«Lucariè scetate song e nove» così inizia Natale in casa Cupiello, una delle opere teatrali più famose di Eduardo De Filippo. Chi non conosce questa perla teatrale? Chi non ha rivisto la propria famiglia tra le discussioni della famiglia Cupiello?
Questa storia fa parte ormai dell’immaginario collettivo del paese, e in quanto tale la si considera unica e inimitabile. Naturalmente siamo più che d’accordo con questo: De Filippo era un genio, ma questo non vuol dire che non si possano riprendere le sue opere per farle rivivere attraverso nuovi sguardi. Per questo motivo abbiamo molto apprezzato la versione di Edoardo De Angelis, con Castellitto nei panni di Luca Cupiello.

Natale in Casa Cupiello (2020) di Edoardo De Angelis
Qualcuno potrebbe gridare allo scandalo, perché come ben si sa quando una cosa viene bene una volta, se si prova a replicarla spesso si fallisce.
Questo però non è il caso di De Angelis, che con estremo tatto e delicatezza, ha saputo far rivivere un classico senza tempo. Il lavoro svolto da regista, scenografi, art director e cast è puntuale e centrato. Sono riusciti infatti ad adattare un’opera teatrale allo schermo della televisione, senza cadere nel banale, rischiando così di far annoiare il pubblico.
Bisogna riconoscere che non deve essere stato per nulla facile, perché assistere a una pièce teatrale da casa spesso può risultare pesante. De Angelis è consapevole di ciò e apporta delle modifiche irrilevanti ai fini della trama.
Per prima cosa, De Filippo ambienta la sua opera nei primi anni ’30, mentre De Angelis decide di far vivere i Cupiello negli anni ’50.
Si potrebbe pensare che ci sia qualche riferimento storico-sociale all’Italia di oggi che si presenta dilaniata come quella del dopoguerra, ma l’intento del regista non è quello di fare dei parallelismi. De Angelis ha voluto dimostrare che i problemi delle famiglie degli anni ’30 sono gli stessi delle famiglie che hanno vissuto vent’anni dopo e così via. Sarà cambiato l’anno nel calendario, ma l’uomo fondamentalmente rimane sempre lo stesso.
Essendo una versione televisiva, alcune scene sono state girate all’esterno, come la scena che vede Luca Cupiello intento a comprare i re magi dall’artigiano in piazza. Gli attori che sono stati selezionati per interpretare i componenti della famiglia Cupiello vengono da una scuola cinematografica, diversa da quella di De Filippo o di una Lina Sastri. Hanno un nuovo modo di approcciarsi alla recitazione e un’espressività differente rispetto a quella degli attori che li hanno preceduti nella pièce del 1977.
I personaggi di De Angelis appaiono dilatati, enfatizzati. Sin dalle prime battute ci si rende conto che una certa malinconia riempie la scena, viene a mancare quella leggerezza e quella comicità che hanno caratterizzato i personaggi di De Filippo.

Natale in casa Cupiello: Luca, Nina, Concetta e Nicola
Castellitto non è De Filippo, e su questo non ci piove. Il Lucariello di Castellitto è nevrotico, sempre sull’orlo di esplodere, mentre quello di De Filippo è il ritratto della tranquillità e della serenità. I litigi tra Lucariello e sua moglie Concetta vengono affrontati in toni severi da De Angelis, mentre la regia di De Filippo tende a sdrammatizzare.
Lo stesso si può dire del rapporto con il figlio Nennillo “u mariuolo“: mentre De Filippo rimprovera il figlio con una certa pacatezza, quasi lo stesse elogiando, Castellitto utilizza toni più aspri.
Lo stesso si può dire dello zio Pasqualino, Gino Maringola (1977), che ne dava un’interpretazione tranquilla, e se si infastidiva quando il nipote gli faceva i dispetti, poi non si arrabbiava mai veramente, mentre lo zio di Tony Laudadio è costantemente nevrastenico e mostra una chiara insofferenza nei confronti del nipote. Persino Tommasino, l’eterno Peter Pan, è più malinconico del Nennillo di Luca De Filippo.
Vittorio, Ninuccia e Nicola: non poteva mancare l’intrigo amoroso. Ninuccia, primogenita di Luca e Concetta, è sposata con Nicola Percuoco (tanto caro a Lucariello), ma è innamorata di Vittorio Elia. De Angelis non cambia la storia di questo triangolo, ma la drammatizza ancor di più.
La Nina di Pina Turco (2020) sembra non volersi arrendere fino all’ultimo alla sua infelice condizione, mentre la Nina di Lina Sastri non ha la stessa verve (considerato che la Nina di De Angelis vive vent’anni dopo rispetto a quella di De Filippo).

