Jesse doveva morire, la verità su Tuco e l’episodio Felina: le curiosità che (forse) non conosci di Breaking Bad

Mario Cassese

Gennaio 24, 2026

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Ci sono serie che si guardano, altre che si ricordano. E poi c’è Breaking Bad, che continua a vivere come un organismo pulsante, capace di generare storie, aneddoti e leggende anche anni dopo la sua conclusione. Ogni dettaglio, ogni scelta narrativa, ogni retroscena contribuisce a costruire un mosaico che ancora oggi affascina milioni di spettatori. E quando persino George R.R. Martin, padre de Il Trono di Spade, definisce Walter White “un mostro più grande di qualsiasi personaggio di Westeros”, si capisce che siamo davanti a qualcosa di unico.

Dietro la perfezione della serie, però, si nasconde un mondo di coincidenze, intuizioni e colpi di fortuna. Uno dei più clamorosi riguarda Jesse Pinkman: nelle intenzioni originali, il personaggio sarebbe dovuto morire nel nono episodio della prima stagione, ucciso da Tuco. Lo sciopero degli sceneggiatori del 2007/2008 bloccò le riprese, costringendo Vince Gilligan a rivedere i piani. Una pausa forzata che cambiò la storia della televisione: Jesse divenne l’anima emotiva della serie.

Non mancano i dettagli curiosi disseminati nella trama. Le coordinate che Walt usa per indicare il luogo dove ha sepolto i soldi non portano a un deserto sperduto, ma ai Q Studios di Albuquerque, dove la serie è stata girata. Un piccolo gioco meta-narrativo che i fan più attenti hanno subito notato.

E poi c’è Aaron Paul, che ha costruito un personaggio iconico senza aver mai preso una sola lezione di recitazione. “Fai finta di essere qualcun altro, questo è tutto ciò che devi fare”, ha raccontato. Una semplicità disarmante per un ruolo che gli ha cambiato la vita.

Molti dei momenti più intensi della serie hanno lasciato il segno anche sugli attori. Bryan Cranston, dopo aver girato la scena della morte di Jane, ebbe un crollo emotivo e pianse per quindici minuti. Non sorprende, quindi, che nell’ultimo giorno di riprese della quinta stagione abbia deciso di tatuarsi un omaggio alla serie sul dito.

Altre scelte creative sono nate da esigenze pratiche. L’episodio “Fly”, uno dei più discussi e simbolici, fu realizzato per ragioni di budget: un solo set, due attori, tempi stretti. Eppure è diventato un cult.

Non mancano gli incidenti di percorso: Christopher Cousins, interprete di Ted Beneke, dovette ricorrere a uno stuntman per la scena della caduta, perché si stava riprendendo da un intervento alla colonna vertebrale. Al contrario, Cranston riuscì a lanciare la famosa pizza sul tetto al primo tentativo, un gesto diventato iconico.

La produzione ha sempre trattato i personaggi con grande rispetto. Quando venne girata la scena della morte di Mike, tutta la troupe indossò un lutto al braccio: era l’ultimo episodio di Jonathan Banks. E per realizzare la terrificante scena del volto di Gus in “Face Off”, venne chiamato il team di The Walking Dead, maestro negli effetti speciali più estremi.

La serie è composta da 62 episodi, e anche questo numero nasconde un simbolismo: il 62º elemento della tavola periodica è il Samario, usato per trattare il dolore dei pazienti oncologici. Un richiamo diretto alle origini della storia di Walt.

RJ Mitte, interprete di Walt Jr., soffre realmente di paralisi cerebrale, anche se in forma più lieve rispetto al suo personaggio. Curiosamente, è anche l’unico protagonista che Jesse non incontra mai.

Molte scelte produttive sono state dettate da necessità pratiche: la serie doveva essere ambientata in California, ma venne spostata ad Albuquerque per ragioni fiscali. Una decisione che ha contribuito a creare l’estetica desertica e polverosa che oggi associamo a Breaking Bad.

Il casting di Cranston fu un altro colpo di genio: Gilligan convinse AMC mostrandogli un episodio di X-Files da lui scritto, in cui l’attore interpretava un uomo moralmente ambiguo. Il resto è storia.

Anche il titolo dell’episodio finale, “Felina”, è un enigma chimico: Fe, Li, Na. Ferro, litio, sodio. Sangue, meth e lacrime. Un epilogo perfetto. E non è un caso che la telecamera si soffermi sulla targa del New Hampshire con il motto “Live Free or Die”, lo stesso titolo della première della quinta stagione.

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