Ennesimo Film Festival – Il festival che sa da che parte stare

Sara De Pascale

06.05.2026

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Per il terzo anno di fila siamo tornate a Ennesimo Film Festival, a Fiorano Modenese.
Nel cuore del paese, il Teatro Cinema Astoria continua a essere il centro pulsante della settimana: uno spazio attraversato da staff, ospiti e spettatori, ma soprattutto attraversato dal cinema come pratica viva, politica, condivisa.

Nella sua undicesima edizione, il festival dedicato al cinema breve internazionale e costruito negli anni come spazio di formazione, incontri e residenze artistiche ha confermato con chiarezza il suo posizionamento: stare, pubblicamente, dalla parte del popolo palestinese.

Aesha Balaha sul palco del Cinema Teatro Astoria

Nella settimana appena trascorsa, mentre un’altra flottiglia tentava di raggiungere Gaza venendo fermata in acque internazionali, a Fiorano Modenese esisteva un altro tipo di equipaggio: un equipaggio di terra. Un gruppo di persone che, con gli strumenti del cinema e della cultura, provava a fare quello che può: dare voce, costruire coscienza.

Il 29 aprile è stato proiettato The Voice of Hind Rajab, il film diretto da Kaouther Ben Hania e presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film racconta l’atroce storia di Hind Rajab, bambina palestinese di cinque anni uccisa mentre era intrappolata nell’auto della sua famiglia, colpita da 355 proiettili.

Subito dopo la proiezione, al Cinema Teatro Astoria si è tenuta una conversazione con Aesha Balaha, protagonista della residenza artistica condivisa tra Ennesimo e Lago Film Fest. Durante l’incontro, lo staff era sul palco con lei, seduto intorno al suo corpo e alle sue parole, come a costruire un abbraccio. Un gesto di vicinanza semplice e forte, mentre Balaha parlava della sua Gaza.

Aesha Balaha sul palco del Cinema Teatro Astoria

Un altro momento importante di questa edizione è stato il primo maggio, quando il Teatro dei Venti ha attraversato il paese con uno spettacolo itinerante su Don Chisciotte.

Immaginate Don Chisciotte e Sancio Panza sui trampoli, fusi ai loro cavalli di carta pesta attraverso costumi che li rendono creature ibride. Immaginate una direttrice di circo che introduce le loro avventure capitolo dopo capitolo. E poi immaginate il momento in cui quella stessa direttrice invita il pubblico a muoversi: tutti insieme, verso una piazza, una via, una traversa diversa, per ascoltare un altro frammento della storia.

A guidare questo carrozzone circense c’è un carrettino ibrido, costruito con ruote diverse e pezzi di legno. Un sistema precario ma funzionante, abbastanza autonomo da sostenere lo spettacolo. Sopra ci sono tre cose: una console per i microfoni e la musica, un operatore che tiene insieme tutto, e una bandiera della Palestina.

La bandiera accompagna tutto lo spettacolo, stando lì a sventolare dal punto fondamentale, quello che tutto vede e tutto permette: la regia.

E mentre camminavamo per Fiorano, in file scomposte ma ordinate, diventava evidente una cosa: ci piace attraversare le strade seguendo qualcosa. Che sia una manifestazione, una processione religiosa, una street parade o uno spettacolo teatrale, i corpi trovano senso nel muoversi insieme. Nel farsi massa. Siamo fatti per far rivivere le vene delle città e dei paesi camminandoci dentro.

Teatro dei Venti, Don Chisciotte

Appunti dal Don Chisciotte del Teatro dei Venti

«cos’è un sogno
la visione non prevista
è la visione di un equilibrista

questa è la storia di un uomo che leggeva tanto
e l’ideale gli entrava nel cuore
non nella testa soltanto

una regia ambulante con la bandiera della Palestina

bisogna immaginarsele le cose
per riuscire a vederle

l’ingiustizia è come il mal di denti
e il dentista costa

svegliatevi
alzate la testa al cielo
nichilisti

io vi sfido
rassegnati

l’amore è l’ardente motore del mondo
di amore sono matto

bisogna strappare la gioia ai giorni futuri
bisogna crederci al futuro.»

Quello che succede a Ennesimo Film Festival non è solo programmazione culturale. È una presa di coscienza. È la costruzione di uno spazio in cui il cinema, il teatro e i corpi che li attraversano diventano strumenti per leggere il presente e scegliere da che parte stare.

E quest’anno, ancora una volta, quella parte era chiara.

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