In paese è appena apparso un chiosco ambulante di ‘O pere e ‘o Musso – un ammasso di cianotici scarti di macelleria – e il piccolo Tommaso non può immaginare che il suo destino sia nelle mani di Vittorio, l’uomo che sta fendendo la carne davanti ai suoi occhi. Ma stanotte nulla è come sembra, e anche partecipare a una ghiotta lotteria può trasformarsi nella peggiore delle catastrofi. Ecco La notte è un giorno dispari di Vincenzo Giordano.
Classe ’94, Vincenzo Giordano nasce e cresce ad Angri, in provincia di Salerno, prima di trasferirsi a Roma. Nel 2021 consegue la laurea magistrale in Scritture e Produzioni dello Spettacolo e dei Media e un master presso La Sapienza. È stato docente di Elementi di Produzione Video presso l’Accademia Italiana di Firenze. Regista e sceneggiatore, i suoi cortometraggi vantano vittorie e selezioni internazionali. Nel 2023 fonda Calamazú, una casa di produzione cinematografica e audiovisiva, insieme a Carmen Bagalà.

La notte è un giorno dispari, presentato in concorso all’ArteSettima Fest, è un film di Vincenzo Giordano, e noi abbiamo avuto il piacere di intervistarlo.
Raccontaci il processo creativo e produttivo del film.
VINCENZO GIORDANO
La Notte è un Giorno Dispari è una sceneggiatura che arriva al suo compimento dopo cinque anni di riscritture. Ha cambiato connotati, ha aggiunto personaggi e si è arricchita molto, per poi tornare ad essere una narrazione consona al formato del cortometraggio. La sua stesura finale è coincisa con con la nascita di Calamazú, la società di produzione cinematografica che abbiamo fondato Carmen Bagalà ed io poco più di un anno e mezzo fa, così la la storia creativa e quella produttiva si intersecano creando poi un autore unico, come giusto che sia. In principio il mio desiderio era quello di raccontare dei personaggi disperati, sempre mancanti, brandelli di corpi e di personalità. Poi piano piano mi sono reso conto che avevo in realtà bisogno di raccontare cosa significa prendere consapevolezza davvero del pericolo, ossia iniziare a capire di che cosa è giusto avere paura. Fin dai primi momenti della scrittura era chiaro sia a me che a Carmen che era necessario cercare di raggiungere degli accordi per il cartone animato Flo la piccola Robinson e per la canzone La Vida Tombola di Manu Chao, e questo è stato il motore che che ha fatto nascere un una bellissima idea di produzione creativa che Carmen ha portato avanti anche a notte fonda parlando con i giapponesi della Nippon Animation. Ne siamo davvero fieri perché siamo convinti che generare nuove immagini oggi significa farlo sempre nel rispetto di che cosa è stato la storia del cinema e dell’audiovisivo prima di noi. Riuscire a portare sullo schermo nel 2024 un cortometraggio come La Notte è un Giorno Dispari, la prima produzione Calamazú con così tanta ricchezza creativa, produttiva, tecnica e di idee è stata davvero un’esperienza incredibile.

Sin dalle prime scene lo spettatore è pervaso da un’angoscia immotivata, quasi si sente a disagio, stordito in parte dal taglio della fotografia e dalla luce dei neon che ricorda un certo cinema nordeuropeo. C’è una costruzione minuziosa di questo aspetto di tensione crescente oppure si sviluppa in modo del tutto naturale e spontaneo?
VINCENZO GIORDANO
Il corto prende vita dalle scelte dei personaggi che lo popolano. Mi è sembrato naturale entrare in questa narrazione, dando per assodata una serie di scelte sbagliate che la storia non si dà il lusso di raccontare. Doveva essere “mancante” anch’essa, in un certo senso. Così gli scarti di macelleria che vende Vittorio, illuminati dai neon rosa, sono senz’altro un grande omaggio al cinema Nord europeo, ma anche un desiderio di rendere davvero diegetico questo tipo di illuminazione; staccarlo dal suo compito prettamente estetico e cercare di innalzarlo ad un nuovo livello: quello in cui si ha davvero bisogno di questo tipo di linguaggio che meglio di tutti ha fatto sì che questa angoscia – che più che immotivata definirei come assodata – diventi parte integrante del mondo in cui la storia prende forma.

