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The Invitation – La via di fuga dal dolore

The Invitation – La via di fuga dal dolore

Negazione, sofferenza e accettazione del lutto

Nella prima scena di questo brillante horror psicologico diretto da Karyn Kusama, assistiamo a un incidente che intercorre tra un’auto, guidata dal nostro protagonista Will (Logan Marshall-Green), e un coyote, che sta passando improvvisamente in mezzo alla strada. Distratto dalla conversazione che sta avendo con la sua ragazza, l’uomo lo investe, riducendolo in fin di vita. La decisione di Will è quella di sopprimerlo mettendo fine alle sue sofferenze, colpendolo a morte con il cric dell’auto.

Un incidente di percorso che scuote fin dall’inizio il pubblico e il protagonista, scandendo il tono del film che andremo a vedere: quest’imprevisto rappresenta simbolicamente un pericolo imminente all’orizzonte.

Nello stato psicologico in cui si trova Will, quel fatto diventa ancora più significativo, perché il coyote funge da promemoria per un lutto che ancora non è riuscito a superare.

Will si sta dirigendo, insieme a Kira, a casa della sua ex moglie Eden e del suo nuovo compagno David per festeggiare una rimpatriata con dei cari amici che non vedevano da un po’ di tempo.

Ciò che per la maggior parte degli invitati appare come un tranquillo ritrovo tra conoscenti, dalla prospettiva di Will, invece, si trasforma nel faccia a faccia con quelle persone che rievocano in lui un periodo di grande dolore, il ritorno in un luogo che lo mette di fronte a quel trauma che ancora non ha metabolizzato: la morte del figlio Ty.

Non appena varca la soglia della sua vecchia casa, tutte le emozioni e i ricordi dei momenti passati cominciano a riaffiorare nella sua mente e con questi anche la devastante realizzazione che il suo bambino non c’è più.

Will (Logan Marshall-Green) immerso nei ricordi nella camera del figlio defunto

Se da un lato però quei ricordi provocano in lui un vuoto che non può colmare, dall’altro sono anche l’unico modo per tenerlo in vita dentro di sé.

Will: «Nostro figlio è esistito, non voglio dimenticarmi di lui».

Dall’altro lato Eden, non sopportando più di soffrire così tanto e di essere impotente di fronte al suo dolore, ha deciso di smettere di ricordare e di ignorare quei sentimenti che gli provocavano solo sofferenza. Non potendo fare più nulla per cambiare il passato e ciò che è successo, di conseguenza ha concluso che sia inutile punirsi all’infinito.

Eden (Tammy Blanchard)

Questa sua realizzazione non è però sostenuta da una reale presa di consapevolezza del lutto, non è stata raggiunta da un graduale processo naturale che l’ha portata a cicatrizzare la ferita per poi guarirla: ha semplicemente bloccato il trauma, negando di essere traumatizzata. La sofferenza fa parte del processo di elaborazione, ma Eden non è disposta ad affrontarlo, quindi la sopprime e cerca una soluzione per illudersi e fingere di stare bene, convincendosi che si tratti di qualcosa che può scegliere di provare oppure no.

L’importante per lei è che quella alternativa, per quanto astratta e non tangibile, diventi un pensiero che gli rechi sollievo, una possibilità per tornare ad avere il controllo su un equilibrio perso, evadendo da una realtà che gli provoca solo del male ormai.

The Invitation: l’atmosfera è il sospetto di Will

Se Eden e David cercano di convincerci che sia corretto e liberatorio seguire quel tipo di filosofia ambigua, dall’altra parte abbiamo Will, con la sua ferita ancora aperta e sanguinante, che diventa la personificazione della parte di noi scettica riguardo a quelle idee molto sospette e discutibili.

Egli ci tiene ancorati al dubbio ponendoci contro qualcosa o qualcuno che potrebbe ammaliarci e illuderci di trovare una risposta facile e immediata: lo vediamo, così, navigare per la casa nella sua malinconia, annichilito, con lo sguardo perso nel vuoto e l’unica cosa che sembra riaccendere il suo focus sulla realtà è il sospetto che nutre per la condotta bizzarra di David, Eden e i due sconosciuti nella casa.

Dentro di lui si accende il presentimento che nell’aria ci sia una cospirazione progettata per farlo sentire a disagio e fuori luogo. Proprio come un coyote che sente avvicinarsi il nemico, Will percepisce il pericolo di una potenziale minaccia in agguato, anche se tutto il contesto che si crea intorno farebbe pensare a una sua ossessione, a una preoccupazione legata a ciò che è successo in quella casa.

