Spring Waltz – Stefano Lorenzi e Clelia Catalano, amore e animazione

Sofia Racco

Febbraio 20, 2025

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Spring Waltz diretto da Stefano Lorenzi e Clelia Catalano è una piccola ode a un’umanità ferita. Il protagonista avanza senza incertezze verso un destino fabbricato dal filo spinato, proiettili e terrore, e lo fa consapevole del fatto che dall’altra parte troverà qualcosa che nella sua impalpabilità è più immenso e potente dei muri invalicabili e dei confini del corpo stesso. Lorenzi e Catalano scelgono il linguaggio dell’animazione per intessere una storia d’amore e di assenze dove confluiscono tutte le paure e le preoccupazioni che emergono dal passato e contaminano il presente.

Le illustrazioni di Clelia Catalano costruiscono un mondo in sottrazione, dominato da silenzi plumbei, spazi ristretti occupati da solitudini imposte: i due amanti colmano la distanza imposta da un’architettura che è un’emanazione del totalitarismo attraverso la creazione di un linguaggio segreto che si insinua nelle crepe del regime e ne denuncia tutta la fragilità. Attraverso questo atto di creazione la danza dei due amanti-artisti sopravvive e il suo spirito si espande anche al di là del muro, e dal regno dell’immaginario prende corpo e forma nella terribile realtà, diventando un segno tangibile di resistenza.

Spring Waltz, prodotto da Masi Film e Neutra Productions, grazie alla distribuzione di Pathos Distribution ha viaggia nel mondo in vari festival cinematografici, tra cui: Flickerfest, AmDocs, Girona Film Festival e alla 25a edizione di Cortometraggi che passione della Fice – Federazione italiana Cinema D’Essai.

Ecco Spring Waltz raccontato per voi da Stefano Lorenzi e Clelia Catalano.

Com’è nata l’idea del progetto di Spring Waltz

STEFANO LORENZI

Spring Waltz è nato in una notte insonne, colma di rabbia. Durante la sua prima legislatura, Donald Trump aveva annunciato la costruzione di un muro al confine con il Messico. Mi sembrava un’idea folle, fuori dal tempo, ma documentandomi ho scoperto che i muri che ancora oggi dividono popoli e persone sono molti più di quanto si pensi. Uno di questi l’ho visto con i miei occhi in Palestina, anni fa, mentre realizzavo un reportage nei territori occupati.Quella notte ho iniziato a scrivere la storia di Spring Waltz.

È venuta fuori di getto, in poche ore. Inizialmente immaginavo un cortometraggio di fiction, con Lorenzo Richelmy come protagonista, ma presto mi sono reso conto che i costi sarebbero stati proibitivi e trovare i finanziamenti sarebbe stato complicato. Poi, mentre giravo la serie L’Ora a Palermo, ho incontrato Clelia. Era venuta a trovarmi sul set. La conoscevo da anni come pittrice e, parlando, mi ha raccontato del suo desiderio di fare animazione. È stato un momento di connessione immediata: le ho detto che avevo la storia perfetta per un cortometraggio d’animazione. Le ho fatto leggere la sceneggiatura, le è piaciuta. A quel punto serviva una produzione capace di sostenere il progetto e innamorarsene. Così è stato: quando Guja Quaranta e Aurelia Musumeci Greco hanno letto la sceneggiatura, se ne sono appassionate all’istante. Da lì, Spring Waltz ha iniziato a prendere forma.

Abbiamo subito avviato lo sviluppo visivo del corto e, lungo il percorso, si sono unite alla produzione anche Laser Film e Masi Film. Quello che più mi colpisce è il modo in cui tutti i collaboratori – dal musicista al montatore, dal sound designer agli animatori – hanno aderito al progetto con entusiasmo, mettendo a disposizione la loro arte e il loro talento in alcuni casi anche gratuitamente. Un riconoscimento al cortometraggio, ancora prima che fosse ultimato. Una volta completato, Pathos lo ha preso in distribuzione, seguendolo con grande cura e dedizione.

