Significato e finale di L’odore della notte di Claudio Caligari – che odore ha la vendetta?

Salvatore Gucciardo

Novembre 27, 2025

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«Muoio come uno stronzo e ho fatto solo tre film»

(Claudio Caligari)

Di fronte ad un semaforo rosso, a Roma, Caligari sputava questa triste verità al suo amico Valerio Mastandrea. La condizione di un’anima. Il suo amico Valerio non risponde subito, lascia il tempo a quella frase di farsi eco, di incidersi nel silenzio dell’abitacolo di un auto che vaga in una qualunque notte romana. Dopo poco gli risponde: «C’è gente che ne ha fatti trenta ed è molto più stronza di te!». Claudio reagisce con lo stesso sorriso beffardo che il suo amico Valerio mostra in camera nel finale de L’odore della notte, mentre interpreta Remo Guerra. Il sorriso di chi non poteva, e forse nemmeno voleva, farla franca. Di chi non ha avuto molta speranza, ma tanta e tanta vita.

Di chi era in guerra senza mai uccidere nessuno.

Claudio Caligari e Valerio Mastandrea sul set de L'odore della notte

«Salivano dall’estremo orizzonte, quasi portate dal vento, le prime ombre della notte. E forse per la magica trasparenza lunare, o per la fredda crudeltà di quell’astratto, spettrale paesaggio, una delicata e labile tristezza era nell’ora, quasi il sospetto di una morte felice»

(Curzio Malaparte, La pelle)

Come un’onda che si infrange contro una scogliera, ognuno dei tre film di Caligari provoca un rumore che spaventa, anche senza essere tempesta. Come il rumore di una siringa che buca una vena; di un colpo di pistola silenziata; di una trave che cade in un cantiere. Eppure non ci sono scogli in questi film. C’è il mare, quello di Ostia, ma nessun onda che si infrange contro uno scoglio. Una distesa di mare di cui ascoltiamo il respiro. Che osserviamo coi nostri occhi, perdendoci. Facendoci venire i pensieri.

Claudio Caligari fotografato di fronte il mare di Ostia

«Sai che la gente di mare c’ha l’occhi… per colpa de sto spazio immenso senza punti de riferimento. Così l’occhio se concentra, s’esercita, come un muscolo. Anche i miei so un po’ così»

(Remo Guerra)

Il cinema di Caligari è quell’onda infranta e quell’incessante respiro.
L’odore della notte è il flusso di coscienza di questo cinema, del suo autore e di quel personaggio interpretato dal suo amico Valerio, Remo Guerra.

«Per me era diverso, io ero in guerra…»

(Remo Guerra)

Valerio Mastandrea e Marco Giallini da un frame de L'odore della notte

L’odore della notte è cinema popolare. È la vendetta proletaria contro l’oasi borghese. L’assalto al cielo dei quartieri bene di Roma. Un uomo perso in uno spazio immenso, senza punti di riferimento, che con voce monotona narra la propria esistenza, le proprie scelte, i propri pensieri. E che nella notte trova la propria vendetta, quella proletaria, andando in cerca, solo, di «Un po’ di roba per me».

«Quel tubo d’acciaio alitava morte. Quella canna che spianando la pistola ti arriva quasi in bocca, è una pura idea di morte, molto più della pistola stessa. È la morte che arriva in silenzio e garantisce chi spara»

(Remo Guerra)

Remo sistema la pistola, inserisce il silenziatore e si guarda allo specchio, ma lo specchio non si vede. Non c’è Travis e la sua immagine riflessa, diversa, bipolare, come in Taxi Driver. Non c’è l’alienazione o la nevrosi figlia della guerra e della vita d’inferno, tradita, che vive Travis. Remo è freddo, glaciale. Sa già qual è la sua condizione. La sua solitudine oscilla tra la necessità storica e la scelta personale. Remo rappresenta la sconfitta delle aspirazioni ideali degli anni settanta, dei movimenti sociali come dei gruppi armati rivoluzionari. È lui con sé stesso, la pistola e un unico scopo: sfogare la propria rabbia con una vendetta ben indirizzata.

Non c’è nevrosi, ma desolazione. Non c’è psicosi, ma freddezza. C’è il cinismo, l’individualismo, la sconfitta degli anni settanta e il reflusso degli anni ottanta, visti dallo sguardo di chi, come Remo, la guerra e la sconfitta le ha vissute sulla sua pelle per più di trent’anni.

