Nel cinema forma e contenuto s’inseguono per amplificare ciò che vogliono suggerire allo spettatore. Per rendere al meglio il frastuono e la confusione che si annidano nel protagonista, gli eventi sullo schermo saranno tutti gridati, urlati, serrati.
Uncut Gems ha ben chiara questa necessità. Dall’inizio fino alla sua conclusione, tramite il suo montaggio ipercinetico, compie una continua corsa contro il tempo, segnata da rari momenti di quiete.
Così come in The Wolf of Wall Street, i tantissimi eventi che si susseguono erodono il personaggio principale che arranca per cercare un ordine nel caos, una via di fuga che forse non esiste. Dietro l’angolo c’è sempre qualcuno a interrompere la tua corsa nociva e senza freni, in modo legale o meno.

Al centro della vicenda non c’è il carismatico DiCaprio nei panni di Jordan Belfort, bensì Howard Ratner.
Lo scaltro proprietario di un negozio di diamanti, gioielli e altra merce preziosa è interpretato da un attore che solitamente veste i panni dell’americano medio nelle sue commedie: Adam Sandler.
Questo non è neanche lontanamente il primo ruolo impegnato e indice della sua bravura: nel 2002 in Ubriaco d’Amore di Paul Thomas Anderson recitava un personaggio molto interessante, lontano dai soliti film melensi e infantili tipici di Sandler.
Alla regia invece ci sono i fratelli Safdie, registi indipendenti che hanno già lasciato la loro impronta in Good Time, con Robert Pattinson. Il personaggio dell’attore inglese è anch’esso molto vicino a Uncut Gems, per via dell’interesse dei cineasti per personaggi autodistruttivi e colmi d’energia.

Pur avendo appena fatto un altisonante paragone all’opera di Scorsese, Uncut Gems vanta due fattori centrali per lo stile e la qualità del film. In primis, l’interpretazione molto bella di Adam Sandler, seguita dalla continua frenesia del montaggio, che sembra voler soffocare il protagonista con tantissimi piani ravvicinati. Non c’è amico o scommessa che tenga, Ratner soffre insieme allo spettatore di una claustrofobia senza tregua. Prima o poi non potrà più fuggire.
E la trama? Vi basta sapere ciò che conoscete già, un proprietario di merce preziosa cerca in tutti i modi di riparare ai suoi debiti facendone altri, creando un circolo vizioso che proietterà il protagonista verso una terribile sorte, salvato o meno, ancora una volta, da una scommessa, come se quest’ultima potesse risolvere tutti i problemi. A causa della morale insita in questi prodotti, che grida di non rifugiarsi mai nel rischio, nel gioco d’azzardo e nel debito, questo tipo di cinema rischia di diventare prevedibile perché muove delle tesi assolutamente sacrosante, ma note allo spettatore.

Ad esempio, il cinema sull’olocausto, e tutto ciò che ne consegue, è difficilissimo da compiere, poiché condannerà giustamente i regimi totalitari come tutti gli altri prodotti prima di lui, perché è l’unica opinione corretta che si può avere di quelle dittature orribili. Cinematograficamente tuttavia diventa un’impresa, perché si creerà un film senza una tesi diversa dagli altri. È nel metodo la differenza, pur essendoci le eccezioni.
Se il cineasta stesso è stato vittima di questa tragedia, porterà uno sguardo personale e sofferente diverso da tutti gli altri: Il pianista di Polanski è la definizione di ciò, un film lineare con un punto di vista talmente coinvolto da essere unico. Uncut Gems rischia di essere l’ennesimo prodotto che condanna questa vita, invece riesce a trascendere la sua tematica principale per avvicinarsi a un prodotto lontanissimo come Il signore degli anelli.

Durante una trattativa che sembra volgere male, Howard Ratner riceve un opale pieno di diamanti che diverrà l’ossessione di un suo cliente, nonché giocatore dell’NBA. Tale cliente, quando entrerà in contatto con la suddetta roccia, non potrà non richiamare allo spettatore l’immagine di Gollum con l’anello: il suo sguardo, le mani che accarezzano la pietra, e questo luccichio di cui diventerà schiavo, ci fanno chiedere cosa il cliente pensi di vedere in quei diamanti incastonati.
Uncut Gems riflette anche su questo ed evita il rischio di diventare un film monotematico portando allo spettatore qualcosa su cui pensare, poiché quello sguardo così avido è estendibile a noi che ci rifugiamo in un oggetto portafortuna. Cosa vedeva Gollum nell’anello? E cosa vede quel giocatore di Basket nell’opale? Tutto sembra portare a numerose risposte che ognuno di noi penserà di aver trovato. La certezza forse ve la darà Uncut Gems su Netflix, un film dove il frastuono della mente diventa frastuono del racconto.




