Il festival di Ischia tra filosofia e arte

Gianluca Colella

Febbraio 14, 2022

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Anche quest’anno l’illuminata isola di Ischia propone il suo festival di filosofia, arte e cultura, giunto ormai all’ottava edizione.

La Filosofia, il Castello e la Torre è un momento prezioso dell’anno che nel mese di settembre anima di cultura e dialogo l’isola campana e coloro che la abitano. Quest’anno, neanche a farlo a posta, il tema della Call for Paper è la Bellezza, in tutte le sue problematiche sfaccettature.

Di seguito, ecco il reindirizzamento al sito del Festival.

La CFP tiene in considerazione riflessioni che vanno oltre la filosofia, investendo arte, psicologia, letteratura, storia e pedagogie.

Ischia
La locandina del Festival di filosofia di Ischia

Bellezza – Può davvero salvare il mondo?

Dopo la domanda sugli universi, sulla molteplicità e sulle differenze, il Festival Internazionale della Filosofia di Ischia e Napoli s’interroga sul tema della bellezza. Che cos’è la bellezza? Può servire al miglioramento dei rapporti umani, della nostra condizione comunitaria? La bellezza può davvero salvare il mondo? Interrogarsi sulla bellezza implica non poche difficoltà, specie quando la domanda si staglia sull’orizzonte etico.

Essa è di fatto qualcosa che perviene al soggetto attraverso i sensi. La sua percezione dipende dalle condizioni mondane in cui il ricevente ospita una data realtà a lui straniera. Essa dipende dall’esperienza. Un’opera d’arte, un paesaggio, una sensazione, un essere vivente attraverso il suo corpo esprimono bellezza, rimettendola agli altri nel modo del giudizio. Essa è dipendente dal piacere, da una reazione chimica che si attiva in noi. È un predicato, un mezzo che permette a tantissimi concetti ideali di costituirsi in un’identità reale, capace di declinarsi sempre diversamente nel tempo presente, nelle mode, nelle correnti culturali che essa percorre.

Ma la bellezza mette in disaccordo una molteplicità di soggetti. Nella filosofia antica il concetto di kalokagathia ha rappresentato al meglio questo dissidio etico. Ciò che è bello non è sempre buono. La bellezza esiste senza l’essere umano? Quanti tipi di bellezza esistono, allora, in noi e fuori da noi?

L’essere umano ha per questo cercato di catturare la bellezza, di crearla: basti pensare alla produzione d’arte, alla manipolazione della materia, degli oggetti. La bellezza viene percepita in tutte le forme e in tutti gli ambiti dello scibile umano, dalla filosofia alla matematica, dall’arte alla fisica, essa attraversa i concetti di simmetria, armonia. Ma quando diviene davvero buona? È vero che non ha nessun valore conoscitivo? Eppure, quando si traduce in altro, essa viene riconosciuta poiché mezzo di ricongiungimento pratico a concetti di difficile comprensione.

La bellezza diviene bontà, verità, virtù, bene comune.

Tutto quello che creiamo tende a questa dimensione estetica atta a suscitare in noi ammirazione, raggiungendo la dimensione etica, nella misura in cui unisce e aggiunge valore condiviso all’esperienza stessa. Qual è allora il sentimento che da essa si emana verso l’umano, verso quel sentire che ci riunisce sotto il segno di un destino comune?

La bellezza fugace viene espressa nella volontà umana di racchiuderla in opere, in artefatti. Rappresenta al meglio la sensazione di caducità della nostra esistenza: quando ci abbandona, ci angoscia. E per questo l’essere umano insegue, trova – idealizza, addirittura – la bellezza ovunque, anche nel suo contrario, cercando di traghettarla dalla sfera soggettiva a quella oggettiva.

Per questo essa è espressione di pace nella contemplazione, ma ancora di più di guerra interiore, perché ossessiona chi la vuole rappresentare, produrre. È universale, esclusivamente perché percepibile da tutti gli esseri umani.

Alla luce di questi quesiti – accordati alla storia del pensiero umano – qual è il valore della bellezza in un mondo che la insegue paradossalmente come un bene comune soggettivo? Se essa è espressione di un bene comune e può essere tradotta come tale, attivando in noi una mozione salvifica verso il mondo, come possiamo ridefinirla? Come possiamo condividere la tensione escatologica che essa contiene ed esprime? Se la natura è sempre stata espressione di bellezza, perché allora noi esseri umani la dominiamo imbruttendola, distruggendo la nostra unica dimora per guadagnare l’inferno dantesco?

È possibile che l’idealità – che la bellezza esprime e che ha sempre espresso – ci abbia allontanati dal mondo reale? La bellezza è un bene comune, qualcosa che esprime condivisione nell’esistenza e oltre. La conoscenza potrebbe intervenire nell’ambito estetico accordando la sfera soggettiva a quella oggettiva? Il mondo – inteso come comunità globale – può salvare la bellezza?

«Il principe afferma che la bellezza salverà il mondo! Ed io affermo che idee così frivole sono dovute al fatto che in questo momento egli è innamorato. Signori, il principe è innamorato, non appena è arrivato, me ne sono subito convinto. Non arrossite principe, mi impietosite. Quale bellezza salverà il mondo?».

(Fëdor Dostoevskij, L’Idiota)

Leggi anche: La Filosofia Il Castello e La Torre – Parole e bellezza tra Ischia e Napoli

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