Come per un attore è difficile scrollarsi di dosso quel ruolo che l’ha reso celebre, stessa cosa vale per i registi. Ricorderemo sempre James Cameron per Titanic, Christopher Nolan per la trilogia de Il cavaliere oscuro, Tarantino per Pulp Fiction. Come dimenticare, allora, quel kolossal che ha sfiorato la vetta del più visto al mondo che è Avengers: Endgame diretto da Anthony e Joe Russo. L’ultimo lavoro dei Russo però non è un cinecomic bensì la storia di un giovane uomo alle prese con l’amore, la guerra e la dipendenza. Questo è Cherry: Innocenza perduta.

Tom Holland in una scena del film
Se si ripercorre la carriera dei Fratelli Russo, nel curriculum si notano maggiormente titoli come Capitan America: The Winter Soldier e Capitan America: Civil War fino a Avengers: Infinity War e il seguente epilogo. Tutti blockbuster eccezionali, storie che sono letteralmente penetrate nel nostro cuore facendolo battere a 3000. Ma un film sui supereroi è un film sui supereroi. Non fraintendetemi, ho un tatuaggio a forma di reattore Arc sulla caviglia, sono la prima a tenere la Marvel Cinematic Universe su un piedistallo. Però si può ammettere che la metà del voto finale è dato proprio da questo: le storyline dei fumetti sostengono il tutto.
Non è tanto merito dell’attore o di chi l’ha diretto, ma di chi l’ha scritto. Il merito del successo di Endgame infatti è un 50 e 50 tra Kevin Feige e il team di produzione da un lato e Stan Lee e Jack Kirby dall’altro, autori dell’originale testata de I Vendicatori nel ’63.
Ai Russo tutto il merito di aver reso quei disegni realtà. Ma oltre a questi blockbuster, come se la cavano come registi indipendenti?
Dopo anni di eroi, finalmente un antieroe con cui divertirsi. Dividendo la sua vita in aree tematiche, i Russo raccontano la corruzione e il declino di un ragazzo bianco di appena vent’anni, capovolgendo il sogno americano e rendendo la scalata al successo una lenta discesa tra i peccatori.

Tom Holland in una scena del film
Nel prologo, Nico Walker ha ventitré anni e sta uscendo di casa per andare a fare una rapina in banca. Si parte allora dal primo atto, cronologicamente indietro di 5 anni. Dall’incontro con il suo primo amore Emily (Ciara Bravo), l’arruolamento nell’esercito e il successivo rientro in patria sofferente di disturbo da stress post-traumatico, fino alla dipendenza da sostanze stupefacenti e all’inizio di una serie di rapine per pagare le sostanze.
Tom Holland e Ciara Bravo
Sicuramente l’intreccio della storia è aiutato dalle prove attoriali dei due protagonisti. Tom Holland e Ciara Bravo insieme non raggiungono i 50 anni d’età eppure sorreggono il peso di una vicenda che si alterna tra tossicodipendenza e PTSD.

Tom Holland e Ciara Bravo
Districatosi tra i relitti e le macerie di The Impossible a soli sedici anni, Tom Holland approda al grande schermo con Heart of the sea – le origini di Moby Dick e Civiltà perduta. Nel 2016 diventa il nuovo volto di Spiderman nel MCU e da lì la sua carriera è pronta a schizzare alle stelle. Stelle dove invece risiede già la giovane Ciara Bravo dall’età di dodici anni, protagonista della serie Big Time Rush. Seguono poi altre serie di successo come Red Band Society e di film come Fino all’osso.
Il rischio nello scegliere due attori così giovani è stato preso a due mani e stracciato, sicuramente non è questo il punto debole del film.
Cherry e American Sniper
Certo, non si può dire che la storia sia una delle più originali mai viste. Purtroppo, Nico non è l’unico soldato, e di certo non sarà l’ultimo, a tornare dal fronte con sintomi di PTSD. Sul piano filmico però, ahimè, la concorrenza è tanta.
Quasi infinita è la lista di lungometraggi, per lo più americani, che hanno come protagonista un soldato, uomo o donna che sia, e la loro vita durante e dopo il servizio. È inevitabile il paragone con Clint Eastwood e il suo biopic del 2014, American Sniper. Basato sull’autobiografia del cecchino Chris Kyle, Bradley Cooper interpreta un giovane ragazzo del Texas, cresciuto in una famiglia amante della patria e dei rodei, che decide di arruolarsi nei Navy SEAL, corpo d’élite della marina americana.

Bradley Cooper nel ruolo di Chris Kyle in ‘American Sniper’
L’opera di Eastwood non lascia impressioni in base a scene specifiche, ma in base a un’indelebile sensazione vicina alla nausea nei confronti delle conseguenze della guerra. Il peso psicologico del ruolo di Kyle come cecchino più letale dell’esercito americano si sente fin dalle prime battute, quando ancora si è all’oscuro delle sue missioni.
Lo scarto con Cherry è evidente: i traumi di Nico restano sullo schermo, quelli di Kyle escono e travolgono lo spettatore. Il motivo è ignoto, forse è proprio la moltitudine di film su questa linea o forse la colpa è di una scrittura poco forte.
Come fosse un suo lontano cugino, Cherry: Innocenza perduta, si rifà a American Sniper abbassando però l’età del protagonista e trasportandoci in una lontana periferia dell’Ohio, restando comunque in una dimensione propria e lontana dallo spettatore.




