Dopo quasi un anno e mezzo di attesa, l’MCU torna finalmente sul grande schermo con uno dei personaggi più amati: Black Widow.
Gli Avengers originali hanno tutti avuto uno stand alone che ne racconti le origini. All’appello mancano solo Clint Barton e Natasha Romanoff. Ormai alla conquista del piccolo schermo, la casa delle idee ha già annunciato l’uscita della serie tv Hawkeye il prossimo autunno. Black Widow ha invece avuto l’arduo compito di far tornare il logo Marvel sugli schermi delle sale, rimaste chiuse per tanto tempo.
Da WandaVision a Black Widow: questioni di identità
Temporalmente ambientato dopo Civil War, Black Widow doveva servire a celebrare Natasha dopo la sua prematura dipartita in Avengers: Endgame. Indagando il passato della spia con il registro più rosso dell’intera Unione Sovietica, la sceneggiatura mette però al centro una domanda che negli ultimi prodotti Marvel è sempre più centrale: cos’è la realtà?

Un poster alternativo per Black Widow (Scarlett Johannson)
In Spider-man: Far From Home c’erano le illusioni di Mysterio, in WandaVision gli incantesimi di Wanda e nel recente Loki gli incanti e i poteri del Dio dell’Inganno. Programmato originariamente per uscire a marzo 2020, Black Widow sarebbe stata in perfetta continuità con Spiderman FFH e avrebbe preceduto WandaVision. Con un rinvio di oltre un anno, l’incastro risulta meno efficace, ma è comunque chiaro.
Il film, oltre a dare voce a Natasha, prepara ancora meglio il terreno a una nuova fase in cui i personaggi saranno sempre più colpiti psicologicamente. Il concetto di realtà dovrebbe essere indiscutibile invece, come in tutti i film Marvel, nulla è scontato.
Questo percorso in salita porterà sicuramente a un apice o nel prossimo Spider-man: No Way Home o nel seguente Doctor Strange: Multiverse of Madness. Se quando si è vista per la prima volta la dimensione specchio si è pensato alla spettacolarità degli effetti speciali, ora dopo le illusioni strazianti di Wanda si pensa alla potenzialità di un potere così grande.
Ma in Black Widow non si parla di poteri soprannaturali, ma di manipolazione chimica.
La nascita della Vedova Nera
Accennata in Avengers: Age of Ultron, la nascita di Black Widow resta ancora in parte un mistero. Apparsa per la prima volta in Iron Man 2, Natasha Romanoff è una donna ammaliante e letale. Presente in tutti i film corali, Natasha si è rivelata in più occasioni un personaggio centrale.
Ma cosa l’ha portata a compiere quelle scelte? Perché si è sacrificata per il bene dell’universo? A queste domande Black Widow è pronto a rispondere.
Il film si apre con Natasha ad appena 12 anni, in Ohio insieme alla sorella minore Yelena, alla madre Melina e al padre Alexei. Una sera la famiglia è costretta a scappare dopo essersi rivelati spie russe sotto copertura in missione per conto dell’Unione Sovietica. Durante la fuga le bambine vengono separate e portate nella Stanza Rossa.
22 anni dopo, Natasha è in Norvegia, ancora in fuga questa volta dai federali americani a causa della sua violazione degli accordi di Sokovia. Più a Sud, in Marocco, sua sorella Yelena recupera un siero capace di reprimere il controllo mentale stabilito dal generale Dreykov, padrone della Stanza Rossa, su tutte le Vedove Nere .

Yelena Belova
Yelena riesce a contattarla e insieme tornano in Russia, con l’obiettivo di liberare le altre Vedove e distruggere una volta per tutte la Stanza Rossa.
Budapest, Taskmaster e Red Guardian
Gli eventi di Budapest rappresentano un arco narrativo che forse non vedremo mai interamente adattato. Fin dal primo incontro tra Clint e Natasha nel primo Avengers, si inizia a citare quella fatidica missione avvenuta a Budapest. E la si continua a nominare in Age of Ultron, Civil War e Endgame. Negli anni i fan, consci del fatto che nulla nei film Marvel è lasciato al caso, hanno sperato di vedere adattata la missione che ha unito Barton e Romanoff, ma invano.

Natasha Romanoff e Clint Barton
In Black Widow viene però rivelato almeno l’obiettivo della missione: uccidere Dreykov. Barton è pronto a far detonare l’esplosivo nel palazzo con l’obiettivo di raderlo al suolo, Natasha ha l’ordine di fare fuoco. Con gli occhi puntati su Dreykov, nota una bambina entrare nella stanza e chiamarlo “papà”. La ragazza esita un’istante per poi ordinare al compagno di far fuoco, uccidendo Dreykov e la bambina.
Come in ogni missione, quella bambina, sulla carta, risulta essere una vittima collaterale, nel cuore di Natasha invece è un segno indelebile. A vent’anni di distanza però Dreykov, sopravvissuto all’attacco, è pronto a attuare la sua vendetta.
Agli appassionati di fumetti il nome Taskmaster non sarà sicuramente passato inosservato. Visto in Ultimate Spiderman e in qualche capitolo di Avengers, Taskmaster è un combattente in grado di emulare tutte le mosse del proprio avversario. È un villain interessante che purtroppo resterà un po’ fine a se stesso. La sua forza e abilità sono chiaramente dimostrate, ma non lasciano il segno.

Red Guardian (David Harbour)
Chi invece risalta sullo schermo è il supersoldato russo Red Guardian. Red Guardian aka Alexei Shostakov, ovvero il padre adottivo di Natasha e Yelena, è rinchiuso in prigione, raccontando impossibili leggende di battaglie con Capitan America. David Harbour presta una voce ironica al guerriero sovietico, senza però cadere nello stereotipo dell’uomo russo “grosso e cattivo”.
La post-credit scene di Black Widow presenta Yelena sulla tomba di Natasha. Affiancata da una donna, Valentina, già vista in Falcon and the Winter Soldier, riceve l’identità dell’uomo che ha ucciso sua sorella. Il film si chiude su una foto di Clint Barton, con la promessa di Yelena di trovarlo e ucciderlo. Inutile dire che questa scena apre le porte a Hawkeye e magari a un ritorno di U.S. Agent.