Will (Tammy Blanchard) - The Invitation
Eden ostenta la sua maschera di felicità agli occhi dell’ex marito

Per lui il sorriso beato di Eden e l’accoglienza calorosa sono solo delle maschere, un modo per fingere che vada tutto bene e dimostrare di aver superato la perdita: Will sembra non accettare che lei sia riuscita ad andare avanti con la sua vita e ad abitare nella casa dove è morto loro figlio come se nulla fosse, quando lui invece, a distanza di due anni da quel tragico evento, non riesce ancora a darsi risposte.

Ecco che quindi il suo stato psicologico indirizza l’atmosfera stessa del film, mettendoci in condizione di guardare il tutto dalla sua prospettiva.

Will (Logan Marshall-Green)

Per tutta la pellicola di The Invitation noi spettatori, esattamente come il protagonista, cerchiamo conferme e subiamo il comportamento degli altri personaggi, che tentano e riescono a ribaltare la percezione dei fatti, dandoci spiegazioni ragionevoli e facendoci quindi dubitare sulla salute mentale di Will, come se in realtà fosse lui a vedere le cose con una percezione distorta.

Infatti i personaggi, coinvolti in quella che sempre più assume i contorni di una setta, tentano fin dall’inizio di portarci dalla loro parte, accogliendoci come fratelli nella loro dimora in una maniera educata e cordiale, in modo da renderci più inclini a prendere in considerazione ciò che professa la loro “religione”. Il loro approccio è molto accondiscendente, impostato, ed è proprio quella sensazione di costruito che ci mette in allerta sulle loro vere intenzioni.

In The Invitation, un tranquillo ritrovo tra amici si trasforma in una trappola che vedrà tutti i gli invitati lottare per la sopravvivenza.
Will esterna a tutto il gruppo di amici i suoi presentimenti

La setta come guida pseudo-spirituale

Se in tempi passati si aveva la percezione delle sette come di gruppi segreti che eseguivano riti e sacrifici in nome di Satana o qualche altra figura demoniaca, venendo quindi associati a una matrice di stampo religioso, la loro rappresentazione ora sembra essersi staccata da quelle radici, diventando un fenomeno più legato alle idee, non più individuabile a livello figurativo e simbolico.

Possono essere dei gruppi spirituali che vendono un’ideologia, facendo campagne di promozione per diffondere il loro messaggio senza nascondersi, confondendosi tra di noi nel caos della società globalizzata e offrendo soluzioni semplici ed efficaci a individui particolarmente vulnerabili.

In The Invitation tutto questo prende il volto di una comunità che tenta di normalizzare il passaggio dalla vita alla morte, rendendolo un antidoto per una sofferenza incolmabile nella realtà terrena, un rimedio naturale di cui non ci si deve vergognare o aver paura, ma che bisogna accogliere ed essere pronti ad accettare senza sentirsi in colpa.

In The Invitation, un tranquillo ritrovo tra amici si trasforma in una trappola che vedrà tutti i gli invitati lottare per la sopravvivenza.
Eden e David (Michiel Huisman) spiegano al gruppo i benefici che hanno ottenuto nella loro esperienza all’interno della comunità

In questo senso Pruitt (John Carroll Lynch), l’amico di Eden e David, ne è l’esempio più lampante. Tempo prima l’uomo ha ucciso la moglie in un raptus di violenza, ma nonostante abbia pagato il suo debito attraverso la permanenza in carcere, non è mai realmente riuscito a far pace con sé stesso: è questa una condanna che non riesce più a sostenere e che nessun tipo di giustizia terrena potrà assolvere, liberandolo da quel senso di colpa.

L’unica via d’uscita per lui è non essere più consapevole, mettere fine alle sue turbe e alla sua sofferenza convincendosi che sacrificare la sua vita voglia dire scrollarsi di dosso tutti i peccati commessi.

Kira: «Andare avanti con la tua vita non è un tradimento».

Will invece non ha paura di non superare il trauma, al contrario teme di riuscirci e quindi di andare avanti con la sua vita dimenticandosi del figlio. A differenza della sua ex moglie non rinnega il dolore, ma ne fa la propria ragione di vita, come se soffrire fosse la giusta pena per sentirsi il responsabile di ciò che è successo al figlio: magari anche lui a volte avrà considerato l’ipotesi del suicidio, ma siccome nel suo caso il conflitto deriva dal senso di colpa, per lui sarebbe comunque un’evasione dalla sua punizione.