Per ben tre volte una pistola compare sulla scena, senza tuttavia mai esplodere il colpo, sovvertendo così il principio narrativo della Pistola di Cechov. In tal senso, l’eruzione del vulcano nelle scene finali rappresenta un’iperbole dello sparo di pistola?
VINCENZO GIORDANO
Assolutamente sì, anche qui ho cercato di giocare con la struttura narrativa classica portando all’esasperazione un correlativo oggettivo del pericolo per riscriverlo nell’ottica di chi ogni giorno vive con una rivoltella puntata alla testa. Io sono nato e cresciuto ad Angri, in provincia di Salerno, in quello che mi piace definire il Dark Side of the Vesuvius. Una terra che non guarda al vulcano dal punto di vista paradisiaco del Golfo di Napoli, ma che anzi si estende in un controcampo che ha i colori terrosi e le sfumature indefinite di un orizzonte che viene interrotto sempre e comunque proprio dalla presenza del Vesuvio.
Oltre allo scambio di battute davanti al chiosco con il mandante dell’omicidio, c’è un altro significato dietro al titolo “La notte è un giorno dispari”?
VINCENZO GIORDANO
In questo titolo, in realtà, ho cercato di racchiudere tutta la mia gratitudine verso la tradizione. Mi spiego meglio: le commedie di Eduardo de Filippo sono state divise in due grandi raccolte: quelle scritte prima della Seconda guerra mondiale sono racchiuse ne “La Cantata dei Giorni Pari”, mentre quelle scritte dal ’45 in poi ne “La Cantata dei Giorni Dispari”. Secondo Eduardo, l’evento catastrofico è ciò che riveste tutti gli accadimenti ad esso postumi di un manto di tenebra, di disperazione, che spinge l’individuo in un baratro in cui anche la risata non può non essere accompagnata da una lacrima. La notte, quindi, è un giorno dispari se lo si guarda come un film di Refn contaminato dall’umanità palpabile dei personaggi del neorealismo e della commedia Eduardiana.

L’intreccio tra fato e caso è certamente inestricabile. Quanto pesano le due scelte sbagliate del protagonista (prendere il biglietto della lotteria e giacere con Carmela) sul senso che vuoi dare alla storia raccontata?
VINCENZO GIORDANO
Curioso il fatto che tu rintracci il protagonista nel personaggio di Andrea, perché se io oggi dovessi cercare di sceglierne uno non ne sarei ancora certo. Questo corto ha il grande valore di riuscire a raccontare in venti minuti un mosaico più che un ritratto. Di questo sono molto felice perché non è stato semplice, così come non è semplice tagliare con l’accetta i confini di un individuo. Certo è, però, che ogni individuo è il prodotto di tutte le sue scelte e se è vero che la società è il prodotto dei suoi individui, allora forse viviamo in un mondo che è dettato dal caso delle persone che incontriamo; delle fatalità delle loro scelte che, intersecate a tutte le nostre, danno vita a una miriade di futuri possibili.
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Che continuità vedi nella tua ricerca?
VINCENZO GIORDANO
Mi sono molto divertito a giocare così profondamente con il genere thriller. Penso che la vera ricerca a cui vorrei dedicarmi è quella di raccontare ogni storia per come merita, senza dover per forza imprimere la mia orma sulle storie che mi capitano tra le mani, sempre cercando di assoggettare la mia creatività a ciò che mi chiede davvero la storia. Per quanto riguarda i progetti futuri, ci sono sempre tante idee, tante riflessioni a cui però mi piacerebbe arrivare con le giuste consapevolezze che, se condivise da almeno tre o quattro persone, riescono a delineare i confini di una storia che può valere la pena raccontare. Posso dire che al momento mi sto dedicando ad un’idea di lungometraggio che ha che fare con l’umano, col divino e coi patti a cui scendiamo per provare a non deludere mai nessuno.




