Le Hérisson

«Depuis longtemps, je sais que la destination final… c’est le bocal à poissons: un monde où les adultes se cognent comme des mouches à la même vitre. Mais ce que est certain, c’est que dans le bocal… j’irai pas».
(Da tempo ormai, so che la destinazione finale… è il boccale dei pesci: un mondo dove gli adulti si urtano come delle mosche sullo stesso vetro. Ma quello che è certo, è che nel boccale… non ci finirò!)
(Le Hérisson)
Paloma Josse ci guarda. Ha degli occhi forti.
Ci annuncia che il giorno del suo dodicesimo compleanno si suiciderà.
Cosa fare prima di morire?
Filmare la vita della sua famiglia e quella di tutte le persone che compongono il suo universo, tra cui Madame Michel, le hérisson.
Dietro la scorza della sua apparenza, dietro il vetro della portineria che la separa dalla boccia dei pesci, come direbbe Paloma, c’è una donna sensuale, colta e, come viene detto nel film, terriblement élégante.
E così, mentre Paloma continua con il suo intento di dimostrare che i suoi genitori non vivono, ma sbattono come mosche sulle pareti, come d’altra parte tutti quelli che la circondano, Madame Michel osserva rassegnata una vita che le ha donato meno di quanto meriti.
Ma l’eleganza non è cosa da poco, e si rivela solo ai pochi che hanno la delicatezza di saperla cogliere. Come accadrà.
Questo film (sarebbe più corretto parlare di una trasposizione cinematografica del romanzo) è una riflessione senza esclusione di colpi, un duello tra due grandi spadaccini, cruento e aggraziato allo stesso tempo. Uno sguardo scettico sulla superficialità, sulle apparenze fittizie, sulla grande mancanza di umiltà intellettuale che riguarda tutti.
Ci propone, senza arroganza, una chiave di lettura del nostro mondo legato alle apparenze, all’emancipazione personale volgare e insensibile: se si aprono gli occhi, se si ha la forza di guardare davvero, la bellezza è lì che ci aspetta elegantemente.




