The Crown – Perché la corona odia la serie?

Lory Coletti

Dicembre 10, 2020

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The Crown è una delle serie TV Netflix più coinvolgenti e maggiormente riuscite. Sicuramente, in quanto fan ingenui, avevamo fantasticato sulla regina che in compagnia dei suoi cari l’avrebbe vista sul divano con serenità e tranquillità durante l’ora del tè. Ovviamente non è stato così.

Peter Morgan non poteva aspettarsi altro. Egli racconta la vita di un personaggio ancora in vita, mettendone in mostra non solo gli innegabili pregi, ma anche i difetti e soprattutto la rigidità di un’istituzione passatista come la Corona inglese, le cui regole hanno regalato infelicità a molti dei suoi componenti.

Buckingham Palace si era dimostrata già ostile alla serie ai suoi inizi, nel 2016. Nelle primissime stagioni il fulcro della narrazione è il complicato rapporto tra Elisabetta e suo marito. La serie affronta l”invidia di Filippo, i suoi tradimenti, la difficoltà di un matrimonio che deve sopravvivere. Eppure, nonostante una prima avversità, la tensione si è dissipata per quanto riguarda le prime stagioni.

Tuttavia, man mano che le stagioni proseguono, la storia racconta di eventi sempre più recenti e di conseguenza più dolorosi e di difficile accettazione. Eventi il cui dolore era stato superato, ma che viene riportato a galla.

L’ultimo a esprimere dissenso è stato il principe William per il modo in cui sono stati ritratti i suoi genitori. Lo sdegno di Buckingham Palace è stato tale da chiedere un disclaimer che possa specificare come la serie non sia un documentario e la storia per quanto affidabile da un punto di vista storico, abbia in realtà molto di fittizio.

Ma cerchiamo di capire meglio. Quali sono i numerosi motivi per cui la corona potrebbe odiare la serie?

Sempre più accesa si fa l'ostilità tra la corona e Netflix per la realizzazione della serie The Crown. Scopriamone i motivi!

La Regina Elisabetta e il Principe Filippo

The Crown: tra finzione e realtà

Come nel caso di qualsiasi film o serie TV ispirate alla realtà, è necessario avere in mano dei fatti, ma anche una grande capacità narrativa nel romanzare degli avvenimenti che, altrimenti, potrebbero risultare noiosi. Morgan è sicuramente un grande conoscitore dei fatti della Corona inglese, ma questo non bastava alla serie. Lo sceneggiatore doveva creare dei personaggi e doveva caratterizzarli, mostrandone pregi e difetti.

Questo lo ha costretto a  fare uno sforzo immaginativo nel delineare le loro personalità. Cosa ne è uscito fuori? Personaggi incastrati nei ‘se’ e nei ‘ma’, nostalgici di una vita diversa, di cui poter essere davvero padroni.

 Elisabetta: «In giorni come questi, in posti come questi, con compagnie come queste, intravedi quello che poteva essere, la vita non vissuta. E quanto felice poteva rendermi».

La Regina Elisabetta è ritratta desiderosa di sapere cosa sarebbe successo se suo zio non avesse mai abdicato; il Principe Filippo si sente frustrato per non aver raggiunto gli obiettivi che si era preposto. Puntate come la settima della terza stagione (quella in cui Filippo vive male la notizia dello sbarco sulla luna) descrivono stati d’animo puramente fittizi. Nessuno sa come si sia effettivamente sentito il Duca di Edimburgo di fronte alle notizie del ’69.  Eppure sono uno stratagemma per approfondire le personalità dei protagonisti. 

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Il Principe Carlo con l’ amata Camilla

Tuttavia, questi ritratti così introspettivi non è detto che corrispondano alla realtà.

La regina Elisabetta nella serie è una donna fredda, tanto da sembrare completamente anaffettiva, tanto da rimanere completamente basita di fronte a un abbraccio disperato della giovane Diana.

Nella prima stagione é la Regina Madre, sua nonna, a dirle che dovrà sdoppiarsi in due dimensioni, quella privata, fatta di debolezze da ingoiare, e quella della Regina, il cui dovere è di essere sempre imparziale. Sembra quasi che questa imparzialità abbia completamente fagocitato Elisabetta, tanto da renderla apatica anche agli eventi della vita.

Elisabetta: «Quando mia nonna, la Regina Elisabetta, che amai molto, morì, niente. Alla nascita del mio primo figlio, un evento significativo per ogni madre, nessuna lacrima».

Secondo molte testimonianze di persone che hanno lavorato a corte, in realtà la regina Elisabetta è una donna più calorosa nei confronti delle persone che ama. Allo stesso modo molti dicono che il matrimonio di Carlo e Diana sia stato dipinto in maniera troppo disastrosa, così come si sia esagerato nell’enfatizzare la presenza di Camilla, che, seppur rimanesse nei pensieri di Carlo, fosse scomparsa dalla sua vita nei primi anni della relazione con sua moglie.

