5 registi contemporanei dell’Europa dell’Est

Giuseppe De Santis

Marzo 2, 2021

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Siete stanchi dei soliti consigli (chi ha detto Tarkovskij?) sul cinema dell’est Europa? Ritenete Arca Russa ormai sorpassato? Aleksej German e Béla Tarr sono i vostri padri spirituali e non avete avuto paura ad affrontare Hard to be a God e Sàtàntango?
Semplicemente, vorreste conoscere un Cinema differente da quello americano o italiano e scoprire delle voci uniche?
Allora eccovi una bella iniezione di curiosità per placare la vostra noia e la sete di conoscenza! Andiamo alla scoperta di cinque registi provenienti da vari paesi dell’Europa dell’est e di altrettanti consigli di visione per occupare le vostre serate cinefile.

1) Pawel Pawlikowski – Polonia

Pawlikowski, classe 1957, è un regista polacco attivo dal 1990. Nel suo primo periodo egli si occupa principalmente di documentari. Il suo esordio nella fiction si ha nel 1998 con The Stringer. Dopo una parentesi americana in cui dirige attori come Emily Blunt ed Ethan Hawke, le luci della notorietà di tutto il mondo cinefilo arrivano ufficialmente nel 2013 con Ida, che conquista due nomination ai premi Oscar 2015 e vince il premio come miglior film straniero. Nuova fortuna gli giunge con Cold War (2018), vincitore del premio alla miglior regia al Festival di Cannes e candidato a tre Oscar.

Scopriamo insieme il cinema di alcuni degli autori più interessanti ed innovativi provenienti da vari Paesi dell'Europa dell'Est.

Ida

Film consigliato: Ida. Ida è una novizia che, prima di prendere i voti, viene mandata dalla madre superiora a far visita alla sua unica parente ancora in vita, la zia Wanda. Questo incontro avrà molte ripercussioni sulla ragazza che inizierà a vedere il mondo con occhi diversi. Girato in un bianco e nero sopraffino, la delicatezza di questo film avvolge lo spettatore che saprà lasciarsi andare senza pregiudizi.

2) Andrej Zvjagincev – Russia

Andrej Zvjagincev nasce nel 1964 a Novosibirsk, in Siberia. Studia recitazione e poi si trasferisce a Mosca, dove si diploma all’Accademia di arti teatrali. Inizia a dedicarsi alla regia nel 2000 per un serial televisivo intitolato The Black Room. Il suo film d’esordio del 2003, Il ritorno, ha un successo clamoroso grazie al Leone d’Oro vinto al Festival di Venezia. Sicuramente un esordio da pochi.

Negli anni successivi vince ben quattro premi al Festival di Cannes con quattro film diversi:
-Izgnanie (2007, premio al miglior attore per Kostantin Lavronenko);
-Elena (2011, miglior film della sezione Un Certain Regard);
-Leviathan (2014, premio alla miglior sceneggiatura). Questa pellicola vince anche il Golden Globe al miglior film straniero e viene poi nominata agli Oscar dove, però, a vincere sarà il già citato Ida.
-Loveless (2017), premio della giuria e doppia candidatura al miglior film straniero ai Golden Globe e agli Oscar.
Insomma, un regista che sa farsi amare dalla critica e dalle giurie e che, speriamo, possiate conoscere e amare anche voi lettori.

Scopriamo insieme il cinema di alcuni degli autori più interessanti ed innovativi provenienti da vari Paesi dell'Europa dell'Est.

Loveless

Film consigliato: Loveless. Boris e Zhenya sono una coppia arrivata allo stremo che decide di separarsi in un clima di forte rabbia. A pesare ulteriormente sulla loro scelta è il figlio Alyosha, che nessuno dei due genitori ha mai amato veramente e di cui nessuno vuole prendersi la responsabilità. Questo finché, un giorno, Alyosha scompare.
Un film ferale che, sotto le spoglie del dramma familiare, si fa voce accusatoria verso una società intera, quella della Russia contemporanea e, in generale, di tutta l’Europa dell’Est. Travolgente.

3) Laszlo Nemes – Ungheria

Laszlo Nemes nasce nel 1977 a Budapest, ma a dodici anni si trasferisce a Parigi e sviluppa precocemente la sua passione per il cinema girando alcuni cortometraggi in casa sua. Ha iniziato poi a fare da assistente regista in varie produzioni, su tutte in L’uomo di Londra di Béla TarrNel 2006 si trasferisce a New York per approfondire gli studi alla Tisch School of the Arts.

Tra il 2011 e il 2013 ha poi lavorato sullo script de Il figlio di Saul che nel 2015 ha vinto il Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes e, successivamente, anche il Golden Globe e l’Oscar al miglior film straniero.
Nello stesso periodo ha poi iniziato la stesura del suo secondo lungometraggio, Tramonto, uscito nel 2018 e presentato al Festival di Venezia dove ha vinto il premio FIPRESCI.

Scopriamo insieme il cinema di alcuni degli autori più interessanti ed innovativi provenienti da vari Paesi dell'Europa dell'Est.

