El Camino – Jesse tra passato e futuro
Breaking Bad è una delle serie più acclamate dal pubblico, una delle migliori mai presentate su scala mondiale. Probabilmente è la serie più iconica e rappresentativa per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi.
Le loro storie, le loro avventure, unite alla loro personale ambizione, filtrano attraverso lo schermo e contagiano lo spettatore. Suscitano un’ancestrale curiosità che, puntata dopo puntata, si trasforma in interesse. La sfera emotiva all’interno della quale ruotano i personaggi ingloba la reale quotidianità di cui tutti, ogni giorno, facciamo parte.
È su questa base che nasce, per Vince Gilligan, l’esigenza di dare un seguito, seppur breve, alla serie tv che la sua geniale mente da regista ha partorito.
La storia riprende esattamente da dove si era interrotta nel 2013: abbandona sul pavimento del laboratorio dello Zio Jack il corpo esanime di Walter White (Bryan Cranston) e sposta il focus su Jesse Pinkman, salvato poco prima di morire dal compagno e ora in fuga a bordo di una Chevrolet El Camino, verso l’agognata libertà.
Le ragioni del film
Come già chiarito dallo stesso Gilligan, è pressante l’esigenza di spiegare definitivamente quale sia il futuro di Jesse e in che modo, dopo una vita così tormentata e una angosciosa prigionia, egli possa riconquistare il proprio futuro, riprendere nelle mani il proprio destino.
È così che si arriva a El Camino: un ponte, un raccordo con il finale di sei anni fa, dedicato interamente alla figura di Pinkman e alla volontà di consegnare a Breaking Bad e ai suoi fan se non il miglior finale, quello più giusto.

Ritroviamo dunque Jesse e gli afosi e immensi spazi desertici che circondano il New Mexico con un flashback, ripiombando poi immediatamente a bordo della El Camino. Le lacrime che avevamo visto nel finale della serie scendono copiosamente dagli occhi di Pinkman. Tuttavia subito all’orizzonte si intravedono i lampeggianti della polizia, che lo costringono a scappare e nascondersi.
Albuquerque diventa un enorme labirinto dal quale è difficile fuggire. Il nostro protagonista è sospettato, ricercato e dunque braccato senza sosta dalle forze dell’ordine, che cercano di trovare risposte per l’eccidio compiuto nella proprietà di Jack.
Jesse deve trovare un posto sicuro. Ha bisogno di riflettere e capire come agire e conseguentemente scappare, lasciandosi alle spalle lunghi mesi di prigionia, i soprusi e tutta la sofferenza accumulata dopo la fatidica decisione di collaborare con Walter alla produzione della metanfetamina. Le cicatrici sul volto sono segni indelebili delle torture subite e di un passato burrascoso quanto vicino.
La tecnica narrativa
La trama si sviluppa sotto forma di analessi. La struttura della storia viene riavvolta su se stessa mediante la partecipazione delle memorie del personaggio interpretato da Aaron Paul.
Si sviluppa dal ricordo di una conversazione del protagonista con Mike Ehrmantraut, in cui si discuteva una possibile destinazione futura di Jesse, che gli permettesse in qualche modo di riorganizzare la sua vita, passando dalla prigionia per mano dei gangster nazisti, fino ad arrivare al ricordo di Walter White.

È proprio con quest’ultimo che parla di futuro, studio, lavoro, promettendo e lasciando ben sperare. I ricordi sono dunque frammenti di un enorme puzzle, che vanno a comporre la narrativa del film. Non mancano inoltre le tipiche e originali inquadrature che da sempre hanno caratterizzato la filmografia di Gilligan, e quindi la regia di Breaking Bad.
La droga, i cartelli, la concorrenza criminale e la sua spietatezza sono flagelli di un tempo lontano. El Camino ridimensiona l’universo narrativo di Breaking Bad. Lavora sull’introspezione psicologica di un unico personaggio, e fa leva, come di consueto in passato, su tensione e colpi di scena, spesso intuitivi.
Il racconto si divide sostanzialmente in due tempi precisi: uno in cui viene dato largo spazio alla ricerca del denaro per fuggire, l’altro al modo per farlo.
In merito a questa seconda parte, vi è un ulteriore richiamo alla serie tv. L’uomo che si occuperà della fuga di Jesse è lo stesso che, al tempo, si occupò di Walter. Attraverso questa struttura, Gilligan vuole rappresentare la rinascita di Jesse, una vera e propria anabasi verso la redenzione capace di far vibrare le corde emotive degli spettatori della serie, riaccendendo quella passione suggellata nell’ultima puntata della quinta stagione.




