Un omaggio al maestro delle radio rurali, messier Lollì.
«Non sono un tecnico eccezionale, sono un tecnico con tanta fantasia. Usavo tutti i mille trucchi.»
(Giorgio Lolli)
Radio Solaire. Radio Diffusion Rurale è il titolo del documentario di Federico Bacci e Francesco Eppesteingher, girato in collaborazione con lo stesso Giorgio Lolli, purtroppo scomparso nel 2023. Il documentario è un viaggio nella sua vita, nei quarant’anni trascorsi nell’Africa subsahariana, tra i paesi nei quali ha installato oltre 500 emittenti radiofoniche.
Un viaggio visivo grazie all’archivio personale di fotografie e filmati, e grazie alle voci di Abdrahmane Cissoko, suo più stretto allievo e collaboratore, e alle voci di coloro che, grazie a Lolli, hanno inscritto il loro futuro e la loro vita nel mondo della radiofonia. Coloro che lo hanno seguito lasciandosi affascinare dalle sue tecno-magie e adottandolo come maestro.
«La radio è stata la mia rivoluzione»
(Giorgio Lolli)

Una rivoluzione popolare, law tech, a basso costo e alla portata di chiunque, così la intendeva Giorgio Lolli quando ha cominciato a installare antenne radio in diverse nazioni dell’Africa: Eritrea, Mali, Togo, Senegal, Burkina Faso. Partito per l’Eritrea nel 1978 con amici per filmare la lotta del Fronte di Liberazione, si ritrova ad aggiustare la radio che i combattenti utilizzavano per collegarsi con un gruppo di palestinesi in Giordania. La risoluzione del guasto è la scintilla che innesca un rapporto durato l’arco di una vita con l’Africa.
Da quel momento Lolli crea per i combattenti la prima radio di tante:
«Torno giù con un trasmettitore, metto l’antenna, la mimetizzo con il fogliame e i rampicanti per non farla trovare e abbattere dai nemici, così la voce della resistenza riesce ad arrivare alla città. Mettendo anche musica e parole».
(Giorgio Lolli)

Il fascino per le radio inizia già nell’infanzia, quando da bambino rubava il colapasta alla madre per fare l’antenna radio, poi approfondita durante il militare, nutrita nella Bologna di Radio Alice e delle tele-street del Pratello, per cui svolge mansioni tecniche. Con l’attivismo nella sezione locale del PCI non perde occasione per documentare, scattare, in una parola raccontare ciò che accadeva attorno: le manifestazioni studentesche del ’77 e la strage della stazione centrale del 2 agosto 1980.
«Se c’era qualcosa di sospetto, che non andava, si partiva e si filmava. Lavoravo in parallelo. Radio e foto. Mi piaceva da morire».
(Giorgio Lolli)
Ma l’attrazione più forte è verso il continente africano, nel quale Lolli, come un veggente, capisce che la radio ha un potenziale di liberazione enorme, se usata dalle persone locali per auto-narrarsi.

«Vedevo gli africani al campo con al collo le radioline per ascoltare le radio straniere, ma nessuno parlava di loro o nel loro interesse, e mi son detto:
qui per cambiare bisogna darci una radio, una radio loro.»
(Giorgio Lolli)
E Lolli, da uomo pratico, lo fa. Coinvolge amicizie nelle ONG per creare in Mali, la prima radio rurale comunitaria. L’ingegno aiuta a superare gli ostacoli logistici e così l’antenna radio viene spacciata per strumentazione radiologica per l’ospedale di Tirè, con gli adesivi della croce rossa sulle scatole. Il materiale viene sdoganato e trasportato poi su quella collina, vicina alla casa base della radio, dove verrà installata l’antenna, tra famiglie di babbuini e vegetazione.

