Patch Adams – Perché un dettaglio può rappresentare la chiave di volta di un film

Andrea Vailati

Ottobre 2, 2016

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Patch Adams – Perché un dettaglio può rappresentare la chiave di volta di un film

Questa nuova rubrica si concentrerà sul dettaglio, poiché è lì che si percepisce la vera potenza artistica di un film. Per definizione, il dettaglio è una particolarità. Esso può essere un semplice fotogramma, ma anche una breve scena di un film. Individuare il dettaglio e analizzarlo è un processo non semplice. È molto spesso limitato a coloro che non guardano, bensì osservano un film in tutte le sue sfaccettature. Non tutti i dettagli sono rilevanti, ma è compito dello spettatore sapere individuare quelli più importanti.

Patch Adams
Robin Williams in “Patch Adamas”

Qual modo migliore di incominciare una nuova rubrica sul dettaglio se non scrivendo un articolo su un film come Patch Adams, diretto da Tom Shadyac e prodotto nel 1998 da Universal Pictures.


Il film ripercorre la vera storia di Hunter Patch Adams, medico e attivista di rilievo che ha introdotto un nuovo metodo di approccio tra il medico e il paziente chiamato clownterapia.

Il film è particolare per diversi motivi. Non solo condivide insegnamenti di grande rilevanza etica e morale, ma è composto in modo tale da alternare situazioni di profonda malinconia e drammaticità a momenti di eccessiva felicità.

Il film inizia con la descrizione del personaggio principale, Patch, il quale affronta un periodo di tristezza. Lui si sente triste e inutile poiché non riesce a trovare un senso alla sua esistenza. Tutto cambia a seguito della decisione di entrare in un manicomio, nel quale apprenderà quanto gli stia a cuore aiutare il prossimo. La successiva decisione di intraprendere gli studi di medicina e di aiutare sin da subito i malati lo porterà, tuttavia, ad affrontare diversi problemi con il rigoroso e severo corpo accademico dell’università. Esso infatti, tenterà in diversi modi di evitare che Patch completi il suo percorso di studi.

Il dettaglio

È questa la scena che ho deciso di analizzare in questo articolo. Sono rappresentati Patch (interpretato dall’impeccabile Robbie Williams) e Arthur Mendelson (interpretato da Harold Gould). La conversazione tra i due è a mio parere una delle più emblematiche del film.

Arthur: «Quante ne vedi?».
Patch: «Sono quattro dita Arthur».
Arthur: «Nonono, guarda me! […] Ti stai concentrando sul problema. Se ti concentri sul problema non vedrai mai la soluzione. Mai concentrarsi sul problema. Guarda me! quante ne vedi? Guarda oltre le tue dita, quante ne vedi?».
Patch: «Otto!».
Arthur: «Sii, si. Otto è una buona risposta. Si, vedi quello che nessun altro vede. Vedi quello che tutti gli altri scelgono di non vedere, senza paura, conformismo o pigrizia, vedi il mondo intero come nuovo, ogni giorno».

Il concetto del guardare oltre il problema, espresso in pochi versi di questa conversazione è incredibilmente affascinante. Quella tra Patch e Arthur non è una semplice interazione come le altre, poiché esprime una riflessione di natura filosofica che spinge lo spettatore a porsi diverse domande. Cosa significa il concetto di guardare oltre?

Se per via logica la soluzione parte dall’analisi stessa del problema, perché si dovrebbe guardare al di fuori? Ci sono varie possibili risposte a queste e molte altre domande relative alla circostanza. Il concetto alla base di questa breve conversazione sembra essere che il modo in cui approcciamo il problema determina la possibilità di trovare una soluzione. Difficile affermare la assoluta veridicità di questa tesi, tuttavia non solo appare essere logicamente corretta, ma rappresenta anche uno spunto di riflessione. Il più delle volte risolvere una questione è facile e intuitivo, altre invece è complicato, soprattutto se il problema in questione coinvolge la persona dal punto di vista emotivo.

Seppur difficile, è generalmente giusto non concentrarsi sul problema stesso. Come suggerito nella scena, il più delle volte bisognerebbe andare oltre la questione guardandola alla superficie, come uno spettatore mentre guarda un film. Ci sono vari motivi che giustificano questo approccio.

In primo luogo, essere imparziale molte volte aiuta ad assumere un atteggiamento più oggettivo e razionale riguardo una qualsiasi problematica. Accade spesso di trovare la risoluzione a un problema che non interessa personalmente o che non si può più risolvere. Capita spesso di essere di aiuto a qualcun altro nell’analizzare una situazione più che a se stessi. Non è per pura coincidenza o fortuna, bensì perché la mente non coinvolta da alcuno stress emotivo è spesso più libera di pensare e ragionare e quindi trovare una soluzione.

Un secondo motivo è che concentrarsi sul problema può generare ulteriori preoccupazioni che possono non solo complicare la situazione, ma anche impedire di analizzare il problema su diversi fronti. In una circostanza del genere senza accorgersene le supposizioni possono diventare solide verità e la realtà può essere distorta dalle nostre paure. Per questo e per altri motivi, è legittimo affermare che “guardare oltre” sia l’approccio più consigliabile per risolvere un qualunque problema.

La chiave di volta

Questa scena sembra essere la chiave di volta del film perché aiuta Patch a guardare ciò che gli accade in una diversa prospettiva. Un esempio è il cambiamento del modo in cui Patch interagisce con il suo compagno di stanza.

All’inizio del film lui è spaventato dai suo comportamenti. Tuttavia, subito dopo questa conversazione Patch prova a comprenderlo, a creare una connessione tra lui e ciò che il suo compagno vede o crede di vedere. È proprio questo cambiamento di prospettiva che lo aiuta a capire ciò che lui ha bisogno di fare per poter dare un senso alla sua vita. È per questo, e per tutti gli altri segnali nel corso del film che rimandano a questa conversazione, che credo che questo dettaglio sia ciò che permette alla storia di continuare per il verso giusto.

Conclusione

Patch Adams è sicuramente un film che consiglierei di vedere a chiunque sia curioso di “guardare oltre” ciò che normalmente si vede in televisione o nelle sale cinematografiche.

Nonostante sia stato arduamente criticato da critici di spessore come Roger Ebert e dallo stesso Patch Adams, io credo che sia stato scritto e prodotto in maniera eccellente. Questo film ha molto da condividere e insegnare ed è proprio per questo motivo che non verrà facilmente dimenticato.

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Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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