Taxi Teheran – Cosa è necessario per girare un buon film?

Andrea Vailati

Marzo 24, 2017

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taxi Teheran
Una scena del film Taxi Teheran.

Taxi Teheran

Cosa è necessario per girare un buon film?

In molti sarebbero pronti a scommettere su grossi macchinari, luci, attori di ottima qualità. E poi, qualcuno in grado di ottimizzare il prodotto finito con complessi programmi, una grossa squadra di produzione e un lavoro di base molto costoso.

Jafar Panahi vi risponderebbe in maniera differente.

Vi direbbe che basta poco per girare un buon film. Basta volerlo fare, a tutti i costi.

Taxi Teheran è un film che ci dimostra come amare l’arte del cinema non sia strettamente collegato ad amarne le Hollywoodiane teorie e pratiche, che oggi caratterizzano la gran parte dei film e delle loro produzioni (americani e non).

Taxi Teheran è un film povero, come moralmente povera è la realtà di una nazione che impedisce a un regista, a prescindere che sia di enorme bravura, come in questo caso, o meno, di poter esprimere la sua arte, il suo pensiero, la sua passione.

A Jafar Panahi è stato vietato nel dicembre 2010 di viaggiare, di concedere interviste e di girare film. Per vent’anni.

Jafar Panahi è un uomo che ha dimostrato come non esistano modi per tenere chiusa la bocca di colui che intende parlare. Nemmeno la galera, rischio che lui ha corso nel girare questo film. Neanche la violenza fisica degli interrogatori ai quali egli è stato sottoposto in passato e che, con ogni probabilità, potrebbero riguardarlo ancora.

Presupposto che nessuno dovrebbe trovarsi nelle condizioni di Jafar Panahi mi chiedo, senza nascondere un sorriso, chi, tra i giovani aspiranti registi e tra quelli già affermati, sarebbe pronto a rischiare tanto solo per poter creare arte. Chissà…

Quella che ci rimane è, però, una riflessione sulla natura dell’uomo, che nelle difficoltà accende il suo ingegno, la sua fantasia, la sua bellezza. L’idea geniale, alla base di questo film, lo rende più simile a un documentario, nel quale ciò che accade è casuale e affascinante, un affresco della realtà, come quella della meravigliosa Teheran.

Cosa sareste in grado di realizzare utilizzando solo un taxi, qualche videocamera e rare comparse?

Per questo regista, la possibilità di viaggiare, letteralmente, tra le pieghe di una città che soffre di un oppressione celata, messa in evidenza dalle piccole difficoltà e dai sotterfugi dei suoi abitanti. Un documento di denuncia che, fermata dopo fermata, passeggero dopo passeggero, trova un nuovo colore e un nuovo pezzo di realtà.

A Jafar Panahi, meraviglioso interprete della sua passione e splendido realizzatore di un sogno che, a differenza dei suoi passeggeri, non conosce punto di arrivo, ma solo quello di inizio, dobbiamo un ringraziamento, a nome di tutti coloro che hanno amato, amano o ameranno mai il cinema.

Grazie.

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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