Significato di Essi Vivono – Il potere non è più invisibile

Gabriele Vinci

21.04.2026

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Nel 1988, mentre il reaganismo si affermava come nuovo dogma globale e il pensiero neoliberista penetrava ogni tessuto della realtà, sempre più infetta dall’edonismo yuppie e “paninaro”, John Carpenter offriva al cinema probabilmente la sua pellicola più radicale, la più “eretica”, nonché la più sinceramente marxista.

Essi vivono (They Live) è una parabola distopica che veste i panni del B-movie, un’opera anti-sistema che, pur inserendosi nella grammatica del “mainstream”, si erge come riflessione impegnata sul mondo contemporaneo, e non solo. Perché Essi vivono parla del presente. Quello di ieri, così come quello di oggi. Sempre. Immutabilmente. Perché parla del potere; affermandosi, così, come cinema di lotta, sia nel senso muscolare che politico.

Essi Vivono (1988)

La metafora di un mondo disilluso

«CONSUME – STAY ASLEEP – WORK – CONFORM – REPRODUCE – OBEY – BUY – WATCH TELEVISION»

Al centro della narrazione, un operaio nomade, interpretato dal wrestler Roddy Piper, giunge in una Los Angeles asfissiata da disoccupazione e disuguaglianze. Ma ciò che sembra solo una potenziale fotografia, spietata e cinica alla “Carpenter”, del neoliberismo reaganiano, in realtà nasconde ben di più.

È attraverso un paio di occhiali neri, reperiti per caso, che il protagonista scopre la verità: il mondo che lo circonda è un’illusione: i cartelloni pubblicitari, i giornali, la televisione, tutto trasmette comandi subliminali. I messaggi reali sono invisibili a occhio nudo.

Ma la vera rivelazione è che tra gli esseri umani camminano indisturbati alieni dall’aspetto mostruoso, nelle vesti di uomini d’affari e dell’élite politica. Sono loro a detenere il potere, a controllare i media, a governare l’economia e il mondo.

Manifesto satirico su Ronald Reagan

La metafora è talmente esplicita da non permettere eccessive speculazioni: gli alieni sono i capitalisti, la borghesia finanziaria, l’1% che manipola l’altro 99% e soggioga le masse attraverso la cultura dello spettacolo. La società capitalista è, perciò, una prigione dorata e gli occhiali sono le chiavi in grado di svelare ciò che si cela, davvero, dietro la logica neoliberista.

«L’ideologia sono le idee della classe dominante, che diventano le idee dominanti della società»

(Karl Marx e Friedrich Engels, L’ideologia tedesca, 1845)

Violenza, ideologia e critica all’individuo

Il protagonista, che non a caso si chiama John Nada – ovvero il nulla, l’anonimo – diventa, così, il simbolo della coscienza di classe in risveglio, la cui violenza, cruda, disperata e apparentemente un po’ cafona, rimane l’unica risposta possibile alla ferocia sistemica e repressiva dell’ideologia.

Quest’ultima va intesa come una struttura invisibile che dà forma al mondo stesso, rendendolo assiomatico, indiscutibile. Nessuno si accorge della presenza aliena perché tutti sono già, appunto, alienati, assuefatti e manipolati da una realtà costruita sul consumo.

L’operaio di Marx cede così il passo al consumatore ipnotizzato di Baudrillard, immerso in un universo di simulazioni e dissimulazioni, dove l’arbitrarietà si riduce a una schiavitù libera.

Karl Marx

Non c’è spazio, dunque, per eroi individuali in Essi Vivono. Del resto, il tentativo solitario di John Nada sarebbe destinato a soccombere contro la macchina immensa dell’ideologia dominante, ma è con la collaborazione che riesce nell’impresa. Solo unendo le forze, insomma, possiamo riprenderci le nostre vite.

«Proletari di tutto il mondo, unitevi!»

(Karl Marx, Manifesto del partito comunista, 1848)

Una conclusione liberatoria ma non consolatrice

Nel finale, John Nada, gravemente ferito, riesce a distruggere l’antenna che trasmette il segnale alieno. Un gesto disperato, senza gloria. Eppure è proprio in questa mancanza di trionfo che si compie la potenza politica del film. Il protagonista muore, ma con il suo ultimo respiro restituisce all’umanità la possibilità di vedere. Il segnale si spezza e il velo di Maya cade: gli alieni vengono smascherati. Il dominio non è più invisibile.

Il mondo non è salvato ma, seppur per un istante, la realtà emerge. È una verità scomoda, ridicola persino – ne è esempio la famosa scena della donna che scopre che l’uomo accanto a lei è un alieno durante un rapporto sessuale –, ma è reale. Ed è questo che conta. Il cinema, in quel momento rivela, mettendoci di fronte al nascosto, a ciò che non c’è dato sapere.

Il sacrificio di John Nada è il martirio di chi, pur sapendo di non poter cambiare il mondo da solo, decide comunque di agire. È pura resistenza.

D’altro canto, l’epilogo non può che risultare comunque amaro. Quel che sembra presagire Carpenter è che anche dopo la fugace scoperta, la massa continuerà a farsi abbindolare e sedurre dal potere, con la stessa facilità di sempre.

«Loro vivono, noi dormiamo».

(Graffito sul muro della chiesa)

Il gesto rivoluzionario di Essi Vivono non si esaurisce solo nella narrazione, ma si impone anche a livello estetico. Il bianco e nero degli occhiali è una regressione visiva che denuda la realtà delle sue maschere. Lo spettatore, insieme al protagonista, è chiamato a uno sforzo di “dedivinizzazione”. Guardare non è più abbastanza, bisogna smettere di credere. Sospendere la fede nella rappresentazione per intravedere dietro le quinte del nostro palcoscenico socio-economico.

Il personaggio di John Nada in Essi Vivono (1988)

Essi vivono, più ora che mai.

A distanza di quasi quarant’anni, la sua profezia si è avverata. Oggi, l’alieno non ha più bisogno di nascondersi: è ovunque. Non serve più manipolare, perché nessuno vuole davvero svegliarsi. I social media, le pubblicità algoritmiche, i reality, gli influencer, tutto concorre a tenere il soggetto in una bolla di desideri indotti e bisogni simulati.

They Live continua a parlarci, forse più oggi che nel 1988.

Alla fine, però, la verità si è rivelata, e oggi chiunque può indossare quegli occhiali.

Ogni giorno siamo raggiunti da video in presa diretta, immagini crude di sofferenze inflitte a esseri umani in guerre e genocidi, informazioni compromettenti che disegnano equilibri politici, geopolitici e disumani, tutto alla mercé dello spettacolo.

Foto ritarente un bambino sulla striscia di Gaza

E noi sappiamo tutto.

Jeffrey Epstein e Donald Trump.

Eppure, nonostante tutto sia sotto gli occhi di tutti, nulla accade. E forse è proprio questa iper-visibilità a rendere la situazione innocua.

Siamo obbligati a vedere, costretti a sapere e, tuttavia, ci voltiamo dall’altra parte con la stessa disinvoltura con cui si scorre un feed Instagram o TikTok. Un tocco ed è tutto presto dimenticato.

Forse però, il cinema può ancora vestire quel ruolo di svelamento consapevole, che oltre a mostrare ci costringe a prendere coscienza della realtà in maniera tutt’altro che passiva.

 John Carpenter, in particolare, ci invita a risvegliarci, resistere e mai obbedire.

Essi Vivono (1988)

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