Tramonto

Film consigliato: Tramonto. Chi scrive sceglie questo film al posto de Il figlio di Saul solo per la minor ricezione che ha avuto. Siamo a Budapest nel 1913. Irisz Leiter, dopo un periodo di apprendistato a Trieste, torna nella città natia per lavorare in quella che, una volta, era la cappelleria di famiglia e che porta ancora il suo nome. L’astio del nuovo titolare e delle colleghe verso di lei e l’ombra di un fratello rivoluzionario saranno solo il preambolo di avvenimenti ben più oscuri all’alba della Prima Guerra Mondiale.
Girato con lunghi movimenti di macchina a focale molto corta, spesso lo sfondo rimane fuori fuoco dando una sensazione di pressante claustrofobia e incertezza. Una messa in scena che spacca il pubblico, ma di sicuro impatto.

4) Kantemir Balagov – Russia

Un giovane prodigio classe 1991, con una gran faccia tosta oseremmo dire. Ama il cinema, ma sceglie un altro percorso di studi finché, nell’università della sua città, non si tiene una masterclass del regista Aleksandr Sokurov. Balagov non riesce a iscriversi, ma segue la lezione come può dall’esterno dell’aula per poi scrivere al regista di ammetterlo, mandandogli come prova una webserie da lui girata insieme ad alcuni amici. Viene accettato e deciderà di cambiare vita e darsi al cinema.

Dopo un corto presentato a Locarno e a Cannes nel 2014, nel 2017 esordisce nel lungometraggio con Tesnota, prodotto proprio da Sokurov e vincitore del premio FIPRESCI al festival di Cannes. Il film è un grande successo e Balagov viene definito “il futuro del Cinema russo” da molte riviste.
Il suo secondo lungometraggio, La ragazza d’autunno, esce nel 2019 e riceve lo stesso premio di Tesnota a Cannes. Presto girerà l’episodio pilota della serie tv The Last of Us.

Europa dell'est

La ragazza d’autunno

Film consigliato: La ragazza d’autunno. Siamo nel 1945 a Leningrado. Ija, giovane ragazza ex volontaria di guerra, da dov’è tornata soffrendo di epilessia, lavora come infermiera e si prende cura del figlio di Masha, mentre lei parte per il fronte. Le sofferenze dell’immediato dopo guerra in tutta l’Europa dell’Est, tuttavia, sono ancora dietro l’angolo e il destino delle due donne non tarderà a chiedere il conto. Una sceneggiatura calibrata e penetrante, una regia praticamente perfetta e un uso intelligente e poetico del colore sono gli ingredienti principali di un dramma storico di grande impatto. Assolutamente da non perdere

5) Alekseij Fedorčenko  – Russia

Classe 1966, si sa relativamente poco della sua biografia. Fedorčenko inizia a raccogliere consensi nel 2005 con il mockumentary First on the Moon, storia di un fittizio allunaggio da parte dei russi nel 1930. Il film vince il premio Orizzonti Documentario al Festival di Venezia.

Il regista torna al lido nel 2010 con il film Silent Souls che vince il premio Osella alla migliore fotografia e il premio FIPRESCI. Successivamente ha diretto i film Space Mowgli e Anna’s War e ha vinto per quest’ultimo il premio come miglior film e miglior regista ai Russian Golden Eagle Film Award.
Il suo cinema si concentra molto sulle minoranze etniche e culturali ancora viventi in Russia, che non si sono piegate all’uniformità del mondo contemporaneo.

Europa dell'est

Silent Souls

Film consigliato: Silent Souls. Miron, alla morte della moglie Tanya, decide di partire con un suo collega per compiere il rito funebre secondo le usanze dei Merja, una tribù scomparsa da circa quattrocento anni e ormai rintracciabile solo per i nomi dei fiumi. Durante il viaggio emergerà sempre di più la vita passata della coppia, in un misto di delicatezza, ricordi e nostalgia. Poetico e, a suo modo, romantico, una perla passata fin troppo in sordina e assolutamente da recuperare.

Conclusioni

Chiudiamo la breve carrellata su alcune delle voci più interessanti e attuali dell’Europa dell’Est sperando che chi legge possa trovare nuovi modi di vedere e gustare un Cinema che ha tanto da dire. Un cinema che, utilizzando generi, contesti storici e geografici diversi, si concentra su due principali punti comuni: la difficoltà della costruzione delle relazioni e uno sguardo cinico e accusatorio verso la società.

Solo guardando i nostri consigli appare un fil rouge che scorre attraverso lotte generazionali, relazioni amorose difficili dettate sia dall’incapacità di comunicazione sia dall’individualismo cui la società ci ha abituati, così come critiche verso la progressiva dimenticanza di popoli e valori che, se non valorizzati, andranno persi per sempre.

Il cinema dell’Europa dell’Est sembra porsi la missione di aprire gli occhi su temi che il dibattito socio-politico sta recuperando solo ora e, grazie al potere dell’arte, portarli a un livello di ulteriore riflessione. Il compito delle storie, in fondo, è anche questo: darci nuovi occhi per guardare a nuovi orizzonti e far germogliare nuovi pensieri.

Leggi anche: Cold War – We are still right here

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