Stefano Lorenzi

L’animazione è uno dei linguaggi in cui troviamo una maggiore spinta alla sperimentazione e alla libertà creativa, ma è anche un’arte che richiede precisione e una grande chiarezza di visione. Puoi parlarci della scelta di raccontare questa storia attraverso l’animazione? Qual è stato il vostro rapporto nel processo creativo?

STEFANO LORENZI

Provenendo dal cinema di finzione, ho cercato di applicare alla storia quella semplicità che amo quando giro un film o lavoro con gli attori: un rigore che valorizza il racconto senza sovraccaricarlo di spettacolarizzazione. Volevo che il corto avesse un respiro cinematografico, poetico e, al tempo stesso, esaltasse il tratto pittorico di Clelia, evitando quegli stilemi dell’animazione che, per quanto spesso affascinanti, trovo talvolta distraenti e poco coinvolgenti sul piano emotivo.

Per dare forma a questa visione, ho realizzato uno storyboard che aiutasse anche Clelia a cogliere lo sguardo del film. Abbiamo condiviso una lunga fase di preparazione, lavorando sulle tavole principali con un concetto chiaro in mente: less is more. Credo che proprio questa essenzialità abbia dato valore ai momenti in cui l’animazione si esprime nella sua unicità, mettendo in luce gli aspetti più emotivi e romantici della storia. Se l’animazione è libertà, Spring Waltz ne incarna l’essenza più pura: il desiderio di superare i confini, di abbattere non solo i muri fisici, ma anche quelli invisibili che ci separano. Oggi più che mai sento che abbiamo perso il senso dell’altro, il valore autentico della relazione umana, nella sua dimensione più affettiva e profonda.

CLELIA CATALANO

Per quanto riguarda me il processo creativo è stato difficoltoso all’inizio, avendo fatto fino ad allora animazione da autodidatta con la tecnica frame to frame per dei video musicali, in Spring Waltz abbiamo deciso di adottare la tecnica del cut-out, in accordo con Stefano e lo studio Grafimated Cartoon con il quale abbiamo collaborato, che prevede di disegnare i personaggi come fossero marionette (ovvero con tutti gli arti staccati ect), ho dunque dovuto imparare una nuova tecnica di disegno in modo da poter muovere più agilmente i personaggi. Una volta imparata la tecnica il lavoro è stato più fluido, ma si sa che in animazione bisogna armarsi di tanta pazienza. Poteva essere frustrante dopo una lunga giornata di lavoro vedere come risultato solo 2 secondi di girato, ma poi con le settimane il lavoro paga, e vedere sempre più scene complete ti dà la carica per continuare.

Clelia Catalano

Sempre sul piano visivo, quali sono state le influenze di Spring Waltz? Avevate dei punti di riferimento in particolare durante la fase di creazione?

STEFANO LORENZI

A livello stilistico, Spring Waltz non aveva per me un film di riferimento, ma era il frutto di un’immersione in immagini di muri che, in ogni parte del mondo, continuano a separare le persone. Inevitabilmente, il muro di Berlino è stato una grande fonte d’ispirazione, e la scelta del bianco e nero era già presente fin dalla scrittura.

In fase di sceneggiatura, avevo immaginato un finalissimo dove i nostri due protagonisti si trasformavano nei soggetti di un murales, mentre, lentamente, i colori tornavano a emergere. Davanti a quell’opera, le persone passavano distratte, assorte nei loro telefoni, chiuse dentro un muro invisibile. Alla fine, abbiamo deciso di non realizzarlo: forse sarebbe stato retorico, meno incisivo. Chissà!