Nasce così la prima radio libera, fuori dal controllo dello stato, in un paese in cui erano «bastati pochi mesi di liberalizzazione della carta dei giornali, a creare una rivolta e a chiedere il multipartitismo, e quindi più voci che fanno la democrazia».
«Immaginate cosa può fare avere delle radio associative, in un paese in cui tutti ascoltano la radio», soprattuto se la radio la crea colui che era considerato “il mago delle emittenti” e che pensava alle radio come strumento di emancipazione.
La radio permette di creare rete, unire persone, far correre notizie e informare, nelle parole di Abdrahmane Cissoko:
«Questo permetteva alle persone di comunicare davvero, di riunirsi, di resistere. E fu da allora che… tutti i problemi sono iniziati. Ci furono rivoluzioni a partire da questo problema della radio. Fino alla caduta del regime».
«La radio ha un grande potere. E’ davvero lo strumento del contropotere».
(Yacouba Issouffi Maiga, ingeniere maliano)
E infatti Radio Bamakan (la voce del coccodrillo) ebbe il potere di riunire i giovani, di creare collante, di parlare dei problemi delle persone, di essere realmente un trasmettitore delle questioni sociali:
«La radio comunitaria svolge un ruolo centrale, facendosi carico delle preoccupazioni della comunità. Ci sono molte minoranze che fanno programmi alla radio. C’è un programma dedicato all’occupazione giovanile, un programma dedicato alla migrazione, all’ambiente, all’istruzione…a molte tematiche».
La radio da strumento di potere popolare, si esprime nelle lingue locali, abbandonando la voce del colonizzatore per abbracciare la pluralità linguistica, la legittimazione del potere della propria identità linguistica:
«Molti programmi sono realizzati interamente a questa stazione radio, dove si parla Mandinka, si parla Pulaar, Joola, Sérère, Wolof e anche il francese».
(Codou Loume, giornalista di Radio Oxy Jeunes)
«Ci sono molti giornalisti che hanno avuto il complesso di parlare la lingua locale, perché per essere un grande giornalista, bisognava parlare il francese di Molière».
(Oumar Seck Ndiave)
Libertario e metodico Lolli capisce che installare radio e vendere antenne e tubi zincati a prezzi competitivi non basta, bisogna formare le persone, dargli conoscenze proprie e farle andare lontano in autonomia. Perché se si verifica un guasto bisogna saperlo riparare e una volta fatta la radio va pensata la programmazione. Nasce quindi la scuola per tecnici radiofonici, incalzati dalla voce del maestro che grida: «Studiate Dio bono, gli dicevo sempre. Meno chiesa più scuola».

Lolli crea una famiglia, in cui gli studenti provenienti da villaggi lontani possono studiare e restare a dormire, gli offre una casa e un futuro.
«Poi alcuni ragazzi, li facevo continuare. La cosa bella per imparare il lavoro è che io insegno a te, tu insegni a un altro, l’altro insegna a un altro ancora».
(Giorgio Lolli)
«Una chiaroveggenza straordinaria. Tu saprai, tu imparerai, e potrai spiegarlo a qualcun altro».
El Hadji Babacar Diop
La trasmissione del sapere è la chiave per la rivoluzione culturale, per impossessarsi dei mezzi e renderli estensione della propria voce e non più la voce del padrone. Il sapere si estende nel saper fare e quindi nell’imparare un mestiere, trovare un lavoro e abbandonare l’idea di una migrazione forzata, per decidere invece di viaggiare per piacere e non per costrizione.
«Bisogna dare lavoro. Questa è la prima cosa, se c’è lavoro non c’è nessuno che viene via, oppure mi auguro che verranno via in migliaia ma a fare i turisti, con la macchinetta fotografica al collo e poi tornano a casa».
(Giorgio Lolli)

Nella lungimiranza e nella visone amplia sta la grandezza di Lolli, creativo e pronto a improvvisare, a spiegare con chiarezza e a tirar fuori dal suo gilet da elettricista strumenti per dare il potere alle persone. Un tecnofantasista della radio, del trasmettitore a bassa potenza contro le radio di lusso, della circolazione dei saperi e della riappropriazione della voce popolare.
Una persona che voleva unire e ramificare. Che lascia in eredità a Cissoko un’ultima visione da realizzare, una radio per i migranti contemporanei, una voce dal crocevia di passaggio che informi e renda consapevoli:
«Voglio una radio che si apre all’uomo, l’uomo della strada. La strada che connette i confini tra Mali, Senegal e Mauritania, vai a Kidira e fai un contratto con loro».
(Giorgio Lolli)