Natale in casa Cupiello: Luca e Nina
Il personaggio di Vittorio Elia (Alessio Lapice) è malinconico e irrimediabilmente triste, come se fosse stato condannato a morte: ha timore, ma allo stesso tempo non vuole rinunciare a Ninuccia, al contrario del Vittorio di Marzio Honorato che ha dato al suo personaggio l’aria di un sornione.
Chiude il quadro Nicola Percuoco. A dir la verità è l’unico personaggio che rimane stabile, fatta eccezione per la parte finale. Luigi Uzzo rimane infatti irato fino alla fine e non lascia spazio per la pietà nei confronti del povero Lucariello, mentre Antonio Milo quando assiste al delirio di Luca si commuove e si scioglie in un pianto angoscioso. Più freddo il primo, più umano il secondo.

Luca Cupiello- Sergio Castellitto
Un altro vero protagonista di questa commedia è senza dubbio il presepe. Perché è tanto importante per Lucariello?
Inizialmente si potrebbe pensare che Luca non sia interessato ai problemi della sua famiglia, ma dopo il primo quarto d’ora l’immagine si fa più nitida. Per prima cosa, la moglie lo tiene all’oscuro di quello che sta accadendo alla figlia, perché consapevole della fragilità del marito.
Concetta vuole proteggerlo perché è ben consapevole che lui non potrebbe sopravvivere di fronte al dramma dell’amata figlia. Lei sa che Luca si sentirebbe impotente e questo gli strazierebbe il cuore.
Tuttavia Luca sa che qualcosa non va e per proteggersi da questi problemi si crea una nicchia che lo possa tenere al sicuro. Ed è a questo punto che entra in gioco il ruolo del presepe. All’interno del presepe, viene raffigurata non solo la famiglia felice, ma l’estasi e la gioia che provano i pastorelli di fronte alla venuta del Salvatore.
All’interno del presepe, quindi, non c’è spazio per i litigi o per le disgrazie quotidiane, tutto è perfetto perché nessuno dei personaggi raffigurati sta male o ha qualche tipo di problema. Vivono tutti in un ordine incantato che lascia spazio solo alla serenità e all’amore.
Quando Luca capisce che la sua famiglia non è immune al dolore, guarda al presepe come sua unica consolazione. Rivede in esso la sua famiglia felice e beata.
La cosa meravigliosa è che Luca vuole costruire il suo presepe, come se volesse tentare di rimetter insieme i pezzi della propria famiglia. D’altronde non sarebbe sublime se ognuno di noi potesse costruire il proprio presepe e assistere ogni giorno al miracolo della vita e della nascita della speranza?
Poco prima di spirare chiederà al figlio Tommaso (che si è fatto uomo in tre giorni a causa della malattia del padre), per l’ennesima volta, se gli piace il presepe, e quando Nennillo gli risponderà di sì, morirà beato, convinto di aver risolto tutti i problemi della sua famiglia. Ed è a questo punto che sorge il dubbio: meglio vivere nell’infelicità cercando di digerire bocconi amari o morire ignari pensando che nulla abbia turbato e turberà mai i tuoi cari?
Quando Luca chiedeva al figlio se gli piaceva il presepe, era come se gli stesse chiedendo se amasse la famiglia e i valori a essa legati e se avesse fatto di tutto per proteggerla. Perché il presepe rappresenta famiglia, amore, gioia e felicità.
Chiederci a questo punto se abbiamo apprezzato il lavoro di De Angelis può risultare scontato. Vi consigliamo di guardarla quando avrete tempo, e se la guarderete senza fare paragoni e senza pregiudizi le lacrime e l’emozione saranno garantite.

Natale in casa Cupiello (2020)
Per ultima, ma non per questo meno importante, è la colonna sonora affidata a Enzo Avitabile, che ha saputo incastonare perfettamente pezzi classici della canzone napoletana riadattati al suo sax.
La musica di Avitabile parla quando i protagonisti e in particolare Luca Cupiello non lo fanno.
Di tutte quelle presenti all’interno del film, una sembra essere scritta apposta per Lucariello. La canzone in particolare è E duorme Stella una canzone piena di speranza, come affermato dallo stesso Avitabile nel corso di un’intervista:
«La canzone dice che noi non siamo scesi dalle stelle, non siamo di natura divina, ma facciamo il presepe, simbolo di accoglienza, siamo umani. Aspirazione più che una speranza, le anime della terra che rinascono a Natale, si rinasce ogni giorno. La fede nella vita nasce dal popolo».
(Enzo Avitabile)
Ed è proprio con questa canzone sublime che vogliamo chiudere il nostro articolo, chiedendovi: «E a voi piace il presepe?».




