I morti – John Houston dialoga con James Joyce

Davide Ceccato

Novembre 28, 2021

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I morti se ne stanno sdraiati sotto la terra, indipendentemente da ciò che accade fuori, come stare sotto le coperte. Passeggiare in un cimitero è come osservare con i propri occhi il continuo divenire della vita paragonabile alla fiamma della candela che lenta si consuma appollaiandosi nella cera. Tuttavia succede, deve succedere, non bisogna aspettare che tutto intorno sia come lo si voglia lasciare, nessuno è mai pronto.

Che il mondo sia il posto più bello del mondo, o in cambiamento o in distruzione, non importa, perché alla fine l’avvento della morte non se ne cura. Una morte equivale a un milione di nuove nascite e una nascita equivale a un milione di nuove morti. Quindi iniziamo per finire noi intermediari della volontà della natura.

Riprendendo il sottilissimo confine tra noi e i morti possiamo dire tuttavia che non si divide la morte dalla vita, anzi, è un tutt’uno. Siamo terra e cielo uniti. La morte racchiude in sé appunto il divenire, catalizzatore del cambiamento. Un mondo appassisce per lasciar posto a un altro in un continuo movimento torrentizio, che sposta, rovescia e distrugge. Tutto questo, la crisi dei valori e un cambiamento che serpeggia, formula il racconto di James Joyce I morti.

I morti è una diagnosi sociale che ramifica a macchia d’olio verso un qualcosa di indefinito. John Huston trasporta nel cinema questo racconto dialogando con Joyce in un momento delicato della propria vita: la vecchiaia. Attraverso il racconto il regista, oltre a una diagnosi sociale, attua una diagnosi personale. Il mondo che cambia sono io che cambio. Il nuovo che si sta formando schiacciando il vecchio, il vaso di porcellana che si sgretola e il soffio sulla polvere.

La crisi dei valori è uno dei temi principali dell’opera di Joyce e la società che cambia pulsa nelle sue righe. Tutto si ambienta nel microcosmo di un giorno di Natale, in una festa in casa. La semplicità e spensieratezza di un clima festoso sono un terreno fertile per la nascita di questioni che possono inasprire l’ambiente.

La tensione del cambiamento si riscontra nell’ambito dell’arte quando Freddy, ebbro, racconta che ha sentito un tenore “negro” cantare con una meravigliosa voce, facendo nascere uno scetticismo a tavola su questo, rimediando il tutto con nostalgici ricordi dei tenori italiani.

Si avverte la tensione del cambiamento in ambito politico quando Gabriel balla con Miss Molly, che accusa il signore di essere un anglofilo, di non avere abbastanza a cuore la propria patria e di non essere abbastanza nazionalista per la sua Irlanda. Altro tema che ricorre molto in Joyce è l’evoluzione della visione della religione, sempre proposta a tavola con discorsi su dove finiscano atei, agnostici e appartenenti a credi diversi dopo la morte. È l’inizio della decadenza di principi considerati di ferro, resi traballanti dall’arte.

Il ballo
Il ballo (I morti)

«Stephen accennò col pollice alla finestra dicendo: “Quello è Dio. Urrà! Ahi! Fiuuuu!”. “Che cosa?” chiese Mr Deasy. “Un urlo in mezzo alla strada”, rispose stephen, alzando le spalle».

(James Joyce, Ulisse)

John Huston, riprendendo il racconto di James Joyce, ripercorre la sua carriera attraverso l’arte nelle signore che suonano il piano, ovvero nella prova di recitazione del tenore Bartell. L’evoluzione di tutto questo e di ciò che diventerà sono le battaglie che non avranno più senso di esistere.

La neve continua a cadere incurante di tutto.

Infine il regista, uomo anziano, si ritrova nei due coniugi nel finale dipingendo inoltre un testamento spirituale. Nello stato d’animo della donna scopre il dolore che porta la morte e il rimpianto. Questo perché Gretta ricorda, attraverso una canzone popolare irlandese cantata dall’anziana zia, un ragazzo che morì giovane che le cantava la stessa canzone. Invece Gabriel, pensieroso, si rivolge alle sue anziane zie, alla loro futura scomparsa e al suo rapporto amoroso con Gretta. In questo scopre la tristezza e la nostalgia, ma soprattutto l’amara accettazione di questo ciclo.

«La sua anima si dissolse lentamente nel sonno, mentre ascoltava la neve cadere lieve su tutto l’universo, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e su tutti i morti».

(J. Joyce, I morti)

E come la neve continuerà a cadere, l’arte continuerà a esistere.

morti
Cimitero innevato

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