Frame da L'odore della notte di Claudio Caligari

«Nei grandi labirinti metropolitani regna il silenzio della separatezza e dell’impotenza, i volti “serializzati” dei “politici” ripetono parole prive di senso dagli schermi televisivi. Sono iniziati gli anni ottanta. Gli anni del cinismo, dell’opportunismo e della paura»

(Nanni Balestrini, L’orda d’oro)

Non c’è più nessun sogno di potere proletario. Caligari non vede più nessuna rivoluzione armata, lui che l’ha osservata e attraversata da vicino. Non la vede neppure Remo, figlio della borgata e ridotto a stare dentro il ruolo del nemico della rivoluzione: la guardia.

«Ma chi ha detto che non c’è»

(Gianfranco Manfredi, Ma chi ha detto che non c’è)

Chi lo ha detto non l’ha mai vissuta. Non ha mai visto in faccia l’alternativa. Caligari forse l’ha vista quell’alternativa, quando girava La parte bassa (1978), quando frequentava Franceschini e i brigatisti, ma probabilmente non c’ha mai creduto. Nel suo cinema l’alternativa sta nel cinema stesso, nella consapevolezza che un cinema vero, onesto, reale è possibile. Anche Remo non ha mai creduto a quell’alternativa che «Sta nel sogno realizzato Sta nel mitra lucidato Nella gioia, nella rabbia Nel distruggere la gabbia Nella morte della scuola Nel rifiuto del lavoro Nella fabbrica deserta Nella casa senza porta». La sua alternativa sta solo nella vendetta, nella guerra personale, nell’assalto in solitaria al cielo della borghesia romana.

Frame da L'odore della notte di Claudio Caligari

«La cosa che anche allora pensavo era: fai guerriglia in un paese col capitalismo avanzato, è chiaro che perdi»

(Claudio Caligari)

In quell’Italia smarrita che, come tutto il mondo, ha visto tramontare il sol dell’avvenir e vedrà sorgere il neoliberismo, Berlusconi e la Seconda Repubblica, dalle ceneri di Tangentopoli, delle stragi di mafia e della disoccupazione, rimane solo la voce di una coscienza senza più punti di riferimento, un sottoproletariato ormai distante dalla sacralità pasoliniana. Rimane la borgata come condizione dell’anima, se di una qualche anima, ancora, c’è traccia.

«È una cosa umiliante, orribile, è una necessità vergognosa lottare per vivere. Soltanto per vivere. Soltanto per salvare la propria pelle»

(Curzio Malaparte, La pelle)

«per il momento ero libero, ma la mia era una libertà avvelenata»

(Remo Guerra)

Significato e finale de L'odore della notte

Aleggia nell’aria un profumo di sangue ferroso. Un odore acre, dissipato nella notte più silenziosa. Remo è stato ferito.

Con un lungo piano sequenza la mdp lo segue mentre barcolla in cerca di aiuto. Sbiascica di essere portato all’ospedale. Ma non ci crede fino in fondo di poter essere salvato, come non ci credette fino in fondo né RenzoRino Gaetano, ne La ballata di Renzo. Finisce per accasciarsi di fronte una fontana. La polizia l’ha beccato. La mdp si muove verso l’alto ed un canto lirico accompagna la religiosità dell’inquadratura.

Un angelo pare disteso per terra.

Ma Remo non è affatto un angelo. Non ha nessun anima che possa aspirare al cielo, la nostra cara Italia gliel’ha portata via. Ma Remo non muore mica. Non muore nemmeno quando, nel finale del film, dopo l’ultima grande rapina nella villa di un grande politico della Democrazia Cristiana, viene definitivamente preso dalla polizia e con la stessa apatica, monotona voce che accompagna L’odore della notte, dice «mi avevano preso finalmente. I ricchi avevano avuto la loro rivincita. Prima o poi doveva succedere.».

Remo ha finito di lottare per vivere già da un po’.

E anche Caligari ha smesso di lottare per vivere già da un po’, ma di lottare per il cinema quello no.

Non ha mai smesso.

Il finale de L'odore della notte: il sorriso beffardo di Remo Guerra

Remo sorride di fronte la camera, si volta, si rivolta e spara.

E anche Claudio, in quella scena, sferra il suo secondo colpo.

Ce ne sarà solo un altro.

E va bene così.

«Aida
La costituente
La democrazia
E chi ce l’ha
E poi trent’anni
Di safari
Fra antilopi e giaguari
Sciacalli e lapin»

(Rino Gaetano, Aida)

Leggi anche: Lettera a Claudio Caligari – Tranquillo Claudio, se c’è un aldilà siamo tutti fottuti

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