Eden, invece, vede nel pensiero della morte l’espiazione dei mali e dei peccati commessi, decidendo quindi di sacrificare sé stessa, togliendosi quel senso di colpa nella maniera più drastica possibile.

Eden (Tammy Blanchard) - The Invitation
Eden è preoccupata che Will possa rovinare la loro “festa”

The Invitation: le conseguenze dell’eccessiva convinzione

Eden e David non hanno nulla contro i loro amici in quanto, secondo la loro visione, togliendogli la vita, li stanno liberando dal dolore da cui sono afflitti.

In The Invitation, un tranquillo ritrovo tra amici si trasforma in una trappola che vedrà tutti i gli invitati lottare per la sopravvivenza.
Will si isola dal baccano dei festeggiamenti durante il brindisi, pronto a far esplodere tutta la tensione

Quando però Will con il suo gesto di rabbia rovina il loro sacrificio, l’atmosfera si spoglia di tutta la tensione e si rivela in tutta la sua brutalità: la calma e la cortesia spariscono dietro la violenta e disumana voglia di sfogare il loro risentimento sugli altri trascinandoli giù con loro.

Tutte le reazioni dei personaggi ci danno a questo punto un’autentica sensazione di realismo, guidandoci verso un terrore psicologico non tanto legato all’efferatezza delle azioni, ma a qualcosa che non riusciamo a concepire e non vorremmo credere che l’essere umano possa arrivare a fare.

L’atteggiamento pseudo-spirituale dei membri della setta è il cuore di questo orrore, alimentato dalla facilità tremendamente attuale con la quale molte persone sono attratte dalla promessa di salvezza e dall’idea che il male di alcuni possa diventare il bene di altri.

Di fatto Will non ha paura di loro, quanto piuttosto dell’idea che rappresentano: in realtà sono solo persone che hanno perso quella razionalità senza la quale un essere umano non può che ridursi a una bestia guidata principalmente dai propri istinti.

Will (Logan Marshall-Green) - The Invitation
Will e Kira cercano di sopravvivere all’assalto dei membri della setta

Il viaggio di Will verso l’accettazione del suo dolore

Ecco che quindi torniamo a quella scena iniziale in cui il protagonista investe accidentalmente il coyote decidendo di ucciderlo per pietà, perché ridotto in fin di vita.

David: «Hai fatto bene Will, così non ha sofferto».

Will sa di averlo fatto per risparmiargli un dolore, ma la scelta non è stata facile a causa del conflitto che si viene a creare tra azione e intenzione: egli infatti esercita un atto brutale e feroce con le sue mani, ma lo fa per pietà nei confronti dell’animale.

Verso la fine del film si ripresenta una situazione analoga, quando egli si trova davanti a Sadie (Lindsay Burdge) gravemente ferita sul divano e con lo sguardo perso, praticamente in fin di vita, comportandosi però in questo caso in maniera opposta. Se Will avesse scelto di darle il colpo di grazia lo avrebbe fatto solo con aggressività e ferocia, senza alcun sentimento di pietà, ma solo per vendetta, diventando anch’egli una bestia guidata dai suoi soli istinti.

Tramite l’esperienza vissuta durante quella serata Will rivaluta quindi il significato della sua sofferenza e realizza che se negare il suo dolore vuol dire ridursi come David e Eden, preferisce dare un valore a quello che ha vissuto e accettare di superarlo.

All’inizio egli non sa come gestire tutto quel dolore, che è anche l’unico modo per ricordarsi del figlio, se fosse più giusto cercare un sollievo definitivo oppure continuare a deprimersi crogiolandosi nel suo castigo senza fine. Quella che gli mancava era una terza opzione, quell’accettazione che, paradossalmente, solo un altro evento traumatico è stato in grado di fargli raggiungere.

Will (Logan Marshall-Green) - The Invitation
Will, stremato dagli eventi accaduti, realizza che il dolore e l’orrore sono nascosti in ogni singola casa del paese

Leggi anche: WandaVision – La rimozione metatestuale del lutto

Daniele Lacaprahttps://lastanzadelcinema.wordpress.com/
Sometimes everything seems just like a dream. It's not my dream, it's somebody else's. But I have to participate in it. How do you think someone who dreams about us would feel when he wakes up?

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