Manhattan
Isaac: «Idea per un racconto sulla gente a Manhattan, che si crea costantemente dei problemi veramente inutili e nevrotici perché questo le impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali. Ah, ehm… Deve essere ottimistico. Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda. Be’, ci sono certe cose per cui valga la pena di vivere. Ehm… Per esempio… Ehm… Per me… boh, io direi… il vecchio Groucho Marx per dirne una e… Joe DiMaggio e… secondo movimento della sinfonia Jupiter e… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra… quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne… i granchi da Sam Wo… il viso di Tracy…».
Unanimemente considerato uno fra i suoi migliori film, Manhattan è forse il manifesto di Woody Allen. Protagonisti della pellicola sono la città di New York, il jazz e un personaggio insicuro e sentimentalmente immaturo. E poi ci sono anche monologhi indimenticabili come quello in cui Isaac riflette sulle cose su cui vale la pena vivere.
Manhattan (2)
Isaac: «Anni fa scrissi un racconto su mia madre, intitolato “La sionista castrante”».
Manhattan è così ricco di battute brillanti che non se ne può citare soltanto una. In questo caso ricordiamo una frecciata lanciata nei confronti di sua madre in cui non solo viene tirata in ballo la genitrice, ma anche la religione con cui Isaac (e Allen) è cresciuto. Di certo i riferimenti sono abbastanza autobiografici, e per quanto ci possa dispiacere che il piccolo Woody sia vissuto in una rigida famiglia ebrea, siamo lieti che l’esperienza abbia contribuito a fornire materiale per i suoi film

Isaac: «


