Tony Driver è la vera storia di Pasquale Donatone, un uomo che la vita ha sballottato dall’Italia, terra natia priva di sogni o sbocchi, all’America, enorme calderone dal respiro familiare, poiché trapiantatovi all’età di nove anni. Un contrabbandiere di uomini, dagli Stati Uniti al Messico, al confine di più mondi, mai realmente a casa, mai definitivamente perso.
Una vita talmente al limite, quella di Tony Driver, da ispirare allo sceneggiatore Ascanio Petrini un’opera dalla stessa natura ibrida, ambigua, a metà tra il documentario e la fiction, tra l’invenzione narrativa e la resa fedele di un testamento direttamente riportato dallo stesso Donatone, protagonista del film.
Legame stretto tra protagonista e storia raccontata è evidente già dalle prime sequenze, ritraenti Tony Driver su un sedile senza automobile che simula il suo passato da contrabbandiere per mostrarlo a noi, ignari spettatori inconsapevoli delle odissee da lui patite. Ed eccolo che rivolgendosi direttamente alla camera racconta di sé, si lamenta dell’intolleranza umana e di come l’abbia spinto fuori dai suoi amati Stati Uniti, per rispedirlo in Italia, terra natia, ma solamente perché lì venne al mondo.
«I’m an old dog, but I can learn new tricks!»
La narrazione in sé verte su uno degli ultimi tentativi di Tony Driver di varcare il confine tra Stati Uniti e Messico senza che la polizia di frontiera lo catturi. Lo spiamo, lo seguiamo, lo scorgiamo muoversi tra battute in camera e movenze che ricordano il Travis del Paris, Texas di Wim Wenders. Soprattutto nel look.
E vaga, galleggia nei pressi di quel bordo – sempre meno bordo e sempre più muro – che divide gli uomini in due terre distinte, conscio d’essere quell’uomo tra due mondi, quell’individuo errante destinato a vivere continuamente in bilico. E consapevolmente incurante di quanto sia insensata la pratica di categorizzazione degli umani che da sempre perseguita gli uomini come lui.

Tony Driver è il ritratto di un’America sempre più attuale, eppure al tempo stesso sempre più vecchia.
Presentato tra i consensi allo ShorTS International Film Festival, Tony Driver è inoltre approdato in alcune sale cinematografiche italiane, rendendo la storia di Pasquale Donatone e la scrittura di Ascanio Petrini accessibile al pubblico.
Com’è giusto che sia per un’opera dal tale coraggio.




