Famoso regista calabrese, Gianni Amelio ha dato un grande contributo alla narrazione intima e psicologica. Ecco i suoi film più famosi.
Sin dai suoi inizi, si è distinto per la capacità di raccontare la Storia mediante le storie minime di individui comuni, spesso ai margini della società. Lui mette infatti al centro i conflitti morali, il peso delle istituzioni e il difficile rapporto tra generazioni. Considerato uno degli autori più precisi del panorama europeo, Amelio ha vinto i premi più rinomati, tra cui il Leone d’Oro a Venezia e il Gran Premio della Giuria a Cannes.
I 5 film di Gianni Amelio da vedere
Il primo fra tutti è Il Ladro di Bambini, del 1992, considerato un vero e proprio viaggio straziante attraverso l’Italia del degrado e della speranza. Antonio è un giovane carabiniere calabrese e riceve l’incarico di scortare due bambini (Rosetta e Luciano) da Milano a una casa-famiglia in Sicilia. La loro madre è infatti stata arrestata per aver indotto la figlia alla prostituzione. Durante il viaggio verso sud, il rapporto tra il militare e i piccoli si trasforma in una paternità istintiva e protettiva. Lamerica (1994) racconta invece il dramma dell’immigrazione ma da un’altra prospettiva, dove i “balcanici” siamo noi.

Dopo la caduta del regime comunista in Albania, due truffatori italiani arrivano a Tirana per aprire una fabbrica fittizia e intascare i sussidi statali. Hanno bisogno di un prestanome albanese e scelgono un vecchio prigioniero, Spiro. Tuttavia, quando Spiro scompare, il più giovane dei due truffatori, Gino, si mette sulle sue tracce, finendo per perdere documenti e identità. Si ritroverà confuso tra la folla di disperati pronti a imbarcarsi per l’Italia, scoprendo che la sua “superiorità” era solo un’illusione.
Nel 1990 è uscito invece Porte Aperte, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia e che vuol essere una riflessione filosofica sulla giustizia e sul rifiuto della violenza di Stato. Nella Palermo del 1937, in pieno fascismo, un uomo uccide a sangue freddo il suo ex capo, colui che lo ha sostituito e la propria moglie. Il regime vuole una condanna a morte rapida ed esemplare. Tuttavia, il giudice Vito Di Francesco si oppone alla logica della vendetta, cercando ogni cavillo possibile per comminare l’ergastolo invece della fucilazione.
Nel 1998 è uscito inoltre Così ridevano, vincitore del Leone d’Oro a Venezia e che esplora le radici dell’integrazione e del sacrificio durante il boom economico. Giovanni è un immigrato siciliano analfabeta e gran lavoratore, fa di tutto per mantenere il fratello minore Pietro agli studi. Lui sogna per Pietro un futuro da professore, un riscatto sociale che passi per la cultura. Ma il rapporto è sbilanciato: l’amore di Giovanni è quasi ossessivo, mentre Pietro vive con disagio le aspettative del fratello. Infine, non si può non menzionare il film Hammamet (2020), con cui Amelio affronta un periodo controverso della storia politica italiana. Vengono infatti narrati gli ultimi sei mesi di vita di “Il Presidente” (chiaro riferimento a Bettino Craxi), esiliato nella sua villa in Tunisia. Non è un biopic tradizionale, ma un dramma shakespeariano sulla caduta del potere.




