Il cavaliere inesistente – Calvino animato da Pino Zac

Chiara Cesaroni

Aprile 23, 2021

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Molti conosceranno il romanzo di Italo Calvino Il cavaliere inesistente, pubblicato nel 1959, ma la sua trasposizione cinematografica del 1971 è, al giorno d’oggi, quasi del tutto sconosciuta ai più.

Pino Zac dà movimento alle pagine del romanzo Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino in un lungometraggio ironico e divertente.

Rambaldo ne “Il cavaliere inesistente”

La trama vede come protagonista Agilulfo, nobile paladino dell’esercito di Carlo Magno. Il cavaliere è estremamente zelante e dedito al dovere, di fatto non perde mai occasione per riprendere i commilitoni sui loro comportamenti negligenti. Agilulfo ha tuttavia una particolarità: è solo un’armatura vuota dotata di coscienza, di voce e di un titolo nobiliare.

In un certo senso, è il cavaliere perfetto perché non ha bisogno di nutrirsi, di dissetarsi né di dormire.

Nel corso del film gli si affiancano Gurdulù, uno strambo scudiero che prende la forma e i comportamenti di tutto ciò che vede, e il giovane prode e virtuoso Rambaldo, intenzionato a vendicare la morte del padre. Quest’ultimo s’innamora di Bradamante, anch’ella paladina, attratta però dal cavaliere senza corpo. Si aggiunge, poi, Turrismondo, un altro guerriero, che accusa Agilulfo di aver ottenuto con l’inganno l’investitura a cavaliere.

Tutti i personaggi, dunque, hanno la loro missione: il cavaliere inesistente deve dimostrare di aver ottenuto il titolo nobiliare legittimamente; Turrismondo vuole raggiungere i Cavalieri del Valhalla, che considera come gli unici paladini degni di questo nome; Bradamante insegue Agilulfo, mentre Rambaldo la rincorre a sua volta.

Pino Zac dà movimento alle pagine del romanzo Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino in un lungometraggio ironico e divertente.

Pino Zac

Pino Zac, al secolo Giuseppe Zaccaria, è il regista, lo sceneggiatore e l’animatore di questa esilarante pellicola degli anni Settanta. Ha lavorato in più occasioni dietro la macchina da presa, ma i progetti a cui si era dedicato fino a quel momento erano per lo più cortometraggi, fatta eccezione per Gatto Filippo: Licenza d’Incidere co-diretto con Daniele D’Anza.

Il regista decide di impiegare la sua esperienza nell’animazione per dare vita a un film a tecnica mista, cioè la combinazione tra attori in carne e ossa e l’animazione in 2D, utilizzando nello specifico la tecnica della stop-motion (esempi noti contemporanei sono: Nightmare before Christmas, Coraline e la Porta Magica e la serie animata South Park).

Pino Zac dà movimento alle pagine del romanzo Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino in un lungometraggio ironico e divertente.

Il cavaliere inesistente

Il risultato ottenuto è un surrealismo cinematografico dalla delicata ironia e dall’armoniosa struttura visiva, dove il Medioevo si mescola con altre epoche storiche compresa l’attualità (sulle tende dei paladini sono presenti delle antenne per seguire le trasmissioni televisive).

La specularità tra gli eroi presenti nell’opera calviniana viene mantenuta da Pino Zac. Quella di più immediata comprensione è quella tra Agilulfo e Gurdulù: il cavaliere inesistente è solo coscienza e doveri, ma mancante di corpo, mentre lo scudiero è un corpo privo di coscienza. Così scherzerà Carlo Magno quando farà la conoscenza di Gurdulù: «questo suddito qui c’è ma non sa d’esserci e quel mio paladino là sa d’esserci ma non c’è».

Anche Bradamante e il suo amato sono due facce della stessa medaglia: sono entrambi cavalieri, ma del tutto sui generis. Agilulfo non è nulla se non volontà e armatura, mentre l’altra è sia un cavaliere che una donna e svolgono il loro lavoro molto meglio di tutti gli altri paladini presenti nella storia, che, come si noterà più volte nell’arco della pellicola, sono uomini svogliati e dediti allo sciacallaggio.

Pino Zac dà movimento alle pagine del romanzo Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino in un lungometraggio ironico e divertente.

Carlo Magno

Le differenze tra il romanzo di Calvino e il film di Zac sono davvero esigue: non si parla più dei Cavalieri del Santo Graal, bensì di quelli del Valhalla e i viaggi sostenuti dai paladini tra terre reali e immaginarie risultano ben più brevi rispetto a quelli nella versione cartacea.

Il film è visivamente diviso in due parti: una sezione è realizzata in bianco e nero, mentre l’altra a colori. La prima è chiaramente utilizzata per enfatizzare la staticità e la tristezza del personaggio, protagonista di scene prive dello spettro cromatico; la seconda vede colori molto vividi e sgargianti, utilizzati per raccontare una realtà dai tratti fiabeschi. Non è un caso, infatti, che nelle scene a colori Agilulfo indossi un’armatura bianca; in questo caso, il bianco, oltre a significare candore e purezza, indica anche la disumanizzazione dell’uomo, il suo sparire dietro i propri doveri e ruoli sociali.

Ma Bradamante vede in Agilulfo la somma di tutte le caratteristiche che compongono il cavaliere perfetto, proprio come il bianco è la somma di tutti i colori. Quindi la candida armatura indossata dal cavaliere inesistente, agli occhi della donna, prende una connotazione opposta a quella data dal regista.

Bradamante

Concludendo, l’adattamento di Zaccaria risulta una fedele trasposizione del romanzo di Calvino e mantiene lo stesso intento parodico e comico – nonché il sistema dei personaggi e i rapporti che intercorrono tra loro -, riproducendo alla perfezione la fiaba cavalleresca scritta da Italo Calvino.

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