Le interpretazioni di Margherita Buy restano scolpite nella storia del cinema per la profondità e la capacità di trovare un contatto con il pubblico
Ci sono attori e attrici che riescono ad entrare fin dentro nell’animo umano con estrema sensibilità e profondità. Uno di questi è senza ombra di dubbio Margherita Buy. La sua carriera attraversa decenni, eppure riesce sempre a sorprendere, sia in ruoli drammatici che in interpretazioni più leggere, permeate da quella sincerità che la contraddistingue.
Non è facile raccontare Margherita Buy senza parlare di emozione pura. Ogni personaggio che interpreta porta con sé delle tensioni invisibili che tutti abbiamo sperimentato: l’amore, la perdita, la solitudine e, talvolta, una lenta rinascita. Attraverso il suo sguardo, il pubblico non vede semplicemente una storia raccontata, ma la propria vita riflessa sul grande schermo. L’attrice romana incarna fragilità e forza allo stesso tempo, tanto che registi di calibro come Carlo Verdone, Ferzan Özpetek e Nanni Moretti scelgono puntualmente di affidarle ruoli centrali nelle loro opere più significative.
Film che raccontano la grandezza di Margherita Buy
Il percorso di Margherita Buy è costellato di momenti che hanno definito la sua carriera. Vincitrice di sette David di Donatello, otto Nastri d’argento, cinque Globi d’oro e tredici Ciak d’oro il suo impatto è stato fin da subito evidente. Per capire la sua essenza è necessario osservare le sue scelte artistiche, le sfumature del suo linguaggio corporeo e la naturalezza con cui rende credibili le emozioni più complesse. Cinque interpretazioni (cinque vite diverse) in particolare, emergono come esempi di questo percorso, mostrando una crescita artistica che si intreccia strettamente con la sua sensibilità personale.

Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992, regia Carlo Verdone): Nel suo primo grande ruolo da protagonista, Margherita Buy dà vita a un personaggio sospeso tra ironia e malinconia. Nelle vesti di Camilla Landolfi riesce a bilanciare momenti comici e scene di introspezione la rende già allora un’attrice di rara intensità, con il talento di trasformare la quotidianità in materia cinematografica di qualità.
Le fate ignoranti (2001, regia Ferzan Özpetek): Qui l’attrice si misura con un universo emotivo completamente diverso: una storia d’amore e di scoperta interiore in cui la fragilità di Antonia, la protagonista, diventa forza. Buy riesce a rendere credibile il delicato equilibrio tra dolore, desiderio e speranza, confermandosi maestra nel dare voce ai sentimenti più sottili.
I giorni dell’abbandono (2005, regia Roberto Faenza): Con Olga veste un ruolo drammatico che esplora il dolore di una donna tradita e abbandonata. Margherita Buy cattura ogni sfumatura del crollo emotivo e della rinascita personale, trasformando una storia dolorosa in un ritratto universale della resilienza femminile.
Viaggio sola (2013, regia Maria Sole Tognazzi): In questo film, la sua interpretazione è più introspettiva e meditativa. La Buy incarna una donna, Irene, che scopre la propria libertà dopo anni di sacrifici, mostrando una maturità e una leggerezza nuova che sorprendono per sincerità e naturalezza.
Mia madre (2015, regia Nanni Moretti): Forse il ruolo più complesso della sua carriera recente. Tra crisi familiari e riflessioni personali, Margherita Buy, nei panni di Margherita, costruisce una performance intensa e profondamente umana, confermandosi una delle interpreti più complete del cinema contemporaneo italiano.
In ciascuno di questi film, Margherita Buy dimostra come il talento non si limiti alla tecnica della recitazione, ma si trasformi in un contatto con il pubblico a livello emotivo.




