
L’intento del regista, almeno sulla carta, è quello di presentare al pubblico le tradizioni il mito del suo paese, assieme alle sue contraddizioni e alla sua complessa situazione sociopolitica attuale. Il mezzo, apertamente dichiarato, è una pellicola che non presenti questi elementi attraverso una narrativa classica che si evolva in modo orizzontale, ma che li faccia assorbire allo spettatore in modo alternativo, statico e metaforico. Questo ha due conseguenze: la pellicola guadagna un peso che la rende non facilmente fruibile, ma soprattutto tende a virare verso una sorta di distopia magica, anziché sul versante mitico voluto da Miranda Maria.
Se infatti la critica sociale, che si muove tra alienazione, perdita di valori, allucinazioni e trasformazioni animali avvicina la pellicola a film come The Lobster, di Yorgos Lanthimos, l’atmosfera ispano-americana rimanda obbligatoriamente a una dimensione più calda di quella rappresentata dal regista greco. La presenza di tori, giaguari, trasformazioni magiche, foreste tropicali e caldo afoso riecheggia evidentemente di influenze come quelle di Márquez.
Questa, per quanto riguarda il messaggio che il regista ha voluto esprimere, si rivela un’accoppiata vincente. Infatti, le due atmosfere, chiaramente in lotta tra di loro, rendono evidente l’insofferenza e la tensione presente tra le due culture presenti all’interno della pellicola, quella brasiliana e quella austriaca.

L’alienazione distopica dell’ambiente di lavoro di Cristovam, una fabbrica di latte austriaca
Casa de Antiguidades: un viaggio senza destinazione
Casa de Antiguidades è un film che vuole esprimere molto, moltissimo, ma senza raccontare mai nulla.
Come anticipato, le inquadrature sono nervose, estremamente statiche, come l’intera pellicola. La musica, quando c’è, è minacciosa. I colori rappresentano un ulteriore motivo di divisione all’interno del tessuto filmico, iper saturi quando a essere inquadrata è la realtà austriaca presente nel villaggio dove vive e lavora Cristovam. La saturazione torna normale all’esterno e in casa del protagonista, come a rappresentare due realtà economiche, sociali ed emotive profondamente divise.
La scelta del regista di creare una storia apparentemente priva di un vero e proprio arco narrativo è forse però l’elemento più interessante e discutibile del film. Miranda Maria con questo lungometraggio dà infatti dimostrazione di una grande coerenza nella volontà narrativa. Coerenza che, però, ben presto si trasforma in una lama a doppio taglio. Se infatti è vero che di movimento, di evoluzione, di cambiamenti tangibili ve ne siano pochi, mentre ciò che cambia all’interno del film sono le memorie, le emozioni, la realtà mentale del protagonista, rimane il fatto che un approccio così metaforico alla realtà filmica ne renda meno intensa la partecipazione dello spettatore.

Cristovam durante un pasto nella mensa della fabbrica, inondato da colori ipersaturi
L’approccio operato dal regista ricorda quello della poesia, ermetica soprattutto. Vi è all’interno del tessuto filmico un reiterato tentativo di cancellare qualsiasi cosa non sia essenziale, partendo dal dialogo, dalla comunicazione verbale. Cristovam, non a caso, parla poco, e anche fisicamente lascia trasparire il meno possibile. Questo lo rende difficile da avvicinare, sia dai personaggi del film che dallo spettatore. La sua transizione da uomo ad animale, inserita in un contesto psicologico estremamente frammentato, è avvertita in modo freddo, distaccato.
Casa de Antiguidades: una poesia senza emozione
Miranda Maria ha operato con successo un’operazione di avvicinamento della pellicola alla poesia come forma letteraria, affrontando un intenso processo di sottrazione rispetto alla materia interna del film. Ciò che però non è riuscito a fare è l’avvicinare emotivamente lo spettatore ai temi che si è proposto di affrontare.
Il risultato è una pellicola impegnata e che con grande forza prova a scuotere la coscienza di chi la guarda, ma che non riesce mai a creare un legame significativo, un collegamento, una forma di comprensione che porti lo spettatore al suo interno.
Miranda Maria è un regista promettente, che forse, una volta imparato a calibrare bene i contenuti delle sue pellicole con la forma e l’espressione, riuscirà a consegnarci qualcosa di non solo importante, ma coinvolgente e memorabile; e noi glielo auguriamo.




