1899 – Il loop della caverna di Platone

Linda El Asmar

Novembre 26, 2022

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Se i coniugi Baran bo Odar e Jantje Friese ci avevano confusi e stregati con Dark, 1899 ci trasporta in un loop filosofico sulla percezione della realtà che trascende lo spazio. A bordo della nave Kerberos, un eterogeneo gruppo di persone cerca di raggiungere l’America e la possibilità di una nuova vita. Nel momento in cui ricevono un messaggio dalla nave dispersa Prometheus il loro viaggio finisce per cambiare rotta.

1899
Il Kerberos

Ti devi svegliare

Fin dal suo inizio 1899 instilla in noi il dubbio. Dobbiamo ancora iniziare la storia che già presagiamo che ci sia qualcosa che non va, qualcosa di non detto. La stessa sigla, sulle note di una nuova versione di White Rabbit dei Jefferson Airplane, ci spinge a mettere in dubbio che la realtà che stiamo iniziando a osservare non sia così reale come pensiamo.

1899 si apre come una narrazione storica. Ambientata nell’anno del titolo segue la storia di una serie di passeggeri della nave Kerberos. I passeggeri, come gli attori che li interpretano, provengono tutti da Paesi diversi e parlano tutti lingue differenti. L’unica cosa che paiono avere in comune è la volontà di andarsene, scappare da qualcosa o qualcuno, per raggiungere una nuova vita in America.

La protagonista è Maura. Donna che fin dal suo aspetto si mostra diversa dalle altre. Non porta trine e corsetti, non si trucca e non ha capigliature ordinate. Alle spalle ha studi di medicina in un’epoca in cui l’istruzione per le donne non era scontata e porta con sé il trauma della perdita di un figlio. Si trova su quella nave unicamente con lo scopo di raggiungere suo fratello, che inizia a ritenere disperso sulla nave Prometheus. La seconda nave della flotta, infatti, è ormai dispersa in mare da settimane.

I passeggeri del Kerberos

Nel momento in cui l’equipaggio intercetta un messaggio dalla Prometheus la vita e il viaggio dei passeggeri della Kerberos vira drasticamente. Il capitano Eyk ha deciso di tornare indietro. Se è arrivato un messaggio vuol dire che qualcuno sulla nave ha bisogno di aiuto. Ma raggiunta la Prometheus l’unico sopravvissuto pare essere un bambino che, forse per il trauma o per un altro motivo, non dice una parola. Ciò di cui nessuno si accorge è che anche un’altra figura li segue sulla nave. Qualcuno che Maura non ricorda, ma che fa parte del suo passato.

Ogni puntata si apre con uno dei protagonisti che sta vivendo un sogno, o un ricordo, e che viene incitato a svegliarsi da una voce femminile che parrebbe quella di Maura. Dall’intercettazione del Prometheus iniziano a susseguirsi un insieme di avvenimenti strani. Morti, sparizioni, ipnosi di massa, ammassi di una strana materia. La nave inizia a diminuire le scorte di carburante. Il capitano prende decisioni dettate da un nascosto egoismo e sulla nave iniziano gli scontri. C’è chi si ammutina, chi deve fare i conti con il suo passato e chi crede che il bambino sia la causa dei drammi che la nave sta vivendo.

1899
Daniel (Aneurin Barnard), Maura (Emily Beecham) e il capitano Eyk (Andreas Pietschmann)

1899: una moderna caverna di Platone

Parallelamente ai disordini e agli strani avvenimenti della nave noi spettatori iniziamo a comporre un puzzle di cui la nave sembra essere solo la scatola. Tramite le strane visioni dei personaggi, il bambino e Daniel, il misterioso uomo salito a bordo dal Prometheus, iniziamo a comprendere che c’è ben altro. Probabilmente ciò che noi e i passeggeri del Kerberos vediamo non è la realtà delle cose, o meglio, forse non è l’unica.

Le visioni dei protagonisti, i cosiddetti sogni, sembrano appartenere a un vissuto reale più che onirico. Sembrano tracce di una vita che li ha portati fino sulla nave. Ognuno di loro sembra sapere perché sta viaggiando, ma non c’è mai molta chiarezza su cosa li abbia spinti a farlo. L’unico che apparentemente sembra avere una visione chiara delle cose è Daniel.

Ciò perché Daniel è quello che Platone chiamerebbe il filosofo. Ci troviamo infatti in una complessa e moderna rappresentazione del mito della caverna di Platone. Un gruppo di prigionieri vivono fin dalla loro nascita incatenati nel fondo di una caverna costretti a guardare solamente le ombre proiettate sul muro da un fuoco. Un giorno uno di essi viene liberato e spinto a uscire dalla caverna.

