Ambientato tra gag e situazioni esilaranti, il film di Genovesi si distingue per ironia raffinata e cast d’eccezione.
Milano, 20 dicembre 2025 – A oltre un decennio dalla sua uscita, resta un punto di riferimento nella commedia italiana Il peggior Natale della mia vita, film del 2012 diretto da Alessandro Genovesi, regista noto per il suo stile leggero e ironico che ha saputo rinnovare il genere senza cadere nelle volgarità tipiche dei cinepanettoni. Ambientato nello scenario suggestivo del Castel Savoia a Gressoney, questo sequel de La peggior settimana della mia vita ripropone le disavventure di Paolo, interpretato da Fabio De Luigi, affiancato da Cristiana Capotondi nel ruolo di Margherita.
Trama e protagonisti: un Natale tra equivoci e gag
La storia ruota attorno a Paolo, un uomo sfortunato e pasticcione, che si reca al castello di Alberto Caccia per trascorrere il Natale con la famiglia di Margherita, sua moglie incinta al nono mese. Con loro è presente anche Benedetta, figlia di Alberto e amica d’infanzia di Margherita, anch’essa in dolce attesa. Tra equivoci grotteschi e situazioni comiche, Paolo riesce a generare caos e confusione, culminando in un malinteso che fa credere a tutti che Alberto sia morto per colpa sua. La narrazione si sviluppa tra gag sul tacchino di Natale rovinato, una cocorita accidentalmente uccisa e un incendio causato da Paolo, offrendo così una commedia brillante ma mai volgare.

Fabio De Luigi conferma la sua abilità nel ruolo del protagonista imbranato, mentre Cristiana Capotondi interpreta con naturalezza una Margherita alle prese con la gravidanza e le tensioni familiari. Il cast è arricchito dalla presenza di attori del calibro di Diego Abatantuono e Anna Bonaiuto, quest’ultima premiata con il Capri Cult Award nel 2012 per la sua interpretazione nel film.
Successo commerciale e critica
Distribuito da Warner Bros Italia il 22 novembre 2012, Il peggior Natale della mia vita ha incassato complessivamente 7,8 milioni di euro, confermandosi un buon risultato al box office per una commedia natalizia italiana. La prima televisiva su Canale 5 del dicembre 2013 ha raccolto quasi 6 milioni di spettatori, con uno share superiore al 25%, segno di un favorevole gradimento del pubblico.
Nonostante alcune critiche riguardanti la prevedibilità della trama e la ripetitività di alcune gag, il film è stato apprezzato per la capacità di far ridere senza ricorrere alla volgarità, un risultato che Alessandro Genovesi ha più volte sottolineato come un obiettivo fondamentale della sua regia. Il film si distingue per una comicità che si sviluppa anche nei momenti più drammatici, come la gestione ironica della morte e di situazioni familiari complicate, grazie a personaggi ben delineati e a una scrittura brillante.
Il regista Alessandro Genovesi e il suo percorso
Alessandro Genovesi, nato a Milano nel 1973, ha consolidato la sua carriera nel panorama cinematografico e teatrale italiano grazie a commedie che mescolano ironia e situazioni quotidiane con un tocco di umanità. Dopo il successo di Happy Family al teatro dell’Elfo di Milano, da cui è stato tratto il film diretto da Gabriele Salvatores, Genovesi ha diretto e sceneggiato diverse pellicole di successo tra cui La peggior settimana della mia vita (2011) e il suo sequel natalizio.
Nel corso degli anni, il regista ha saputo mantenere un equilibrio tra leggerezza e contenuto, evitando cliché e volgarità e ottenendo apprezzamenti sia dal pubblico che dalla critica. Tra i suoi lavori più recenti si segnalano film come Fabbricante di lacrime (2024), che si è posizionato come il film italiano internazionale più visto su Netflix, e la serie televisiva Ridatemi mia moglie (2021), che ha riscosso ascolti rilevanti. Il suo stile narrativo è caratterizzato da un’attenta costruzione dei personaggi e da una comicità mai banale, elementi che hanno contribuito al successo delle sue produzioni.
In questo contesto, Il peggior Natale della mia vita rappresenta un tassello importante della filmografia di Genovesi, incarnando la sua visione di una commedia italiana moderna, capace di divertire senza rinunciare a una certa qualità e sensibilità nella narrazione.