Se c’è un regista a cui ho pensato durante la realizzazione, è Abbas Kiarostami. Sono stato suo allievo, e una sua poesia mi rimbombava in testa: «Qualcuno al di là del muro, qualcuno al di qua, non lo sa, né l’uno né l’altro, solo il poeta lo sa»

L’elemento d’ispirazione più potente, però, è stata la musica. Sin dalla scrittura, avevo in mente un valzer: sapevo che sarebbe stata quella la melodia giusta per accompagnare i protagonisti, tanto da riflettersi persino nel titolo. Ma la vera magia è stata quella creata dal compositore e amico Bruno Falanga. Con la sua musica, ha saputo cogliere l’essenza più profonda di questa piccola storia, rendendola ancora più unica e poetica.

CLELIA CATALANO

Per quanto riguarda l’estetica di Spring Waltz, mi sono ispirata al film muto del 1920  Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene. Affascinata da sempre dal cinema espressionista tedesco dei primi anni del ‘900 ho deciso, in accordo con Stefano, di realizzare questa storia d’amore, senza parole e senza colore, in questa chiave.

Il fulcro del corto è l’amore come un atto rivoluzionario che oltrepassa le barriere e sfida il potere, ma l’amore si accompagna anche alla creatività: i due protagonisti inventano un linguaggio segreto per comunicare tra di loro e colmare quella distanza imposta dall’alto. Qual è secondo voi il ruolo della creatività e dell’arte in un contesto oppressivo come quello che racconti in Spring Waltz?

STEFANO LORENZI

La creatività e l’arte, in un contesto oppressivo come quello raccontato in Spring Waltz, non sono solo un rifugio, ma un atto di resistenza, un ponte che permette di oltrepassare i confini imposti dal potere. I due protagonisti, creando un linguaggio segreto, trasformano la loro impossibilità di comunicare in un’opportunità: inventano un nuovo codice che sfugge al controllo di chi li vorrebbe separati. Questo è il potere dell’arte e della creatività: non solo esprimere, ma sovvertire, trovare nuovi spazi di libertà anche laddove sembra non essercene.

L’arte, in fondo, ha sempre avuto questo ruolo nei momenti di oppressione: dare voce a chi non può parlare, rendere visibile ciò che viene nascosto, creare connessioni laddove ci sono muri. È un linguaggio universale, capace di trasformare il dolore in bellezza e la costrizione in possibilità. In Spring Waltz, l’amore non è solo un sentimento, ma un atto rivoluzionario proprio perché si accompagna alla creatività: non accetta i confini, li ridisegna. In un mondo che costruisce barriere, l’arte è il modo più potente per abbatterle.

CLELIA CATALANO

Io credo che l’arte si faccia più forte e più viva nei momenti di difficoltà, in momenti come questi bisogna avere fantasia. La fantasia per la sopravvivenza diventa necessaria e inevitabilmente si trasforma in poesia.

D’altronde, è indiscutibile il potere dell’arte come strumento di sublimazione e trasformazione del dolore;  un processo di simbolizzazione che permette di ottenere una gratificazione, seppur momentanea, ai momenti di sofferenza quotidiani. 

Quali sono i vostri progetti futuri? Continuerete a esplorare il mondo dell’animazione? 

STEFANO LORENZI

Ho scritto un trattamento per un film di animazione e mi piacerebbe continuare a esplorare questo linguaggio, anche se in Italia fare animazione resta una sfida. Anche questa storia parla di un muro che divide, ma stavolta i protagonisti sono due bambini. È un film ambientato in un futuro immaginario, che però mi sembra raccontare profondamente il nostro presente e ciò che potremmo trovarci a vivere. Nel frattempo, continuo il mio lavoro come regista di fiction e presto uscirà il mio nuovo film al cinema, Afrodite. Lo presenterò prima a un festival, ma per ora non posso ancora rivelare quale.

CLELIA CATALANO

Per quanto riguarda il futuro attualmente sto lavorando al trailer della mia trilogia, che realizzerò in animazione, occupandomi di ogni singolo dettaglio: dai disegni alla regia. Il genere sarà thriller psicologico/horror e le protagoniste saranno delle donne in fasi diverse delle loro vita.

Leggi anche: /ma·tri·mò·nio/ – Gaia Siria Meloni, ricerca sociale e cinematografica

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