Che non siano stati questi ritratti, nati dal connubio tra realtà e finzione, a indispettire la casata reale?

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La principessa Margaret

The Crown: nascosti, ma in bella vista

 Harold Wilson: «Vi vogliamo perfetti. Un’ideale».

Elisabetta: «Nessun uomo è perfetto. Solo dio è ideale. Perciò vorrei che la famiglia reale rimanesse nascosta , indisturbata, per la nostra salute mentale. Ma non possiamo nasconderci , dobbiamo essere sempre in vista. Quindi cosa volete? Noi abbiamo pensato a rituale e mistero, così rimaniamo nascosti in bella vista. Il fumo e gli specchi, il mistero e il protocollo non serve a tenerci nascosti, ma a farci sopravvivere».

Questo è l’appassionante dialogo avvenuto tra Elisabetta e il Primo Ministro Harold Wilson nella quarta puntata della terza stagione. In questo episodio il principe Filippo decide di realizzare un documentario sulla vita a Buckingham Palace, mosso dalla presunzione di mostrare al popolo inglese la loro somiglianza alla gente comune.

Se quel documentario non è riuscito a far comprendere l’estrema normalità di questa famiglia al popolo inglese, sottolineandone invece i privilegi, decenni dopo ci è riuscito Peter Morgan.

The Crown ha frantumato gli specchi e i fumi attraverso cui si guarda la corona, rendendo i sovrani paurosamente umani, fin troppo umani. Anche i reali sbagliano, anzi sbagliano più di quanto si possa credere.

Le debolezze dei personaggi sono squadernate nel corso della serie, soprattutto nella quarta stagione. Nelle prime si era certo parlato dei problemi coniugali della giovane coppia reale, dell’infelicità della principessa Margaret, eterna seconda, ma nella quarta avviene il vero e proprio scandalo.

The Crown tratta il complesso tema della salute mentale e di come quest’ultima  riguardi la famiglia reale come qualsiasi famiglia inglese. Lo sceneggiatore spezza un silenzio imbarazzante sia sulle parenti disabili della Regina Madre, credute dall’opinione pubblica morte, sia sul disturbo alimentare di Diana.

I tabù della Casa Reale sono portati su grande schermo.

Non sono più le sofferenze personali e le frustrazioni al centro dello spettacolo, ma le atrocità e l’egoismo. Per mantenere la sua idealità e legittimare il proprio potere e la purezza del proprio sangue, la corona nasconde i malati, allontana gli innamorati. Una legge della sopravvivenza governa Buckingham Palace: chi riesce a metter da parte i propri sentimenti per il dovere, vince. Tutto ciò che è tentazione o debolezza viene sottratto, eliminato.

Con The Crown i reali non sono più divinità da invocare e venerare nella loro timida presenza, ma umani al cento per cento, anche nei loro aspetti più inquietanti. La straziante verità che si cela sotto un’appariscente perfezione è che nessuno è ideale, soprattutto chi  cerca di esserlo.

Come non condannare l’uomo che ha mostrato tutto ciò che si nasconde sotto il millenario simbolo di un paese, palesandone l’illusione?

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Una giovane Regina Elisabetta

Una monarchia appesa al filo

Man mano che la Corona perde il suo valore politico nel corso del tempo, ne assume uno sempre più simbolico ed è proprio questa simbolicità che legittima l’esistenza della corona stessa. Da qui una pretesa sempre più esigente di perfezione. Il posto di regina bisogna conquistarselo.

Le debolezze che The Crown palesa non riguardano soltanto i singoli personaggi, ma soprattutto l’istituzione. La storia di Elisabetta è narrata in un momento storico in cui più paesi Europei abbandonano il modello monarchico, defraudando gli ex sovrani di qualsiasi potere. Mentre si guarda inermi gli altri re cadere uno alla volta e ci si rende conto che l’Inghilterra non è più l’impero di una volta, i reali inglesi temono per la loro posizione.

Con schiettezza la serie narra delle paure di Filippo, il quale ha vissuto in prima persona la caduta in disgrazia dei suoi genitori, e degli stratagemmi con cui la Regina deve convivere per essere amata, affinché la Corona possa sopravvivere.

Quel potere che era dato per scontato, donato e voluto da Dio stesso, con l’avvento della modernità viene ridimensionato, umanizzato e per mantenerlo è necessario lavorare. Così la regina apre le porte di Buckingham Palace nella prima stagione, conosce i suoi sudditi e teme l’arrivo al potere di Wilson e dei rivoluzionari che lavorano insieme a lui nella terza.

La paura di fallimento da parte di un’istituzione che ancora oggi cerca di rimanere a galla, è forse la più grande debolezza che si possa svelare, il tallone d’Achille. E se si raccontano le atrocità e gli scandali cosa rimane per giustificare tutto questo potere? 

Leggi anche: The Crown – dov’eravamo rimasti?

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