Ecstasy: insieme sentimento, sensazione euforica, breve brivido che percorre il corpo precipitandolo in uno stato che pendola tra il bisogno impellente di provare quel brivido e l’angoscia nell’assenza di esso. Extase di Moara Passoni racconta quell’oscillare, quello smaniare, quel vivere in bilico tra dipendenza e privazione dell’euforia. Ma non si tratta di un’estasi data dall’omonima droga, bensì da un qualcosa di ancor più radicato: l’anoressia.
Film dichiaratamente autobiografico, Extase narra in prima persona il muoversi a fatica di una ragazza sprofondata nel vortice di rifiuto dettato dall’anoressia: rifiuto del cibo, della collettività, del vivere stesso se non in forma plastica, incontaminata, sospesa. Tra fotografie della sua reale figura adolescente ridotta a uno scheletro di pelle e voice over a raccontare tali, mai dimenticate, sensazioni, Moara Passoni ci porta per mano tra i corridoi della sua infanzia, le stanze vuote, le conversazioni umilianti con genitori e compagne di scuola; e quella scuola di danza, simbolo di quella leggiadria senza peso che attraverso l’anoressia tentava di raggiungere, per librarsi nell’aria e soddisfare la sua sete di libertà.
In presentazione della sua opera al Biografilm, la stessa Moara Passoni afferma di averci messo dieci anni per individuare il giusto linguaggio con cui raccontare Extase, la sua storia.
Il risultato è un film oscuro, anti-retorico, minimalista, dai toni cupi come i meandri del suo animo nei quali siamo accompagnati. Reminiscenza e creatività si mischiano nella realizzazione di quello che ha tutti gli elementi di un diario personale, pregno della realtà dei ricordi della sua travagliata adolescenza.

Ed è con voce rabbiosa – e forse a volte un po’ pretenziosa – che la protagonista del film, in altre parole Moara Passoni stessa, ci sbatte di fronte gli strati invecchiati di uno scorcio di vita che l’ha vista spesso vicina al baratro, al crollo, al tentativo di suicidio. Con alla base di tale sentimento l’unica volontà di essere vita senza corpo, essenza senza sostanza; non le serve mangiare, a ogni richiamo della fame le basta visualizzare un pallino blu per volgere lo sguardo altrove, per distrarre il primordiale richiamo della sopravvivenza. Con l’obiettivo di far scorrere il tempo verso una purificazione eterea o una caduta inesorabile.