Daniel (Aneurin Barnard)

Superato un primo momento di trauma e sconforto difronte alla nuova realtà, l’uomo inizierebbe piano piano ad apprendere e conoscere ciò che fino a ora non ha mai visto, se non in alcuni casi come ombra sul muro. Inizia a sviluppare una conoscenza più complessa e precisa rispetto a quella dei suoi compagni ancora all’interno. Una conoscenza che lo rende diverso nel momento in cui torna nella caverna. Mentre gli altri continuano a cercare di indovinare e comprendere cosa siano le forme delle ombre sul muro, lui lo sa già poiché può connetterle a ciò che ha visto alla luce del sole.

Daniel a differenza degli altri è sveglio, è colui che ha avuto modo di uscire dalla grotta. Ora che ci è di nuovo dentro sa esattamente cosa sta succedendo e come funzionano le cose. Peccato che Maura non abbia assolutamente idea di chi lui sia.

1899
Elliot (Fflyn Edwards)

Il loop del Prometheus

Ciò che Daniel e Elliot, il bambino, stanno cercando di far fare a Maura è quello che Platone definiva il risveglio dell’anima, ovvero quel percorso traumatico e complesso che è l’uscita dalla caverna. Maura non si rende conto di essere all’interno di una realtà creata da lei stessa per fuggire a un dolore della sua vita reale. E allo stesso modo, ogni altro personaggio è li per lo stesso motivo.

I passeggeri e la flotta del Kerberos paiono essere dei prigionieri nella caverna, in cui hanno però scelto di entrare volontariamente per scappare dal dolore della loro realtà. Il prezzo per il loro ingresso nella caverna sono stati i loro ricordi. Ciò che però distingue la caverna di 1899 da quella di Platone è che essa è al centro di un esperimento, una simulazione con un tempo prestabilito.

La Kerberos, così come la Prometheus prima di lei, ha i minuti contati. E per quanto apparentemente la caverna sia stata costruita da Maura, a pilotare il gioco come un grande burattinaio c’è qualcun altro. Non è infatti Maura l’unico demiurgo, come la definirebbe Platone. C’è qualcun altro che continua, in un loop infinito, a ricreare da materia preesistente (ovvero le vite dei passeggeri) una serie infinita di realtà e scenari. Scenari che volta dopo volta finiscono per distruggersi e far iniziare nuovamente la simulazione cancellandone i ricordi a tutti quei prigionieri che non sono usciti dalla caverna.

Il capitano Eyk (Andreas Pietschmann)

1899: wake up

Maura e i pochi passeggeri della Kerberos che riescono a sopravvivere fino a fine stagione iniziano piano piano a capire, o meglio a comprendere cosa stia succedendo. Ma il tempo della simulazione Kerberos è giunto al termine.

La grande differenza con le simulazioni precedenti è che Daniel ed Elliot ce l’hanno fatta. Daniel ha fatto in modo che la simulazione Kerberos si elimini e che Maura possa mantenere i suoi ricordi anche nel prossimo loop. Perché Maura stavolta pare essere completamente sveglia.

Inizia una nuova simulazione e Maura apre gli occhi in una nuova caverna. Questa volta però è cosciente di esserci dentro. Ma è effettivamente una nuova grotta o è la realtà? Maura è circondata dai corpi dei suoi compagni di viaggio, tutti dormienti all’interno di strane capsule. Si trovano nuovamente su una nave, ma questa volta è nello spazio. Ad accoglierla è un computer su cui appare un messaggio. Il grande creatore di questa serie di loop è suo fratello, che la saluta con una frase quasi identica a quella che accoglie i protagonisti nella prima puntata.

1899
Maura (Emily Beecham)

Quindi dove siamo? Nella realtà o in un nuovo loop? Maura è finalmente sveglia e fuori dalla caverna? Questo non ci è dato saperlo fino alla prossima stagione di 1899. Viene però da fare un applauso ai produttori di questa serie di altissima qualità. La loro capacità di sviluppare un prodotto così complesso e allo stesso tempo costellato di difficoltà è estremamente lodevole.

Per comprendere meglio come è stato gestito il plurilinguismo del cast, i simbolismi, i problemi legati al Covid e le nuove tecnologie sfruttate si fa un invito a guardare lo speciale dietro le quinte, anch’esso su Netflix.

Leggi anche: Dark – Il problema logico-gnoseologico del finale

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